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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Spigolature riunisce le emozioni in una coralità lirica che sa di poesia e di vita comune, di semplicità contadina e di raffinatezza letteraria, di interventi inaspettati di lettori che schiudono corolle ancora più ampie. Un vero miracolo. I versi di Giulietta brillano di emozioni e delicatezze artistiche fatte di immagini, similitudini, rievocazioni sapienti di tradizione e storia. La contadina pugliese si erge quindi a regina del ricordo e del tributo di noi, generazioni nate dalle sue gioie e dai suoi sacrifici, per rivestire con femminilità gentile tutti gli spigoli e i punti nudi delle nostre radici. Ed ecco che questa bel cammeo poetico ispira a un figlio il ricordo della madre e la scena si arricchisce allora di Giulietta e Lucia, due donne diverse che si passano il testimone perchè la poesia colta e ricercata giochi in squadra con quella ricca del quotidiano. Ed è podio. Che scrigni preziosi queste due donne! Lucia Giustizieri, senza saperlo, doppia il meraviglioso cortometraggio di Giulietta e lo fa con una poesia popolare che tanto sa di denuncia della condizione femminile nei secoli. I matrimoni combinati sono pratica ancora eseguita in Medio Oriente, quasi estinta in Occidente. Quel po' che ne è rimasto, diciamo pure che è ben mascherato. Ma cos'è una donna costretta? E' un angelo che non può più volare, così come una donna triste un sole che non può più riscaldare... Che la lettura di questa splendida pagina ricordi a ciascuno di noi che la bellezza non nasce mai dalla violenza pur resistendo alla fame, e che l'amore non si distacca mai dalla saggezza, pur venendo dal popolo.

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    Azzeccatissime queste considerazioni di Raffaella, ricche di Humus interpretativo. Adorabile mamma Lucia, nel fascino della sua voce ricca di purezze ancestrali. Per cui grazie anche a te, Alfredo, per aver corredato il testo poetico con altrettanto preziose note di storia popolare salentina. Forse non mi credi, ma ogni volta che vedo la foto di mamma tua, pubblicata come copertina a questa poesia della mia Giulietta, mi commuovo profondamente, tanto da volerle bene come fosse una persona a me cara, anzi a noi cara, includendo nel “noi” la Giulietta appunto, che sicuramente avrebbe amato una donna tanto ricca di valori come Lucia Giustizieri. In questo “connubio” mi sembra di vedere quasi un disegno superiore, come se loro due tramassero positivamente nei nostri confronti, tenuto conto, soprattutto, di quante volte, e già in precedenza, io abbia manifestato il mio affetto nei confronti di te, Alfredo ragazzo seminarista “cresciuto”. Un abbraccio.

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    Creare infrastrutture per il turismo cosa significa? Tutto possiamo dire del Salento, tranne che abbia rispetto per il turista: non ci sono mezzi pubblici, c'è una viabilità pietosa, raggiungere il capo da Lecce è impresa ardua in inverno, figuriamoci in estate... Possiamo parlare di salvaguardia del territorio e dobbiamo farlo, dobbiamo parlare della corruzione e delle mazzette e chi ha il dovere di farlo deve vigilare e denunciare, tuttavia non si può proseguire a trattare il turismo (unica azienda viva salentina) come una vacca da mungere senza dare nulla in cambio. Altrimenti si decida definitivamente che il turismo non ci interessa e che il salento si dedica ad altro. Anche una strada può essere sostenibile.

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    Da "turista" posso solo confermare la scarsa attenzione al trasporto pubblico, particolarmente in inverno. Sono convinta che chi vuole vivere il Salento in tutta la sua magia e in ogni periodo dell'anno, non desideri che venga stravolto il suo paesaggio, ma piuttosto potenziato l'esistente. Esempio: venire in febbraio e trovare B & B sparsi in tutto il territorio è semplice, ma poi per pranzare a mezzogiorno diventa un'avventura. Non sono le strade che mancano per potenziare il turismo, sono i servizi. Che non passi, per favore, l'idea che le scelte drammatiche di questi giorni sono volute dai turisti...

