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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Brava Sarah... è tutto espresso e come se non bastasse sintetizzato qui: "Rimane il fumo nero, le pagine girate dal vento..una scena nuda capace di trasmettersi da sè".

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    costruiamo memoria, cancelliamo la paura, cambiamo il futuro. non ci basterà la vita per fare questo ma non c'è nient'altro che abbia significato.

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    già, l'uomo nero.... quello che è in ognuno di noi.

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    disponibile in vendita su salentolibri.it

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    Al Sindaco di Brindisi ed alla Giunta Comunale: Scegliete un buon artista, magari salentino, Brindisi si merita un monumento, in un posto centrale della città, dove tutti possano vederlo e riconoscerlo per ricordare. Un monumento dedicato a Melissa Bassi ed alle sue compagne ancora vive ma per sempre ferite nel corpo e nell'anima. Questo monumento dovrà ricordare e denunciare la verità, le verità... e quali sono queste verità? Sono quelle che tutti conosciamo e che nessuno può nascondere: queste ragazze sono state nel mirino del terrore perché: 1 sono donne e noi viviamo in una società maschilista, sessista e misogena. 2 sono giovani è l'italia è un paese nel quale da sempre le/i giovani non hanno spazio né voce in capitolo. 3 sono studentesse e noi viviamo in una società che rifiuta il nuovo, la conoscenza, il migliorarsi. 4 sono meridionali e noi viviamo in un mondo in cui il sud è considerato merda, scarto, rifiuto, vergogna. 5 sono innocenti e nella storia dell'umanità le/gli innocenti sono sempre accusate/i e pagano i torti altrui. Non commettiamo l'errore di pensare a squilibri mentali, pazzia, follia, malattia psichiatrica... qui l'unico responsabile è l'ignoranza, l'arroganza ed il sopruso, qui l'unico responsabile siamo tutte/i noi che concorriamo ad una società che è malata, che è ingiusta, che è distorta e che non vogliamo cambiare per pigrizia, interesse, codardia ed ignoranza. Uno solo di noi ha premuto quel tasto.... 7 miliardi di esseri umani lo hanno portato a farlo. Non saremo colpevoli, ma siamo responsabili. Un monumento che ci ricordi che per noi oggi hanno pagato altre persone è la cosa migliore per indurci a riflettere ogni volta che vi passiamo davanti.

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    sono sconvolto dalla bellezza del tuo testo Wilma. provo a descriverlo con le parole di un grande poeta: Arthur Rimbaud "Sappiamo dare la nostra vita intera ogni giorno"

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    una nuova ferita che guarirà, una nuova cicatrice per sempre in tutti noi.

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    "Di fronte alle sofferenze del mondo tu puoi tirarti indietro, sì, questo è qualcosa che sei libero di fare e che si accorda con la tua natura, ma precisamente questo tirarsi indietro è l'unica sofferenza che forse potresti evitare." Franz Kafka

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    Gent.ma Raffaella, grazie per la precisa ed attenta analisi della storia, dell'ambiente e dei personaggi. Uno studio psicologico molto interessante: viene fuori il nostro sud, la nostra mentalità e la quotidianità dei nostri paesi, della nostra gente e del nostro clero. Complimenti vivissimi. Ho gradito moltissimo la tua critica... molto bella! Hai centrato bene tutto il racconto! Un caro saluto Lucio

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    E il popolo salentino ha dei grandi maestri in fatto di ferite e di cicatrici, cicatrici secolari se non millenarie, quelle appunto dei nostri amatissimi alberi d'ulivo!

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    L'avere (O haver) Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza Questa perfetta intimità con il silenzio Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto: - Pietà! perché essi non hanno colpa d'esser nati... Resta quest'antico rispetto per la notte, questo parlar fioco Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore Di ferire toccando, questa forte mano d'uomo Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste. Resta quest'immobilità, questa economia di gesti Quest'inerzia ogni volta maggiore di fronte all'infinito Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l'inesprimibile Questa irriducibile ricusa della poesia non vissuta. Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento Di materia in riposo, questa angustia della simultaneità Del tempo, questa lenta decomposizione poetica In cerca d'una sola vita, una sola morte, un solo Vinícius. Resta questo cuore che brucia come un cero In una cattedrale in rovina, questa tristezza Davanti al quotidiano; o quest'improvvisa allegria Di sentir passi nella notte che si perdono senza memoria... Resta questa voglia di piangere davanti alla bellezza Questa collera di fronte all'ingiustizia e all'equivoco Questa immensa pena di se stesso, questa immensa Pena di se stesso e della sua forza inutile. Resta questo sentimento dell'infanzia sventrato Di piccole assurdità, questa sciocca capacità Di rider per niente, questo ridicolo desiderio d'esser utile E questo coraggio di compromettersi senza necessità. Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa vaghezza Di chi sa che tutto è già stato come è nel tornar ad essere E allo stesso tempo questa volontà di servire, questa contemporaneità Con il domani di quelli che non ebbero ieri né oggi. Resta questa incoercibile facoltà di sognare Di trasformare la realtà, dentro questa incapacità Di non accettarla se non come è, e quest'ampia visione Degli avvenimenti, e questa impressionante E non necessaria prescienza, e questa memoria anteriore Di mondi inesistenti, e questo eroismo Statico, e questa piccolissima luce indecifrabile Cui i poeti a volte danno il nome di speranza. Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti Di riflettersi in sguardi senza curiosità e senza storia Resta questa povertà intrinseca, questa vanità Di non voler essere principe se non del proprio regno. Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità Di fronte al momento a venire, quando, di fretta Ella verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante Senza sapere che è la mia ultima innamorata. Vinicius De Moraes (poeta brasiliano)

