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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Mia nonna la chiamava Cicirata e si consumava l'ultimo giorno di carnavale perchè gli ingredienti adesso possono sembrare semplici ma ai suoi tempi questo era un piatto ricco ideale per il martedì grasso. Mia madre lo fa ancora oggi ogni carnevale ed è buonissimo!!!

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2012/01/06/un-cavallo-bianco-una-giumenta-rossa-e-un-mulo-... [...]

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    concordo con labravissima Raffaella e con il punto di vista di Oreste, che ci invita a riflettere su una realtà che sta alterando ogni giorno di più il paesaggio salentino. Si continua ad insistere nell'obbrobrio, delimitando le proprietà private con sconcertant palizzate in cemento che sovrastano muri realizzati, quando va bene, con conci di tufo. E intanto i turisti si portano vie le pietre dei bellissimi muretti a secco delle nostre campagne, per deliziare i propri giardini o terrari. Ma la colpa non è del soggetto, che vuol caratterizzare la sua individualità con i mezzi più economici, quanto del politico, che deve vigilare sulla corretta applicazione delle norme paesaggistiche, a meno che si conoscano. Hanno piantato in ogni luogo palme di ogni tipo e alberi che chissà da dove vengono, soppiantando i bellissimi fichidindia, ottimo deterrente per i maleintenzionati che vogliono invadere l'altrui proprietà. Alle siepi di mirto e di rosmarino o di pittosforo, un tempo vanto delle nonne, sono subentrate esotiche piante su cui non si posano neppure le farfalle. Ha perfettamente ragione Oreste e vorremo quasi farne un manifesto di questo suo utile, seppur disperato, appello. Riscopriamo le piante locali, recuperiamo e restauriamo i muretti a secco, rinunciamo all'asfalto e al cemento nel cortile interno dell'abitazione di campagna... Ma sono gli architetti e i paesaggisti a poterci dire di più. Noi li ospiteremo volentieri su questo spazio

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    Sono molto contenta che Alessio abbia preso spunto dal mio articolo per raccontare questa testimonianza, vissuta nello scrigno magico dell'infanzia, così come dei puntini aggiunti da Riccardo ( In "Il Corriere Meridionale", un giornale pubblicato a Lecce tra Otto e Novecento, c'era una rubrica di approfondimento intitolata "Punti, appunti e puntini..."), per non parlare delle vibranti emozioni che ci regala Raffaella e il gusto per la lettura provato da Salvatore. Non finirò mai di dire che è questa l'essenza di Spigolature: il confronto, l'incontro, la condivisone dell'amore per questa terra.

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    Cara Raffaella, vivamente ti ringrazio del tuo commento che ho assai gradito e che coglie molto bene quello che tu chiami il ‘contrasto affascinante e singolare’ tra la vita e la morte. Sulla fiera magliese impreziosiscono il mio scritto gli endecasillabi in dialetto del compianto amico e poeta Nicola G. De Donno, che tante volte ho recensito, la cui sintassi poetica, tipicamente selettiva, è limpido specchio della sua non comune capacità di sintesi, della sua logica serrata, che non concede il minimo spazio a perifrasi o a circonlocuzioni, all’aggettivazione inutile, a stucchevoli orpelli barocchi, ma che mira direttamente all'enucleazione della parola-cosa, alla parola corposa, dura a volte come pietra, al concetto poetico spremuto come limone. Col ringraziamento, un caro saluto Emilio Panarese

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    Almeno una fiamma di spirito a rischiarare l'ombra del razzismo! Eh già, perchè comunque la giri il caro Alfredo, qui di razzismo si tratta. Tra le righe divertenti e un po' dissacranti dei testi di questa bella commedia, leggiamo un graduale miglioramento delle condizioni di vita dei leccesi a Civita. Questa cittadina cambia colori e profumi passando da quelli sgargianti degli abiti e delle case dei salentini a quelli etnici di popoli dell'est Europa e del Nordafrica, i nuovi poveri. C'è un avvicendamento di sorti, lavori, ghetti e riscatti. I fratelli di Alfredo sono passati dal tabacco all'industria delle ceramiche, e meno male, altrimenti il nostro autore non avrebbe potuto divertirci con simili battute esilaranti! Ma, tra una risata e l'altra, è bene imparare da questa storia che gli uomini son tutti uguali e che tutti meritano il rispetto dovuto al fatto di essere creature viventi e, in quanto tali, capaci di crescere, migliorare, capire, ridere e soffrire. Evitiamo allora di provare e far provare quest'ultimo sentimento, chè altro è sdrammatizzare applaudendo Alfredo, altro è auto-assolverci macchiandoci delle stesse colpe di chi accusiamo. Siamo tutti un po' muratori e ceramisti, tutti operai e pensatori, perchè non esiste nessuna categoria a cui sia estranea la filosofia della dignità.

