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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    grazie Pier Paolo! ;-) ...e un grazie esteso a tutta la redazione!

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    Molto bella la poesia perchè esprime ciò che è nel cuore di ogni salentino : l'amore per la propria Terra, in cui Madre Natura ha profuso Bellezza a piene mani. Giovanna

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    Anch'io vi ringrazio, Daniela e Spigolature (ho firmato il feed!!!)! Certi ricordi non si perdono mai e diventano forti quando leggiamo cose così... Oso chiederti un'indicazione di libri con foto e la storia sul castello, cercherò di trovarli online (la mia email: judamore@gmail.com). Faccio mia la preghiera del mio caro fratello... Anch'io ho lasciato il mio cuore nelle vie di Ugento, tra le mura del castello, in piazza davanti alla Cattedrale... Nelle feste del paese, tra la gente ugentina, tra cui ho ancora cari amici, in quella Ugento dove ho vissuto nei miei verdi anni! Ti ringrazio di cuore, dal Brasile...

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    Per Alessandro, hai scritto dei libri sulle serre salentine? In qualità di coordinatore dell'associazione Ecomuseo del paesaggio delle Serre di Neviano, vorrei saperne di più... per contattarmi l'email è: cosimonapoli@libero.it Grazie!

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    Certo è che la Madonna di Lourdes se ne guarderebbe bene dal testimoniare a favore dei truffaldini, quindi i misteriosi miracolati dovrebbero fare un'autocertificazione o, al massimo, trovando un testimone(magari la madre, i figli o la nonna), dovrebbero accordarsi seduta stante con medici-compiacenti e parroci-condiscendenti(tutti già di loro conoscenza) per chiedere il proprio processo di beatificazione alla Santa Sede. Pensa che scoop un cieco-vedente e per di più beato in vita! Magari, per fargli guadagnare ancor più il Paradiso, gli proporrebbero di fare da guida ai cani ciechi o di creare una linea griffata di bastoncini per non vedenti. Essendo poi il suo patrimonio, e in 'pìccioli' e in immobili, frutto di un miracolato, il Fisco lo equiparerebbe a un luogo di culto e quindi esente dal pizzo..., oh pardòn, dall' Ici. L'italia, ahimè, potrebbe essere anche questo e Armando ha tirato in ballo il gravoso bluff dei falsi invalidi con la solita superba ironia, l'ironia che merita un paradosso, uno dei tanti tutti italiani. E pensare che i nostri parlamentari ci vedono(anche troppo) e camminano(ancor di più!), eppure sono "soggetti affetti da severa scordinazione tra parole e fatti": lo faranno per rientrare nella categoria degli 'Invalidi di Stato' e così giustificare i loro stipendi da favola senza necessità di lavoro? Sarà un'astuta strategia per contenere lo scandalo del loro esistere e sussistere pagato profumatamente da noi cittadini? Chi lo sa! Rimane il fatto che almeno i falsi invalidi svolgono una qualche attività, fosse pure quella di ciechi tassisti, mentre i nostri VERI INVALIDI ricoprono le più alte cariche dello stato rispondendo severamente ai dettami della loro drammatica condizione: immobilità. Peccato che sia solo un'immomilità di governo sano ed effettivo e non un'immobilità di truffe e latrocini!

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    Non saprei dire se lu munaceddhu esiste o no. Di certo c'è la fantasia della gente di ogni tempo e di ogni luogo. Gli antichi crearono personaggi in fondo graziosi, goliardici, a volte inquietanti, tutto secondo i propri umori, e non solo si autoconvinsero della loro esistenza, ma convinsero anche gli altri dell'attendibilità della loro tesi. Queste erano le storie che spesso si raccontavano d'estate, sull'uscio delle case, tra stelle e vicini curiosi. Oggi le si racconterebbero all'esorcista o allo psicoterapeuta. In ogni essere umano alberga la paura dell'ignoto che probabilmente costellerà sempre la sua vita. Esiste qualche forza che sfugge alla nostra conoscenza, si verificano episodi di cui non riusciamo a scoprire l'origine. Non esiste solo ciò che appare. La parola d'ordine, a mio avviso, deve essere 'Armonia'. Proprio così, armonia tra la coscienza dei nostri limiti e l'imponderabile infinità del Creato, armonia tra la nostra creatività ausiliatrice e la fenomenologia fisica e metafisica, armonia tra il rimorso per un pasto troppo abbondante e la consapevolezza di una sua cattiva digestione con conseguenti notti e coscienze inquiete. In una vita così spesso piatta e routinaria, lasciamo un po' di spago a lu munaceddhu con la sua ventata di gioco e novità! Emilio gli ha reso dignità dandoci idea della sua importanza e diffusione attraverso la lista dei nomi attribuitigli in mezzo mondo, gli ha conferito una vena romantica e divertente grazie agli episodi confessatigli da tanti cittadini comuni e ci ha dato finalmente una nuova occasione per finirla di prenderci tanto sul serio. Ognuno di noi possiede tanto il 'fanciullino' pascoliano quanto lo 'spiritello' popolare e pensare di liberarsene, è idea insensata e assai dannosa. Vuoi mettere la magia dell'insostenibile leggerezza dell'essere?

