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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    bellissimo, grazie

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    seguo con molto interesse gli articoli di questo sito; complimenti e grazie per le dotte informazioni

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    Salve a tutti, ho appena chiamato l'841148 e mi hanno detto che a giorni sarà decisa la procedura per l'adozione degli ulivi e quindi di richiamare la prossima settimana. Da quanto ho capito stanno decidendo come procedere.

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    Sempre esaustivi Cavalera e Febbraro!! ;)

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    Il dottor agronomo Antonio Bruno è così attraente nelle sue disquisizioni agro-letterarie, da riuscire a incantare anche i lettori più 'profani'. I suoi verdi protagonisti si portano dietro scie di storia, di ricordi e di qualità. E' così che il semplice diventa fascinoso.

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    Ringraziamo il sig. Enzo e il dott. Tarsi per le parole di apprezzamento al contributo, che ci danno linfa a realizzarne altri con la consueta passione e infinito amore per la nostra Terra. Marco e Nicola.

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    Il dott. Tarsi? Ve possino... :D

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    Dottor Tarsi.... Bello davvero, da oggi sarai il dottore (per gli amici)...

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    Mina, la mia compagna romana, come tutte le donne romane era innamorata di Carmelo Bene. Quando alla fine degli anni '70 al teatro Quirino assistetti al suo primo spettacolo, Riccardo III, constatai che la platea era occupata soprattutto da un pubblico femminile. Quando mi apparve per la prima volta sulla scena con quella voce surreale e prodigiosa, i costumi, le scene, l'ambientazione barocca, tutti quei fiori rossi e velluti in palcoscenico, le luci... capii. In effetti non avevo mai assistito a qualcosa di così insolito e nuovo in teatro. Ne fui così impressionato che da allora non mi persi mai ogni suo ritorno in scena. Ricordo, uscendo, una donna domandare: "Ma da dove viene questo Carmelo Bene?" Al che spontaneamente: "E' un salentino, signora" ebbi a rispondere "sono salentino anch'io!" rivendicando con orgoglio, non richiesta, questa mia proclamata appartenenza. Il secondo spettacolo cui assistetti fu "S.A.D.E. ovvero libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della Gendarmeria salentina" nel teatro Tenda di Piazza Mancini. Qui s'era portato in teatro una banda salentina di quelle che d'estate suonano nei paesi alle feste patronali. Naturalmente, oltre al teatro, non ci siamo fatti mancare tutti i suoi recital di poesie e abbiamo assistito a tutti i suoi film di cui fu regista. Per non dire che abbiamo in casa tutti i suoi libri o saggi e biografie su di lui. Quando assistemmo al suo ultimo spettacolo al Quirino, Lorenzaccio, che aveva già dato alcuni anni prima, ci sembrò che fosse quell'opera il suo testamento di attore. Si capiva che non stava bene, si muoveva con difficoltà sulla scena, anzi, stava sempre seduto, eppure la sua faccia, la sua voce continuava a commuoverci sempre. Il giorno in cui morì per noi fu come un lutto, eravamo sinceramente dispiaciuti. Come si poteva fare a meno di quella sua voce. Naturalmente, non manchiamo ogni estate di recarci a Otranto e portare un fiore sulla sua tomba. Nella cappella troviamo sempre dei bigliettini dove donne innamorate affidano messaggi d'amore a un uomo che in palcoscenico si toglieva sempre di scena. Vi propongo di ascoltare una mia registrazione di Carmelo Bene (non completa) che recita i poeti russi: era il 1979, la TV ancora in bianco e nero, un piccolo registratore vicino alla Tv: http://www.youtube.com/watch?v=omtEsBMQ1go. Due foto al cimitero di Otranto: 1. https://docs.google.com/open?id=0BxAnS6KIhLbENkFSRE9qY2ZSR3Ffd1NsWkt6amJ0dw 2.https://docs.google.com/open?id=0BxAnS6KIhLbESnd2YU1vNHdRSE9OX2U0NHh4NmhVZw

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    Mi piace leggere delle tradizioni sacre di popoli semplici, nel caso di San Marzano di San Giuseppe, perfino misti. Ogni popolo porta in sè credenze e modi di vivere pronti ad amalgamarsi, il più delle volte, con quelli dei posti in cui si insedia. In questo paese del tarantino sembra sia stato un esperimento ben riuscito. Non credo che la Madonna delle Grazie, prima patrona di S. Marzano, se la sia presa per aver dovuto lasciare poi il posto a S. Giuseppe. Tutto, in fondo, è rimasto in famiglia. Anche chi scrive e descrive i colori e i sentimenti di questa bellissima festa si chiama Giuseppe e forse non è un caso. Giuseppe Massari, dunque, ci racconta con accuratezza e partecipazione i preparativi e lo svolgimento della Processione della legna e lo fa come se fosse l'esito di una speciale fioritura del rude bastone del Santo, la talèa che ha messo radici nella tradizione religiosa del paese, amorevolmente impiantata da superstizione e devozione. La suggestione nell'immaginare questo enorme falò in onore del santo emoziona, tanto più che ogni fascina e ramo di ulivo portato per alimentare il fuoco è la penitenza che si consuma, la speranza che arde e il nostro desiderio di cristiani e lettori che mai i riti che nascono dal cuore si spengano per mancanza di fede. Credere, qualunque ne sia l'oggetto, è il lasciapassare di un uomo per continuare a vivere.