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    Questa denuncia è la prova che qualche cervello no profit è rimasto in questa landa abbandonata di nome Puglia. Perchè noi partiamo sempre dal piccolo, visto che il riscontro su scala nazionale è uno specchio riflettente e spesso deformante. Cosa fa un uomo attento? Scopre che l'attenzione di molti che detengono il potere viaggia a senso unico: il proprio interesse. E fin qua si tratta di repliche e remakes estenuanti. Ma Pino fa di più, illustra a noi profani dei molti campi di gestione del territorio, i retroscena della fiction "British Gas e il rigassificatore della discordia". Come ogni soap che si rispetti, il tutto si apre con i soliti balletti di lusinghe e promesse per poi concludersi con imbarazzanti bugie e poco credibili minacce. Oh Dio, la tentazione di cambiare canale c'è, ma Pino resiste e osserva dall'interno le vicende per smascherare i colpevoli: amici della compagnia British Gas un po' dichiarati e un po' travestiti da nemici, e nemici del popolo brindisino travestiti da amici. A sbandare l'opinione dei telespettatori è naturalmente la denuncia della perdita di denaro e di posti di lavoro, espediente che non perde mai il suo fascino, e l'ambiguità messa a puntino per deturpare l'aspetto del capitalismo innovativo, produttivo e non lesivo dei diritti dei cittadini e del territorio. A organizzare questo bell'ingarbugliamento ci ha già pensato e continua a farlo una mantide bella e seduttiva, femmina di malaffare affascinante e ambiziosa: la Politica. Parliamo naturalmente della sorella gemella della Politica buona, quella che spesso imbavaglia gli alti ideali di questa poveretta per raggiungere i suoi scopi: rubare ai poveri per dare ai furbi arricchendosi così di amanti arricchiti. Amanti occasionali, intendiamoci, pochi quelli che rimangono favoriti fissi. Il torbido nella fiction attira? Può darsi, ma stanca presto e avvilisce sempre più. Pino De Luca, a questo punto, ha iniziato a tracciare la strada per capovolgere questa losca trama, almeno nel contesto brindisino, già sette anni or sono (eh già, perchè queste soap durano una vita!), proponendo l'utilizzo intelligente delle nuove tecnologie energetiche facenti capo al fotovoltaico e da qui migliorare trasporti e sprechi nel rispetto della natura e della meravigliosa identità dei luoghi. Si muoverà qualcosa? Intanto il nostro 'interattore' di fiction ci ha dato i mezzi per aiutarlo a liberare la gemella buona della maliarda miliardaria Politica, detta Trash dagli amici, e a fare uscire di scena con un bel un calcione la British Gas e gran parte dei teatranti e politicanti che ritardano il finale felice di questo grottesco sceneggiato. Morale della favola? La finzione lasciamola al cinema, noi riappropiamoci della nostra realtà! Grazie ancora una volta Pino!

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    buon giorno ho appena chiamato l'URP del Comparto regionale dell'Anas e mi è stato detto che la notizia è falsa, gli alberi non potranno essere adottati ma saranno trapiantati..... dove? francesco

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    Una vergogna unica: la specie più di idiota siamo noi, quella che si autodistrugge.

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    Essendo residente fuori, torno durante tutto l'anno in Salento un po' da figliol prodigo, un po' da turista. In realtà è tanto bello il paesaggio, che anche chi ci vive 365 giorni all'anno si sente turista a vita. Bene, mettiamo il caso che tra insulsi ampliamenti stradali e dissacratori campi fotovoltaici, per non parlare poi del vorticare delle 'pale' eoliche nei punti meno opportuni, noi ci sentissimo espropriati della nostra identità e delle nostre radici al pari di paesaggio e ulivi, dove sarebbe il confine del danno? Forse lo segnerebbe l'Anas con i suoi picchetti rossi? Il punto è che, insieme ad ogni cm della nostra terra, è in pericolo ogni centimetro della nostra vita. In questi ultimi mesi, caro Giovanni, non c'è stato giorno in cui su queste pagine non si sia alzato il vento forte di protesta contro quest'incoscienza degna di Giuda e di Pilato, e ti parlo della petizione di Marcello, delle denunce di Marco Cavalera, Oreste, Elio Ria, Pino De Luca, Paolo Vincenti e la lista continuerebbe ancora per molto. Protestano anche quelli che parlano semplicemente delle bellezze naturali del Salento, delle antiche ricette contadine, dei percorsi naturalistici in bicicletta, della sacralità dell'archeologia e dell'arte del nostro paese perchè, nel descrivere, decantare e cantare, questi figli di Puglia danno un monito forte a tutti noi: Difendere ciò che si Ama, Amare ciò che Non Si Vuole Perdere. Hai ragione tu, Giovanni, non siamo in un Paese serio! Tre sono i tipi di bocche aperte nel nostro panorama sociale: quelle dei politici per mangiare il nostro midollo e sputare fradice bugie, quelle della coscienza civile e patriottica per protestare, chiedere, suggerire, pregare e imprecare, ed infine quelle degli ignavi che guardano tutto senza fare niente, bocche così fisse da non lasciare passare un filo d'aria nè in entrata nè in uscita. Morti o destinati a morire o responsabili della morte di migliaia di tronchi e di speranze. Se di bocche aperte ce ne sia poi anche un quarto tipo, questo non mi è dato saperlo. Le mie auto sono potenti, ma il mio piede è sensibile a tutto ciò che vedono i miei occhi, perciò quattro corsie per sfrecciare verso l'ombrellone non sono plausibili. Il mio tempo è prezioso, ma i minuti scanditi di bellezza e di riposo nell'assaporare il tuffo tra macchia mediterranea e specchio jonico non potrebbero mai accettare una spinta dal catrame. E' come voler essere già grandi prima ancora di essere concepiti, ossia una farneticante pratica contronatura. Ma come avvalorarla? Prendendo per esempio in ostaggio una manciata di operai dell'Anas e tenendoli in sospeso per affamarli; divulgando slogan di quasi avvenuto miracolo al grido "Turismo fai da me!" o magari "Provincia e Regione sono la CHIAVE del tuo sviluppo!" Sì, lo sviluppo del travaso di bile e del turismo preso alla gola! Adottiamo i 6000 alberi d'ulivo condannati a morte,...ma poi il reimpianto è a spese nostre? Cementifichiamo prati e scogliere,...ma poi, dovendoci stendere per scampagnate e bagni di sole, la parcella del reumatologo è a carico della Provincia? Costruiamo inutili e sanguinari mostri d'asfalto, ...ma poi per sfruttarli a pieno dobbiamo metterci tutti là a fare l'autostop? Domande difficili con ancor più ardue risposte. Meno male che ci sono 55 milioni di euro in palio da noi stessi per questo macabro gioco a quiz,...MA SOLO PER GLI ORGANIZZATORI DELLA BEFFA!!