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    Cara Francesca, ti scrivo come a un amica perchè è il cuore che ci accomuna tutti. Ogni uomo, lungo la sua strada terrena, perde qualcosa, si tratti di un amore, di un sogno o di una persona cara, il vuoto ci è compagno di viaggio. Un figlio è una parte di noi molto più di quello che fu la costola di Adamo per la prima donna, Eva. Sebbene, da genitori, ci esercitiamo a pensare che le nostre creature siano esseri a sè stanti dotati di caratteri e umori propri, è inutile ammettere qui la prevedibile sconfitta dinanzi all'istinto di assimilarli a noi. Non ho mai conosciuto Guido, ma ho vissuto altre storie di resa da parte di persone a me molto vicine. Da madre ti sarai chiesta milioni di volte dove sia stato il momento in cui hai sbagliato e in cui non hai capito, l'occasione che non hai colto e i segnali che non hai letto. Padre Angelo e tutti i tuoi amici storici e nuovi ti avranno dato conforto e risposte meravigliose, rasserenanti, visto che una risposta giusta non c'è mai. Guido, a un certo punto, ha deciso d'interrompere la sua strada terrena e non perchè non ti amasse, ma forse solo perchè sentiva il bisogno di smettere di camminare per iniziare invece a volare in un mondo diverso, in un mondo in cui il corpo e l'anima avrebbero perso il loro peso schiacciante, in una dimensione in cui di colpo si sarebbe azzerata l'incertezza del futuro e l'incomunicabilità col presente, in una realtà capace di infrangere ogni debolezza dando in cambio solo luce. Chissà, Guido sarà stato un angelo curioso che a tutti i costi è voluto nascere da te per poi accorgersi di aver lasciato da qualche parte in cielo il suo scorrere divino. Penso che ora se ne sia riappropriato e mai lascerà il tuo piede avanzare solo su questa terra. Tante essenze virtuali vivono intorno a noi senza svelarsi, tante verità ci sono precluse, Francesca, e tanti sono i nostri limiti. Una cosa è certa, ossia che quel giorno, ad Otranto, Guido non ha valutato a fondo quanto dolore ti avrebbe arrecato, o se anche ne avesse avuto coscienza, in cuor suo deve aver sentito di non avere scelta: permettigli allora di riparare adesso, giorno dopo giorno, con il suo soffio d'amore a scompigliarti i capelli, con la sua presenza muta, con il dono dell'ascolto e dell'amicizia vera, con la musica e il sostegno della condivisione e della fede. Ci sono angeli nati per vivere sulla terra e angeli creati per vegliare su di noi dal cielo: tu li hai incontrati tutti. Con sincero affetto, Raffaella

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    Non ho parole. Ho una figlia, cercherò di cogliere ogni segnale, ma ho l'impressione che la vita segua il suo corso anche indipendentemente dalle nostre azioni e dalla nostra volontà. Un abbraccio a tutti gli angeli, celesti e terreni.

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    ciao francesca ci siamo conosciute a un corso di scrittura creativa e ho subito capito che avevi una marcia in più ...chissa quante persone che hanno vissuto il tuo percorso potrai aiutare.un bacio e apresto.

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    ciao Francesca continui ad andare incontro a tuo figlio,e lo ritrovi sempre e nel percorso incontri altre persone,perchè non ti difendi : affronti. Brava,un bacio Rita

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    La vita fa veramente dei giri strani e lasciarsi incantare da loro è una sensazione meravigliosa. Grazie Francesca.

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    Cara Francesca, sono felice di aver fatto la tua conoscenza e spero di rivederti ancora. Il viaggio non finisce mai... ma cambiano i panorami, i profumi ed i tramonti, le onde del mare non sono più nere ma sono orlate di tanti colori. Portando la tua esperienza al gruppo hai aiutato altre persone ed il seme che hai gettato farà crescere una piantina di speranza e di serenità. Ancora un abbraccio ed una carezza a presto gigi zoldan

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    Sono venuto a sapare del decesso del mio grandissimo amico, così per caso, navigando con lo zio GOOGLE.. Grande Giuliano, ciosì saggio, fine nelle sue battutelle, sarcastico con chi lo voleva sano e sobrio. Tanto sobrio non lo è mai stato. Gli piaceva bere e beveva a crepapelle. Il bello era che non aveva un dente cariato il troione. Diceva che era per causa dell'alcool che ingeriva sistematicamente tutti i giorni che preveniva la carie.Lunga chioma bionda, accanito fumatore e rovina famiglie. Ecco come lui si ritrattava: un "rovina famiglie". Gli piacevano molto le donne, soprattutto quelle degli altri e preferiva proprio quelle degli amici più intimi che gli erano tanto vicini. Non si curava molto se nascevano creature assomiglianti a lui, Tutti dicevano che il bambino assomigliava ai genitori e un pochino anche allo zio Giuliano, chissà perché? Ad esempío, il mio secondo figlio assomiglia a lui e alla mia ex moglie. Spero che sia andato a rendergli l'estremo omaggio al padre biologico. Quanti altri figli biologici saranno stati presenti alla cerimonia? Lui solo può saperlo, li avrebbe riconosciuti tutti? Credo di si, aveva una memoria di ferro. Quindi, carissimo amico, anche se un po' in ritardo ti rendo anch'io l'estremo saluto e ti auguro, dall'alto, che tu possa vedere ed essere orgoglioso dei tuoi figli e del loro successo e a nome anche di tutti gli amici cornuti, ti ringraziamo dell'apporto che sei riuscito a darci, perlomeno hanno qualcosa del quale possiamo ricordarci di te. Grande abbraccio carissimo

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    Grazie a tutti per i vostri affettuosi commenti e mi permetto di mandare un abbraccio anche a quei diavoletti che ci pungolano con i loro tridenti

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    Questo si che è un addio come si comanda. Grande Gaetano!

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    I miei migliori auguri per questa splendida iniziativa

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    Le idee e la progettualità: un sostegno culturale significativo per qualsiasi tentativo e prospettiva di progresso... Ben scavato, vecchia talpa! (si può ancora dire?)

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    Mi chiedo cosa ne avrebbe pensato Pirandello; e soprattutto quale opera teatrale, questo luttuoso commento o affettuosa epigrafe (!), gli avrebbe fatto partorire. Visto che di figli si tratta!

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    Otranto a settembre è indimenticabile, come quel lontano pomeriggio che resterà sempre impresso nella mia mente!

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    Auguri e buon lavoro!

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