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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Mi chiedo a volte: ma come faremmo noi spigolatori senza Raffaella Verdesca? Devo ammettere che i suoi commenti hanno il pregio del tocco magico non dissimile da quello di un grande chef che, con un'ultima spolverata geniale, rifinisce un piatto che appaga non solo il palato, ma anche il naso e la vista. Raffaella insomma ce l'ha mandata qualche angelo buono per dispensare grazie a noi poveri mortali. Lei stessa è un dono e perciò guai a chi ce la tocca!

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    Grazie Raffaella per il commento come sempre ricco di spunti e graditissimo

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    indubbiamente l'opinione di ognuno va rispettata anche quando uno crede che un cacciatore per il sol fatto di andare a caccia è cerebroleso... nell'esprimere brevemente la mia opinione non userò per rispetto a tutte quelle persone diversamente abili che purtroppo subiscono tutti i giorni le ingiurie di populisti senza scrupoli che per essere offensivi nei confronti del nemico lo dichiarano handicappato... io sono convinto che la caccia non è il “sadico” gusto di eliminare la fauna dal territorio (come dicono gli “anticaccia”), ma è un'attività naturale vissuta con sforzo e perseveranza, con astuzia e furbizia, è una eredità derivante dell’atavica lotta per la sopravvivenza delle specie . Il cacciatore è qualcosa di diverso dal solito macellaio, dall’industriale di carni in scatola, dal venditore di carni insaccate, dal contrabbandiere di avorio, dal credente che festeggia determinate ricorrenze sacrificando agnelli, maiali, polli tori, dal produttore di uova e da altre attività umane che hanno a che vedere con la vita e la morte degli animali. Queste ultime utilizzano, nel corso dei loro lavori, mezzi sempre più nuovi per pianificare le uccisioni e rendere fiorenti i relativi commerci. comunque a ognuno le sue opinioni nel rispetto dell'altro...se qualcuno è convinto di essere una specie superiore e non vuole rispettare gli altri lascio a lui le sue illusioni e tengo strette le mie piccole certezze... non ultima il fatto che la neurofisiologia moderna sta dimostrando che anche neuroni apparentemente morti possono, sia pur raramente, “risvegliarsi”…