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    http://www.petizionionline.it/petizione/richiesta-adozione-ulivi-espiantati-dalla-maglie-otranto/6506 vi sposto il link di una petizione finalizzata a salvare 500 Ulivi che verranno espiantati!!! Ulivi che saranno poi adottati dai comuni di Melissano,Alliste,Racale,Taviano e Matino. Servono però le firme, 1000 firme...conto sul vostro aiuto!

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    Andrebbero denunciati e carcerati per direttissima, lui , chi espianta e trasporta, e chi compra alberi secolari. Io la penso così!

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    ps: fate girare la petizione! Fate firmare parenti e amici :)

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    Per "lui"... intendo il venditore!

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    09/03/2012 ore 11:55. Ho appena chiuso la comunicazione con ANAS Ufficio relazione con il pubblico al numero 841148 col quale mi sono messa in contatto, con l'intenzione di adottare un pò di alberi d'ulivo. Mi è stato risposto che la notizia è una bufala, e che anas si attiene a quanto prevede la Legge Regionale 14/2007 in relazione alla salvaguardia degli ulivi monumentali e non , laddove ci fosse necessità del loro espianto per la realizzazione di opere pubbliche quali come in questo caso, l'allargamento della statale Maglie-Otranto. L'operatore che ha risposto al telefono, mi ha "garantito" che è già tutto predisposto, e che tutti gli ulivi saranno reimpiantati in luoghi già individuati da Anas, come quanto previsto dalla sucitata legge. Questo è quanto ed era doveroso pubblicarlo.

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    comunque pare che la testata sulla quale sia apparso l'articolo è LA REPUBBLICA/BARI/CRONACA.

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    Il 'che' dichiarativo è reso nei dialetti salentini con 'ca', e questo non produce il cosiddetto raddoppiamento sintattico: lu pane ca fazzu 'il pane che faccio'. Nella frase sta ffazzu lu pane si trova, sì, il r.s. L'origine dell'espressione è stata più volte dibattuta da vari autori: G.B. Mancarella, G.Rohlfs, O.Parlangeli, ecc.

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    Caro Fabio, mi permetto di darti del tu perchè tu sei uno dei pochi (nonostante i miei sforzi...) che seguono le mie incursioni etimologiche. Reduce da una disavventura (più per i miei critici che per me...) recente sulla quale fatalmente ritornerò a tempo debito, debbo, però, farti presente che il "che" comparente nella tua frase è pronome relativo e non congiunzione dichiarativa. E poi: ti sarei grato se "sull'origine dell'espressione" tu mi volessi fornire (anche privatamente: polito.armando@libero.it) i riferimenti bibliografici da te citati. Anche nel caso in cui non fossero direttamente connessi con la questione dibattuta ti sarei, comunque, grato, perché c'è sempre, magari casualmente, da apprendere.

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    Staci fazzu, abbreviato nel più usato aci fazzu Staci facìa, abbreviato nel più usato aci facìa

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    Le varianti dell'amico Angelo confermano il valore "impersonale" di "sta". Grazie.

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    bellissimo questo racconto. hai lo spirito del romanziere.... devo dire che la versione anglosalentina del proverbio è troppo forte. cmq potrebbe essere un buon soggetto per un film..... Bravo Salvatore!

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    "Il neretino, invece, si serve del presente propriamente detto o di quello progressivo, di cui si è appena parlato, con l’aggiunta di un avverbio" e non solo avverbi: lu mese ci trase cugghiti li frutti=il mese prossimo raccoglierete i frutti; quandi divintati 'ecchi chiangiti li tuluri=quando diventerete vecchi piangerete i dolori. Comunque la caratteristica dell'avverbio è davvero originale e non l'avevo mai riflettuta. E nel futuro anteriore "sta" diventa sempre "era"? Sarei andato se tu fossi venuto=era sciutu ci eri 'inutu

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