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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Son lieto di leggere questa bella presentazione del maestro Enzo Fasano perché io, quasi per caso, ho in casa, proprio in bella mostra nell'ingresso, un magnifico suo quadro ad intarsio che ho comprato nel suo studio nel lontano 1974, quando era piuttosto sconosciuto. Mi compiaccio anche del mio "gusto" nel capire l'arte di questo che sarebbe diventato quello che l'articolo ci descrive.

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    La politica come il "Decoupage" (arte povera) con il rischio dell'abbuffata e poi il rigetto che sarebbe, (spero di sbagliarmi), una tragedia per tutti. P.S. l'articolo è pertinente ma c'è poco da scherzare

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    Caro Armando, sarei curioso di sapere la tua su questo video. http://www.youtube.com/watch?v=V3g3JR0J_t4&feature=share

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    Così...per ridere....!? Anche la persona analfabeta ha diritto a partecipare democraticamente al governo della "cosa pubblica", pur in carenza di conoscenze linguistiche. Sappiamo, infatti, come la mafia lavori bene "in silenzio"....senza spreco di parole. Accanto al silenzio mafioso, però, operano anche, sulla Grande Scena Politica, "canditati" con tanto di lauree ben pagate o conseguite anche per "meriti" vari. A loro dobbiamo: depravazione, raggiri linguistici e discorsi finemente cesellati come l'oro, maschere ben fatte e trapianti vari dietro i quali si compiono i più scellerati delitti e attentati alla nostra libertà, alla nostra dignità e alla cosiddetta "democrazia" di cui non è rimasta nemmeno più l'ombra. Intanto noi, per non soccombere, forti di una tradizione ispirata "alli e dalli "pampasciuni" o lampascioni (come si suol dire in italiano imbrogliato), cavalcando l'onda del ciclone Lucy , prepariamoci a porre fine a questo travaglio indossando le "candide toghe". Togo, no?

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    Ah, scusate! Dimenticavo la cosa più importante! Votate Elsa, Elsa, Elsa, la Toga del Togo!

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    Per Enzo: mi sfugge totalmente il rapporto tra la politica e il decoupage (sarà per via di quel “povera”?). Credo che il rigetto (peraltro già in atto e che nel sottoscritto, assente dal voto da trenta anni, è cronico), figlio del disprezzo e del mantenimento di un barlume di libertà e dignità (che sono alla base della democrazia autentica) costituisca, ormai, l’unica arma residua per un futuro degno di essere vissuto. Quanto al “poco da scherzare”faccio presente che la satira, in particolare quella politica, da sempre ha contribuito a tenere sveglie le coscienze (cosa non da poco...). Che la mia satira, poi, sia felice o infelice, questo è un altro discorso. Per Pier Paolo: la storia è piena del ricordo di tribuni della plebe non propriamente disinteressati e, tra l’altro, il movimento in questione mi ricorda un albergo a cinque stelle...Potrebbe riscuotere la mia fiducia solo dopo aver mostrato onestà e competenza nella stanza dei bottoni (leggi affari e soldi). Non vorrei che facesse come la Lega: una volta arrivataci, i bottoni hanno cominciato a sparire... Per Elsa: non a caso ho scritto “ignoranti, e non solo dell’italiano”. Intendevo sottintendere, mi pare evidente, non solo “della storia”, ma anche “della correttezza, della lealtà, dell’onestà, della lungimiranza e, soprattutto del buon senso”; quest’ultima dote, così radicata nella civiltà contadina, è paradossalmente scomparsa in tanti professoroni e professorini (in un empito di presunzione tra questi ultimi ci metto pure me) che potranno avere anche cinquanta lauree e trecento incarichi, parlare col fascino (per chi non è attrezzato e si lascia incantare...) di un poeta, ma restano vittime dell’ignoranza più grave, quella dei valori autentici, almeno per me, della vita. Conclusione: anche un analfabeta ha certamente il sacro diritto di amministrare la cosa pubblica, ma dovrebbe aver conservato il rispetto e, quel che più conta, la pratica dei valori appena ricordati. Sei in grado di farmi qualche nome?