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    Children of the future Age Reading this indignant page, Know that in a former time Love! sweet Love! was thought a crime. Bambini dell'età futura Leggendo questa pagina indignata, Sappiate che in tempi remoti L'amore, il dolce amore, era considerato un crimine. (William Blake)

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    Trovo giusta e opportuna questa appassionata difesa dell'essere salentini..." di noi direte che siamo trasparenti come il nostro mare"...è opportuno dirlo nelle lingue del mondo perchè il Salento è a pieno titolo nel mondo, con la generosità della sua popolazione e con le debolezze proprie dell'umanità ad ogni latitudine.

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    Sempre puntuali e precise le ricerche del nostro autore e non manca mai quel pizzico di ironia che non guasta

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  • 05/21/12--12:11: Commenti su Info di miriam
  • mi serve un n. di tel. o indirizzo del sig andrea de filippi impagliatore di sedie perche' ho bisogno di un lavoretto appunto , chi me lo puo' fornire? grazie.

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    E' un bellissimo omaggio, poetico e senza retorica a Melissa e a tutte le ragazze della sua età, quelle ancora rimaste a testimoniarci i suoi e i loro stessi sogni. bravo Rocco Boccadamo.

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    Anche la tua mente, lieve e meravigliosa come farfalla, si unisce alle ali variopinte dell'immagine che di Melissa ti è rimasta, Rocco: la sfiori, la innalzi e t'innalzi. Credo che Melissa, leggendoti e leggendosi sposa mancata di sogni terreni e stilista acclamata di trame celesti, ti sarebbe grata per tutta la luce che hai aggiunto alle sue lacrime sorridenti.

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    Giovanni Romano aveva una buona ragione per ridere e sdrammatizzare cantando la canzone dei mitraglieri ai figli tanti anni dopo. Voleva forse scrollarsi di dosso ancora e ancora la patina di malinconia e di paura che un ragazzo come lui doveva essersi sentita nel cuore durante gli anni della guerra in Etiopia. Tante son state le sue esperienze al fronte, che quest'uomo si può dire una spugna imbevuta del coraggio e del forzato umorismo del soldato che osa e teme. Immaginiamo cento, mille soldati come lui, esaltati ed impauriti da campagne di convincimento e arruolamento messe in atto dal regime fascista: discreto salario in una dilagante miseria e buon plagio al grido di 'arditi, forti e fieri, noi siamo il più bel fiore dell'italiano onor'. Con questo stato d'animo Giovanni parte per l'Etiopia e, come tutti, qui perde una parte di sè nelle barbarie delle armi, della nostalgia di casa e del ricordo struggente di un amore caro e sadicamente incerto come il proprio destino. E' il solito gioco di dadi della guerra in attesa di quel numero conteso tra la vita e la morte. E mentre i versi della canzone dei mitraglieri passano sotto i nostri occhi a ritmo di marcia, non possiamo non coglierne una rassegnazione più forte dell' "onor", una poesia più semplice della vita e un amore più struggente della poesia. La trovata straordinaria di Giovanni di concordare un possessivo al femminile, mia, con un nome al maschile, tesoro, è geniale, ingenuamente contadina e rispettosa della delicatezza e della forza che l'altro sesso, quello che rimane a casa a contare i giorni e a piangere l'assenza, impone al cuore senza asprezza ma con inevitabilità. La trovata di Alfredo di corredare, poi, le strofe di questa canzone dimenticata con le immagini dei protagonisti è a dir poco illuminante. Lo sguardo fisso e imbarazzato di un giovanissimo Giovanni soldato nel 1935 diventa quello più maturo della guardia confinaria del '44, mentre la bellezza impareggiabile di Lucia, sua giovane moglie, passa attraverso una foto ricordo con volontà di perfezione per approdare allo splendido viso sofferto che hanno sempre le lacrime quando cadono per amore.

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    Ecco la differenza di un' epoca che favoriva il merito e premiava il migliore e il nostro mondo politicamente (e sembra fuori luogo il proprio nome) corretto che esalta la mediocrità.

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    Raffaella Verdesca ci stupisce sempre per ciò che scrive, giacché anche pensieri e parole che fanno parte del suo vivere quotidiano hanno sempre uno sguardo rivolto alla poesia. Raffaella tra le nuvole? No, Raffaella vive la sua vita a pieno ritmo, giacché la poesia, ποίηση in greco, significa fare, agire, vivere la vita nel modo più esaltante possibile. Ogni parola che scrive Raffaella è un dono per tutti noi.

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