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    cerco di rintracciare silvana Zaccaria( se e' lei l' amica di mia zia Lilli a Milano???) in attesa di ritrovare il suo numero di telefono, per notizia su casa vacanza nel salento!!! grazie se tramite voi riesco a raggiungerla!! Silvia

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    Una parola lunga quella che avvolge il Salento in questa raffinata e intensa presentazione fatta da Paolo Vincenti. E' un confetto che si scioglie e raggiunge l'Italia tutta, portando con impeto la sua marea di duro e succoso fin dentro al cuore delle denunce e del merito. Ci sono intrecci di storia, mito, tradizioni, poesia, squarci pittorici e pitture a squarcio. Non è poesia e non è prosa. Forse è una danza di versi senza metrica fissa, versi che ballano classico e poi ritmano la pizzica, occhi che guardano le ombre dei rimorsi, voci che masticano l'amaro del vero e il dolce del buono senza fermarsi mai, quasi fino a perdere il fiato. Paolo balla, dipinge e canta parole per la sua terra con la sua nobiltà. Non è poesia, non è prosa, è solo amore.

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    Chi l'ha detto che uno spiritello non può far comodo? Si usava e si usa tutt'ora coltivare leggende e spargerne i semi al popolo per trarre potere dalla creduloneria dei semplici. Mentre i più capaci di mettere in moto il cervello, anche controcorrente, si dichiaravano indenni da ogni diavoleria amplificata dalla superstizione popolare, i più ingenui se ne lasciavano inevitabilmente irretire. Nunzio, data la sua età, è una figura mediana tra le due sponde: un adolescente che da anni si guadagna da vivere grazie all'intelligenza, l'orgoglio e la buona volontà, vuole farsi passare da adulto a tutti gli effetti e perciò privo delle debolezze un tempo imputabili solo a donne e a bambini, per non parlare poi di certi uomini. Ma il ragazzo non è ancora cosciente che la paura è parte integrante dell'animo umano e cade nell'inghippo grazie agli spettrali panni bianchi usati per copertura da Concetta Corciulo. Lungi dall'incarnare le sembianze te lu moniceddhu, la poveretta impersona invece la fame che non si arrende e che, non trovando di meglio, si riveste delle credenze popolari per sgraffignare qualcosa da mangiare senza pegno di pagamento. Come fare a mettere alla gogna la fantasia in un mondo in salita? E' come tagliare le ali a gente costretta a vivere a carponi tra le olive da raccogliere, i campi da zappare e da seminare e le barche da riempire di pesce. Lode alle splendide foto di questo racconto che immortalano le bellezze della nostra costa attraverso un bianco e nero che le sublima di luce. Lode a Giorgio che le ha incastonate in una romantica storia che sa di semplicità, di parlato comune e di chiaro-scuri antichi. La buona fantasia crea poesia e libertà, la paura buona genera coraggio ed eroi.

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    Non è facile lasciare andare una parte della propria storia alla spietatezza di un demolitore di auto. L'oggetto, in questo caso l'automobile, è compagno di vita alla pari del pensiero, solo che il pensiero si evolve, nella migliore delle ipotesi, mentre l'oggetto invecchia. Tradimento e necessità, caro Massimo. Il tuo spirito allegro allevia il dispiacere della perdita e il tuo sentimento lo promuove ad arte, l'arte della sensibilità e del ricordo più intimo della felicità. Meno male che non hai rottamato la Fra' al posto della Fiat!

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    Anch'io nella mia infanzia ho sentito parlare "ti lu munasceddu" ma nei termini che gli adulti usavano verso noi piccoli per spaventarci e tenerci buoni,cosi' come le storie "ti lu Nanni Orcu"una fattispecie dell'attuale uomo nero.Oppure la favola "ti lu ntartieni" un modo per allontanarci da casa per un certo periodo di tempo .Ma tralasciando questo argomento,chi saprebbe raccontarmi un po' "ti cunti o culacchi " di Papa Cagliazzo?(o Papa Galeazzo da Lucugnano). Un'ultima cosa se mi è concesso.Io nei ricordi della mia infanzia restano fiochi ricordi di un uomo affetto da Tarantismo del quale ancora ricordo il nome:Tale [nome non pubblicato dalla redazione per il rispetto della privacy].Tengo a precisare che il mio paese d'origine è Galatone in provincia di Lecce.Ebbene ricrdo il modo in cui strisciava per terra al suono del violino l'organetto e del tamburo.Vi chiederete il perchè della digressione dal tema che stavamo trattando. Ebbene sarebbe interessante che chi ricorda qualcosa in merito lo racconti.