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    TI VODO, ARMANDO!!!

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    Sbaglio o il "Davide" Arrigoni non é stato sparato?

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    Anacronistica utopia la candidatura di un Armando nel pieno delle sue facoltà mentali. Il suo articolo e le sue risposte ad personam, infatti, ne sono la piena dimostrazione. Ridendo castigat mores, diceva il poeta latinista Santeuil, e la messa in pratica delle sue intenzioni Armando l'ha concentrata già nel titolo. Come le parabole del Vangelo servivano ai più semplici a comprendere la profondità dell'insegnamento cristiano, così la brillante satira di Polito aiuta 'ignoranti' e acculturati, patrioti e traditori a vedere senza filtri dialettici e fotografici la realtà politico-sociale corrente, quella dei paradossi, della morte accertata dai RIS di merito e giustizia per mano dei soliti noti e degli aspiranti tali, quella della truffa e delle sottrazioni indebite così 'candidamente' ritenute debite dai politici di turno. Tutti uguali alla mensa del Dio Denaro. Sì, tutto sommato ti voterei anch'io, Armando, almeno per il gusto di farmi governare da uno che d'ironia e di rispetto ne capisce. Allora sì che potremmo ridere senza dover tanto castigare costumi e costumisti!

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    Cari Carlos e Raffaella, tutti i partiti dell'arco costituzioanale (se di errore ortografico si tratta è volontariamente mio...) mi hanno appena offerto di candidarmi nelle loro file. Renzo Bossi (ma non era stato sospeso?), ha insistito ad affermare che il plurale corretto era fila, ma dopo due secondi ho rinunziato a spiegargli che la cosa non stava così. Nemmeno quel giornalista che per via del suo cognome se ne intende sarebbe in grado di descrivere il mio attuale travaglio: accetto o non accetto? Resto in ansiosa attesa del vostro suggerimento...

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    Sagace rassegna storico-nazionale con appendici culturali e ironiche degne dell'Olimpo. Ma nella ricca competenza politematica di De Luca noi lettori di Spigolature ci siamo cresciuti pur non essendoci mai guadagnati l'abitudine allo stupore che suscitano i suoi pezzi. Oggi Pino mi fa pensare all'Italia come a una Casa dello Studente costruita con sabbia e crollata alle prime scosse di terremoto, a uno squallido teatrino di periferia capace di rappresentare solo bieche trame di potere imposte a un pubblico annoiato e per di più pagante. Siamo un popolo misto di Caino e Abele, una nazione che vanta paternità gloriose e associazioni canaglie, siamo il cane che morde la mano di chi lo ciba e scodinzola a chi lo ubriaca, siamo le schiere che invocano 'Barabba!' dopo aver osannato al Bene, siamo chi si lascia derubare e deve poi risarcire il ladro per il disturbo. Sembra che sul suolo italico così come su altre latitudini sia obbligatorio far cadere il morto o lo scandalo per dare inizio alla ribellione popolare, alla presa di coscienza volta a riscattare i cittadini dall'immobilismo sociale e dalla rassegnazione politica, dall'assenza delle idee e dalla onnipresenza del profitto. Almeno finchè l'oblio non ci separi dai resuscitati propositi. Concordo con te in tutto, Pino, e se invece dei 'fucili' ideologici e psicologici tornasse la dialettica della scuola dei valori e dei princìpi, forse Golia andrebbe incontro al suo destino solo sulle pagine della Bibbia perchè Davide non sarebbe costretto ai tanti odierni round con vittorie rare e incerte, ma se la spasserebbe a vivere felice la sua giovinezza in attesa del futuro da Re, onorificenza degna di un'umanità nobile, sapiente e duratura. Un Re, pur prigioniero, non è mai schiavo.

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    Anche se tu non accettassi di mescolare i tuoi 'neuroni ridens' alla marmaglia informe di encefalogrammi piatti, sappi che io ti voterei lo stesso facendo attenzione a non invalidare la scheda con una svista ancora più voluta: A(r)mando.

