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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Quando la normalità fa notizia. Vivere insieme in coppia fino al tramonto della vita, costruire una famiglia, un'attività lavorativa e, soprattutto, vedere realizzato il sogno di figli istruiti e sposati degnamente. E' l'augurio che ognuno di noi si fa fin dalll'età della ragione (dai dieci anni e per qualcuno anche dai sessant'anni in poi) ed è l'augurio che io faccio a tutti noi. Meno male che c'è Rocco Boccadamo che, cogliendo scene di vita ordinaria e nascosta alla superficialità del nostro vivere, ci ricorda quanto a volte bastino ingredienti semplici per ottenere grandi capolavori: l'amore e non il possesso, l'equilibrio e non la cupidigia, l'impegno e non il gioco del Lotto, la serenità che viene dal rispetto e non l'euforia che nasce da un effimero diletto.

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    Nel penar lombra della fine il mio corpo vibra ma una luce mi acceca di splendor bellezza.

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    grazie. In effetti inseguivo questa tematica da diversi anni. L'occasione del centocinquantenario, di riaprire cioè dopo i festeggiamenti, una introspettiva storica su un periodo che non fu soltanto bandiere e cannoni (come ce l'hanno raccontato sui libri di Staria (?) è stato grande. Oggi non metteremo in discussione l'Unità d'Italia, ci mancherebbe altro. Ma come la si raggiunse e quali furono gli altri (camuffati e no) scopi, questo si. Se mi scrivi a cartani@libero.it posso inviarti anche gli altri appuntamenti del Cà Letterario, tutti altrettanto interessanti...... "siamo aperti" sino a maggio prossimo.

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    Mandate questo articolo al Comune di Otranto palmariggi muro maglie .io non so farlo !

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    Ho sbagliato volevo mettere mi piace !

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    Cultura e simpatia espositiva caratterizzano tutti gli scritti di Armando Politi. Si legge tutto d'un fiato, assaporando tutto ciò che riguarda la nostra flora mediterranea, piante che guardiamo nel nostro andare per sentieri e stradine campestri e quando lui ce le descrive, mi vien di dire;" ecco, quella pianta io l'ho vista mille volte, ma adesso la so denominare, mi resta più familiare e mi sembra di amarle tutte di più " Grazie per quanto ci date.

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    Grazie Raffaella del bellissimo e intenso commento. E' vero quello che tu scrivi. L'uomo ha da sempre cercato di trovare una via di fuga ai propri errori, con la speranza di non essere costretto a coinvolgere se stesso e il proprio animo nel ripararli. Patipaticchia diventava quindi una comoda rappresentazione del reo, autore di errori, di malefatte, ma soprattutto trasposizione fisica dei nostri errori. Di conseguenza era lui che la gente chiamava all'espiazione, ritenendosi di conseguenza "assolta". Purtroppo, seppur in altre forme e in altri tempi, la stessa Chiesa si è approfittata di questa nostra innata propensione, offrendo facili scorciatoie all'animo umano. Come non dimenticare il mercato delle indulgenze con il detto "quando il soldin cade nella cassetta, l'animo sale in cielo benedetta". Autoassolti perchè i più fanno così, autoassolti perché si è dimenticato il senso della parola "omissione". Purtroppo così era e così continua ad essere rispetto alle tante brutture, come tu le chiami, che ci circondano e di cui noi stessi siamo autori o rispetto alle quali spesso ci volgiamo dall'altra parte.

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    Polito...e non perché mi ritenga unico. Armando Polito

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    Che devo dire, caro Romano? Spassosissimo? Ed ho sonno ma mi sono riempito il cuore con il dialetto salentino. Ma a Galatina c'é qualche parola detta in modo diverso. E mio padre era di questa zona! Lampu, suntu 'nu pocu salentino puru iu!

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/06/11/gastronomia-breve-storia-economica-del-lampasci... [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/05/il-lampascione-in-quattro-puntate-1-4/ [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/10/il-lampascione-in-quattro-puntate-2/ [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/13/il-lampascione-in-quattro-puntate-3/ [...]