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    quella che descrivo, in questa prosetta lirica, è la mia visione del Salento, una visione non del tutto pacificata, diciamo. non è certamente il Salento da cartolina, di una certa campagna di comunicazione (quella, meritoria, del marketing territoriale),che deve "vendere" il prodotto Salento ai tanti visitatori che ogni anno ci vengono a trovare; ma non è nemmeno il Salento oleografico di certo bozzettismo o quello disperato e nero di una certa proposta poetica che pure in passato ha avuto molto successo. il mio Salento si colloca a metà strada, "duale", appunto, è un Salento fra luci ed ombre; perché il mio amore per la mia terra (un amore forte, viscerale) non fa difetto alla mia lucidità di giudizio, cioè non mi impedisce di vedere le storture, i guasti che ancora rimangono evidenti in tutta la loro gravità, in questa nostra benedetta-maledetta terra. Ho scritto degli altri pezzi in cui c'è una visione più estatica del Salento ed altri in cui invece prevalgono le tinte fosche, che magari manderò a Marcello nei prossimo giorni. Raffaella ha colto perfettamente il messaggio che ho cercato di condensare in queste poche righe e lo ha anche commentato meglio, molto meglio, di come ho cercato di fare adesso io (confermando che l'autore non è sempre il migliore esegeta di se stesso), con la sua splendida chiosa. per questo la ringrazio infinitamente, .. grazie, Raffaella..

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    è una bella poesia salentina

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    cara Elsa, confesso che mi era sfuggito questo tuo bellissimo commento al mio articolo. lo leggo ora e ti ringrazio davvero di cuore per le intense parole.

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    Il merito è solo tuo, caro Paolo, io sono una semplice ammiratrice delle tue virtù e un'umile interprete delle tue ricchezze. Alla prossima!

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    Ah ah ah! :-) Però l'idea che i destinatari di amore e rottamazione potessero essere equivocati mi piaceva molto. Quindi ho voluto concludere così. Grazie Raffaella :-)

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    Belle ed interessanti le notizie di cultura che arricchiscono il sapere ( che a mio parere non basta mai), ma ,poichè per vivere bisogna anche nutrirci, ecco che ci venite in aiuto anche in questo, riproponendo le ricette delle nostre mamme coi ricordi della nostra infanzia! Malinconia mista di dolcezza e di tanti sorrisi.Bravissimo come sempre!

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    Davvero una bella iniziativa, complimenti!

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    Dante non ha pensato al vuoto che avrebbe lasciato nel cuore di un amico. E' un vuoto che non si può datare, così come molte delle sue poesie. Fin da ragazzi, Alfredo e Dante hanno seguito gli stessi percorsi con animo e traguardo diverso, con uguale passione e affetto. Dante ama la vita a modo suo, vorrebbe amare la sua donna come lei desidera e aspetta che quel Dio, all'apparenza sordo, lo ami come lui crede sia giusto essere amati. Punto nevralgico dell'esistenza di questo poeta triste è proprio l'amore. Dante non riesce ad accettare che l'amore sia energia in movimento e in continua trasformazione, che niente possa racchiuderlo in schemi e attese. Così, tutto il sentimento che gli trabocca dal cuore, si trasforma in poesia, in estatica contemplazione della bellezza di un lago, dello sguardo amato, del vigore delle onde, del nitore di un cielo. L'amore negato diventa dolore cosciente, rifiuto e al tempo stesso legame con la vita, voragine silenziosa laddove "...esplodere l'improvviso pensiero in verità..." non gli fa più comprendere il senso della sua esistenza. Questa è la SUA verità, il segreto che non confiderà neanche ad Alfredo, suo più caro amico, e che pian piano lo porterà a naufragare. Si allontana da tutto Dante, guarda la mano tesa da Alfredo ma non ha la forza di aggrapparsene tanto il silenzio, il vuoto e la solitudine, suoi nuovi compagni di viaggio, lo trascinano con macabra lentezza su una strada senza ritorno. E' Alfredo a riportare in vita l'amico perduto ad ogni suo rispolverargli il cuore, quel cuore 'malato' fissato in qualche segno di stilografica su fogli sparsi acclamanti poesia. Poesia si aggiunge a poesia e inizia il viaggio di due amici uniti per sempre in mondi di lotta e di resa fino all'incontro nella terra promessa, la sacra terra del perdono.

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    Danilo ci appare come un vero e sano competitore, lontano dal doping e dalle gare truccate. L'inevitabile corsa agli ostacoli nel quotidiano lo inebria, scatena in lui il duro confronto col tempo a disposizione e il giudizio impietoso sui raccomandati da terzi o da stirpi, da caste o da imbrogli,...magari semplicemente dalla fortuna. Ognuno corre la sua gara accanto ai propri attimi di realtà, ognuno sogna la medaglia e la fama, o forse questo è solo il pensiero che si manda in circolo per non cedere all'insana voglia di resa. Danilo ce lo fa capire con un rapido sguardo di ricognizione: coglie delusione sociale, compressioni e appiattimenti di cultura e intelligenze. Ma è la mortificazione di ciò che Danilo definisce 'l'arte di pensare' che mi colpisce in particolar modo: se il pensare è un'arte, come tale bisogna difenderlo perchè è solo questo che ci garantirà il podio nella gara contro il tempo a trionfo di tutte le atletiche realtà di chi vuole migliorare il mondo.

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