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    Il monologo che crea pathos nel celebre 'Essere o non essere' dell' "Amleto" di Shakespeare, una volta tanto si mette in fila dietro a quello colorito di "Sirama lu Giuvanninu" di Alfredo Romano. Dove sta scritto che un monologo teatrale debba sempre e solo fare addormentare o, bene che vada, far consumare scorte di fazzolettini al pubblico 'flemente e piangente'? Suvvia, anche noi spettatori in ghingheri sugli spalti abbiamo il diritto di divertirci, soprattutto se di fronte a noi si apre un ventaglio di salentinità folcloristico e divertente come questo! Giuvanninu è un vero e proprio personaggio da palcoscenico e niente ha da invidiare alla introspezione psicologica e all'identità artistica dei protagonisti della più svariata gamma della Commedia. Quest'uomo ha in più dalla sua il fatto di essere veramente esistito e l'autore ha in più dalla sua il fatto di aver saputo cogliere il lato più comico e formidabile del carattere del genitore. Pur non impersonando Giuvanninu un'unica tipologia di salentino (c'erano infatti anche i sempliciotti, i bonaccioni, li 'ciucci ti fatìa' silenziosi, i musoni, i musoni-bestemmiatori e i bestemmiatori anonimi), rimane pur sempre la più indovinata umanizzazione della 'Fiera dell'Imprecazione in gergo' più simpatica e tenera che abbia mai sentito. Quanto ingenuo timore religioso, in fondo, si nasconde dietro la storpiatura della bestemmia al fine di renderla inefficace! Più che al cospetto di un turpiloquio lo spettatore ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un meraviglioso intreccio di vivaci intercalari, filosofie esistenziali, motti rivoluzionari e tanta, tanta comicità! Ce n'è per tutti: lo scaffale dei soprannomi divertenti e dissacranti affibiati ai figli, pratica popolare indiscriminata puntata su chiunque, e le bancarelle delle invocazioni autoritarie e supplichevoli rivolte alla moglie con annessa colpa per i difetti e le mancanze dei figli(un classico di ogni cultura e di ogni tempo). In pieno tumulto di battute, lu Giuvanninu lascia perfino intravedere la sua sapienza, o forse solo reminescenza, sui nomi e sulla vita dei Santi(penso a S. Giuseppe Patriarca con il bastone fiorito!) facendone una discreta lista solo apparentemente per maledirli, ma sostanzialmente per tirarli in causa come testimoni della sua sfortuna, quella di avere figli dormiglioni e inetti, di essere battuto dalla concorrenza del fratello e degli altri compaesani nella raccolta mattutina del tabacco, quella di non poter accumulare fortune a causa della pigrizia filiare e della complicità muliebre. Povero Giuvanninu, quanta energia sottratta ai campi e sprecata per assestare ben bene anatemi e semiserie maledizioni( e il Cielo con i suoi fulmini può comprovarlo!) ai danni di quei poltroni dei figli! Misero destino di un pover'uomo lavoratore, di un padre sfortunato e di un marito turlupinato! Meno male che a compensare e a valorizzare il tutto ci siamo noi, fortunatissimo pubblico di un vivace talento teatrale di autore e personaggio!