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    "Tanto va la gatta al lardo..."! Ed è toccato anche al nostro Ippaziantonio, eroe di un sequel che ci ha tenuto col fiato sospeso per mesi su Spigolature Salentine. Come succede spesso nel caso dei tombeur de femme, arriva un bel giorno in cui, chissà perchè, chissà per come, l'irriducibile reo giunge all'altare. In tutto questo tempo Ippaziantonio ci ha fatto sorridere, mai indignare, proprio per quella sua naturale tendenza al tradimento e all'innamoramento facile, tipica dell'eterno adolescente. Grazie a lui siamo entrati nelle case di contadini, paesani e parenti, abbiamo assistito a feste di paese e percorso in bicicletta stradine tormentate da breccio e buche. Campagna e mare, piazze e dichiarazioni d'amore. Giorgio Cretì si svela un grande incantatore di pubblico perchè laddove la sua chiarezza stilistica e il suo parlare colto, chiaro e folcloristico sono riusciti a tenerci attaccati al racconto, lì le pagine si son trasformate in richiami irresistibili alla mente, piccoli capolavori di un Creato tutto umano. Nunziatina, la prescelta da Dio e da Giorgio, ha compiuto il miracolo incarnando LA fidazata per eccellenza e istradando l'impenitente protagonista verso il matrimonio. No, signori miei, questa ragazza non ha usato discorsi nè rimostranze ufficiali tanto care al genere femminile, ma semplicemente astuzia, istinto contro istinto, sopravivvenza su sopravvivenza. Sarebbe il caso di coniare allora un nuovo detto accanto al ben più classico 'Bastone e carota': 'Azione e parata'. Quale quadretto più delizioso, a questo punto della storia, di quello tracciato dall'autore nel giorno delle nozze? Banchetto semplice di pane fresco, lupini, fave e finocchi, suoni di mandolino, balli e canti. Ma qui, 'Passato il santo...' non finisce la festa e la giovane vita coniugale è simpaticamente retta da Nunziatina che non smentisce la sua natura di saggia matrona salentina, e bizzarramente colorata dal nostro eroe che non smentisce invece la sua natura di allegro trastullone campagnolo. Auguri Ippaziantonio per questo matrimonio inaspettato e, lasciaci dire, in odor di 'natural sbandate', e un abbraccio riconoscente all'amico Giorgio che ha intrecciato il fantastico al vero con una conclusione degna della miglior favola d'ogni giorno: "Vissero così d'amore e d'accordo fin quando poterono."

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    [...] nell’Illirico, nell’odierna Albania, san Danacte, martire. Autore: Raffaele De Simone ( http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/01/03/salento-terra-di-santita-san-dana/ ) http://gezimllojdia.blogspot.it/ April 3rd, 2012 | Category: [...]

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    In realtà, la presenza di donne all'interno delle squadre organizzate per la questua, poichè di questo che si trattava, è una acquisizione"moderna" dato che era sconveniente per esse ..la tonalità di esecuzione poi è un capitolo a parte, quella di aradeo non è l'unica in LA minore anzi quasi tutte quelle presenti nell'arco ionico,tranne Cutrofiano che è in Maggiore, sono in questa tonalità. Anzi Quella che potrebbe sembrare la versione più antica è la quella di Galatone, quasi o se non del tutto scomparsa in una tonalità più bassa, lugubre, che la rende simile nell'esecuzione a Canti della divina liturgia e settimana santa di Rito Greco bizantino sua diretta antenata..

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    A qualcuno potrà sembrare scontato preferire il bello al brutto, a qualcun altro impossibile da attuare. Il problema generico di fondo sarebbe una questione di gusto, se è vero che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. E qui s'inserisce la competenza brillante di Oreste: fermo restando il rispetto per i diversi indici di gradimento delle cose, Oreste traccia davanti ai nostri occhi schizzi di paesaggi multicolori, campagne, recinzioni e antichi casolari. Oltre alla meraviglia dinanzi alla bellezza di queste tavole virtuali, l'autore ci rivolge un invito quasi filosofico alla salvaguardia e alla conservazione di detta bellezza, affinchè mai venga cancellata da un'amorfa ondata architettonica di cemento e d'avanguardie, ma piuttosto garantita dal restauro e dal proseguimento dello stile costruttivo tradizionale, sempre armonico con la cultura e la storia dei luoghi. I muretti a secco e le case in pietra viva ci fanno pensare a pezzi di roccia partoriti dalla fatica e dall'entusiasmo del popolo, messi lì, uno sull'altro, a rispettare geometrie di vecchi sogni realizzati: la casa e la proprietà, ricchezze ostentate con l'orgoglio di chi quelle pietre se l'è sudate sradicandole dal terreno e incorniciando poi la propria vita come tela d'autore. Accogliamo allora questo saggio invito di Oreste e riscopriamo in noi la vena artistica del pittore e la virtù dell'estimatore, chè ogni lembo della nostra terra diventi quell'opera d'arte capace di passare indenne attraverdso l'onta del tempo e dell'ignoranza!

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    Che bei ricordi, Alessio! Credo che anche questi riti popolari servissero a far sentire ancor più alla gente il senso profondo della Settimana Santa e a un bambino, quale tu eri, il valore di una memoria che strappa il sorriso, quello sognante di un mondo in cui tutto è sacro e ancora possibile.

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    tra sacro e profano,che bella cosa

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