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    Belle ed interessanti queste ricerche etimologiche di parole che ormai vanno sparendo e che spesso i giovani neanche più conoscono.In realtà il vernacolo è una lingua parallela che ha tutta la sua dignità linguistica, trova fondamento nelle radici storiche più lontane e rappresenta anch'essa la nostra identità culturale e le nostre radici, da non sradicare, ma valorizzare e conservare.

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    E' sempre bello leggere dei segni della storia lasciati ad improntta sul nostro territorio, anche se ormai sbiaditi, hanno ancora le parole del passato che narrano gli eventi e sarebbe una buona abitiudine fare più spesso gite culturali su questi siti e ravvivare il piacere di gustarne ancora il fascino che ancora ci rimandano.

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    Belle immagini, bei luoghi, belle cose di un'Italia ritenuta minore, che tuttavia tale non è e va salvaguardata e fatta conoscere a chi ama la storia e le nostre vicende lontane.

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    Ottima iniziativa, utilissima, tra l'altro, a rispolverare le nostre memorie vuote o distratte. Ho letto recentemente un bel romanzo intitolato 'La bastarda di Istanbul' di Elif Shafak, in cui s'intesseva nella trama, con indubbia maestria, il dramma del genocidio armeno, il teatrino della negazione turca, il risveglio delle coscienze delle nuove generazioni. Un in bocca al lupo speciale vada dunque alla signora Macioti e alla nostra coscienza, chè mai dimentichi la sua fratellanza stretta anche con chi, morto, non è riconosciuto dagli Stati. Tra le vittime degli stermini e noi, potrebbe altrimenti calare un drammatico dubbio: chi sono i veri morti e chi i vivi?

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    Basta che Sonia respiri un po' di salubre Salento, che subito dalla sua mente si spande una scia odorosa di splendida poesia. Una poesia semplice quella di Sonia, un armonioso sfilare di colorati fotogrammi fatto di ricordi, di sole, di grida giocose e di schiene stanche che nel riposo si fondono con la terra e le sue mura di pietre. E se le dimore dei padri erano umili, le dimore delle loro anime erano palazzi ricchi di romanticismo e fantasia. E Sonia sa già che gli gnomi burloni, gli amori, i tradimenti, le streghe e le anime vaganti non sono altro che le ali che sollevano la speranza oltre la miseria di ogni giorno e di ogni tempo.

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    Giulietta ha un dono ineguagliabile, quello di non tralasciare mai niente. Lei è quel pittore che intinge di tutti i colori del Creato le sue tele di ruvido vissuto rendendole nobili, vivide, profumate. In questa bella poesia mi tuffo, vi passeggio, mi fermo in ascolto dei gabbiani e del sibilar dei pini, sempre grata a Dio che creò la mia terra e ai suoi poeti e agli amanti che sempre la rendono immortale. Lasciamo allora che lo rimanga e che la poesia di Giulietta non sia un epitaffio ma una dolce e radiosa realtà.

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    bellissima... cerco parole per esprimere emozione e gratitudine verso colui chi sa cantare l'Ulivo con tanto calore... basta un "grazie con il cuore?"...

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    E' tenera nostalgia il ricordare queste tradizioni che in vero hanno caratterizzato e colorato i tempi della nostra infanzia, quando la quaresima era vissuta come un tempo di profonda contrizione e di espiazione di peccati che si facevano sentire nell'anima con un certo attonito sgomento.Il ricordo però dà pregnanza di dolcezza e queste pagine ce ne fanno sentire tutto l'intenso sapore.

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    Il sentire del poeta mi è molto vicino, si avverte lo sguardo incantato su una terra amata, amara e riarsa, ma unica nel respiro dei sassi lungo i sentieri campestri, nel suo mare, nella sua calura estiva a volte soffocante in attesa dello spirare della brezza marina e dello stormire degli ulivi al soffio di venti salutari.

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    Bellissimo commento, Raffaella, hai saputo penetrare nell'anima e leggere a pagine aperte. Grazie delle tue parole e della profondità delle tue considerazioni sempre di sensibilisima pregnanza.

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