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    Cara Raffaella, non mi è stato facile impersonare mio padre che manca dal 1986. Aveva 71 anni. Nel corso delle prove che facevo da solo in casa, ogni tanto dovevo fermarmi perché preso da troppa emozione. Ma quell’omaggio glielo dovevo fare, era come farlo ritornare a vivere. Sul palco, però, non puoi piangere, non saresti credibile: sul palco devi fare teatro. Ecco, se tornasse mio padre lo vorrei ancora con le sue grida, le sue finte bestemmie, le imprecazioni e tutto l’armamentario di gesti e parole lanciate al cielo in segno di sfida. Lui che era stato tre anni in Abissinia a guerreggiare dal 1935 al 1939 e altri sette sul confine francese dal 1940 al 1945. Diceva sempre che Mussolini s’era preso la sua gioventù. Era un affabulatore mio padre ed era bellissimo. Mia madre diceva sempre che aveva avuto figli belli, ma che nessuno aveva preso della bellezza di papà. La vita non gli era stata facile e ancora oggi sono qui a spiegarmi come abbiano fatto i miei a tenerci su e a prendere quella decisione di portarci a Civita Castellana, terra straniera, accolti come peones, gli ultimi della terra, quasi che dovessimo mendicare un tozzo di pane, un tetto decente, un vestito decoroso, un boccone saporito, uno sguardo benevolo, la “grazia del Signore” che tardava a venire. E quando la domenica pomeriggio mia madre ci dava quelle poche lire per un gelato, io non le volevo, le dicevo che a stare con gli amici non c’era bisogno di soldi. Si andava a piedi al paese, 10 km andata e ritorno. Poi la bicicletta, un regalo che ebbi a 22 anni e mi sembrava di andare in Ferrari. Sono contento quando faccio il pezzo di mio padre furioso e sono contento che il pubblico rida. Sono sicuro che anche mio padre approverebbe e me lo vedo in fondo al pubblico a ridere di me, del mio inventarmi per lui quei 10 minuti di resurrezione. La gente ride e non sa che non c’è altro modo per far tornare sìrama lu Giuvanninu Capijancu! P.S. A proposito del fatto che noi figli tardavamo qualche oretta a levarci la mattina per la raccolta del tabacco, mia madre non era così preoccupata, perché, una volta sul campo, noi piccoli cavalieri eravamo imbattibili, e le foglie ci venivano in mano da sole e i mazzi diventavano più grandi di noi, e i telaietti nostri a seccare al sole erano quelli più belli e con le corde senza “angiulieddhi”. Eravamo svelti noi piccoli sul campo e sognavamo storie e ragazze di là da venire.

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    Buongiorno Signor RIno !! Ho avuto la fortuna di conoscere suo fratello Francesco che ogni mese,durante la sessione parlamentare che si svolge qui a Strasburgo,il quale mi ha dato questa occasione di leggere la sua vita e le sue "opere d'arte"Le faccio le mie più grandi congratulazioni per la precisione e la bellezza straordinaria delle sue opere e le auguro ancora una lunghissima carriera!!!!! Daniele Piccolini propietario de: IL RISTORANTE 8 A Rue Principale 67300 SCHILTIGHEIM (FRANCE) +333 88 62 42 21 ouvert du lundi au vendredi midi et soir et le samedi soir

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    Armando, concordo pienamente con le osservazioni al mio commento. La totale assenza della "pratica di valori della vita" ha prodotto corruzione e malgoverno e sinceramente non saprei fare nomi in tal degno campo intellettuale, trascurato così dolorosamente anche dal mondo dell'istruzione e della formazione. Parole quali "libertà" "dignità" "rispetto" sono divenuti solo suoni e segni vaganti nelle nebbie di discorsi stereotipati, privi di anima. Ci si può risollevare da questa grave ignoranza? Spero!

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    mi permetto di dissentire parzialmente: non è vero che la donna non ha scritto nel passato. anzi, fra le arti la scrittura è stata senza dubbio quella più frequentata dal nostro sesso, anche se troppo spesso relegata a scrittura di genere e, di conseguenza, ritenuta minore. il motivo principale però è dato dal fatto che le donne non erano ammesse all'istruzione al pari dei coetanei maschi e di conseguenza tanto più difficile era trovare non chi avesse il coraggio di prendere la penna in mano, ma che ne avesse la capacità.

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    A Corigliano domenica grande kermesse. In pratica festa nel fossato per San Giorgio,protettore di Corigliano......allora, chedite? Venire e' d'obbligo,non venire e'un peccato. Un abbraccio,da voi tutte e tutti.......Salvatore

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    Un bellissimo libro che ho letto in due piacevolissime ore ! Appagante

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    [...] Viaggio/Nostos Convegno “Cinema, filosofia, psicoanalisi” – X …Università del Salento. Facoltà di Scienze della Formazione. Dipartimento di Studi umanistici. Prin: “Fenomenologia, riflessione etico-politica ed estetica dal …spigolaturesalentine.wordpress.com/…/viaggionostos-convegn… [...]

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