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    j adore

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    Tutte le etichette alternative ed eufemistiche che abbiamo inventato (“non vedente”, “diversamente abile”, etc, etc...) rappresentano solo la prova eclatante della miseria della nostra “normalità”, perché non hanno certo migliorato le condizioni di vita di chi è stato ed è meno fortunato di noi ma son servite solo in modo schifosamente pietistico e buonista a metterci in pace la coscienza. Sono convinto, al contrario, che chi professionalmente (e non solo...) si prende cura di loro debba fare ricorso alle conoscenze indotte, almeno si spera, dallo studio ma, forse in modo preponderante, al meglio della sua umanità: un sorriso, una carezza, uno sguardo di complice intesa, al limite un rimprovero, valgono più di qualsiasi medicina ed il minimo riscontro dell’esattezza delle nostre intuizioni del cuore, in questa come in altre professioni, è più gratificante di qualsiasi avanzamento in carriera con connesso aumento di stipendio. Un cerebroleso resta tale comunque lo si chiami, a un cieco non importa minimamente essere chiamato non vedente, e così via; perciò, paradossalmente, non mi pare, per quanto ho appena finito di dire, offensivo per questi poveri Cristi se utilizzo questa parola, che pure esiste, per stigmatizzare, in persone cosiddette normali (oggi i cacciatori e non solo di uccelli, domani, in un barlume di lucidità, me stesso), certi comportamenti che altri meno fortunati di loro non assumerebbero (e non sempre perché non ne avrebbero l’abilità...). Certo, non appena l’onestà avrà fatto il suo ingresso nelle stanze del potere, sarò felicissimo di sostituire “cerebroleso “ (o, se preferisce, “scemo”, “idiota”, “cretino”, “imbecille”, “deficiente” e simili) con qualche altra voce da scegliere in una vasta gamma di titoli, più o meno rappresentativi, di fronte ai quali oggi quasi tutti (certamente io no) si scappellano... (vuoi vedere che ora il “populista” si fonde e si confonde col “qualunquista”?) perché “ladro”, questa è l’amara realtà, oggi e più rispettabile e dignitoso di “cerebroleso”. La contrapposizione tra il nobile, perseverante ed eroico cacciatore (dotato di fucile con puntatore laser, servogrilletto e pure ammortizzatore del rinculo; pare, però, che in qualche magazzino militare sia stato scoperto il furto di un numero considerevole di sensori antiuomo da parte di alcune aquile che poi li avrebbero ceduti ad altri uccelli in cambio di informazioni sulla dislocazione di alcune conigliere...meno male, perché, così, almeno si ristabilisce una certa parità) e il macellaio sanguinario “avido di profitto” rappresenta un’altra clamorosa contraddizione (e sono due...), perché mi si dovrebbe spiegare cosa ci sia di nobile nel conservare, coltivare, e magari tramandare ai propri figli “un’eredità derivante dall’atavica lotta per la sopravvivenza delle specie”, confondendo ciò che in un passato antico di milioni di anni fu una necessità con quello che oggi è pura, non so quanto inconsapevole, perversione. Ogni opinione è certamente rispettabile, fino a che non cade in contraddizione, pur conservando, questo è fatale, un pizzico di verità, perché, fortunatamente, nessuno possiede quest’ultima integralmente; l’opinione contraddittoria, però, perde fatalmente in credibilità ed autorevolezza, anche se ogni genitore non rinuncia mai, nonostante tutto, all’amore per il proprio figlio. Non starò a far perdere o a perdere ulteriore tempo per fare distinzioni, più o meno sottili (peraltro da lei avviate e poi bruscamente interrotte per riservarmi , pur in modo indiretto con l’utilizzo di “se qualcuno”, stessa tecnica usata all’inizio per esibirsi in quel, è una fissa!, “populisti senza scrupolo”, una patente di pretesa, da parte mia, appartenenza ad una razza superiore) tra specie fortunatamente sopravvissute e libere (per quanto?), addomesticate e allevate né per rispondere ad una sua eventuale domanda circa le mie possibili abitudini vegetariane, pure alle quali per estrema coerenza dovrei rinunciare (anche una rapa non selvatica è vita, e soffre quando l’immondo ortolano che pensa solo al profitto le tronca la testa...), nutrendomi solo di pietre.

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    Tranquillo Alessio, di gufi come quello l'Italia é piena ma continua grande, anche nel calcio, i tedeschi invece si guardano di sottecchi e pensano: Porka vakka, siamo fritten!!! Hai ragione Raffaella, la Patria può essere amata anche in un gioco di pallone, principalmente da chi é onesto con se stesso e non l'ha tradita mai!

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/01/21/fanfulla-da-lodi-ed-altre-opere-leccesi-di-anto... [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2012/02/18/antonio-bortone-da-ruffano-1844-1938-il-mago-sa... Share this:FacebookTwitterStumbleUponStampaRedditLike this:Mi piaceBe the first to like this. [...]

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    Caro Armando, basta aggiungere una distinzione alle tue, nel regno dei viventi, tra regno animale e vegetale per non cadere in contraddizione con il sentire che ti porta a non mangiare (e non uccidere) animali. Le pietre sono indigeste, ma la verdura non mi risulta soffra...benchè viva! ;)

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    Le piante non hanno un sistema nervoso centrale come quello della specie animale, ma reagiscono, come sai, agli stimoli con reazioni varie che sono ancora in fase di studio e di interpretazione. Decenni fa si era convinti che gli animali non avessero sentimenti (proprio quelli che a noi umani permettono di amare, odiare, piangere, ridere e, perché no?, ironizzare); gli studi più recenti hanno messo quanto meno in dubbio questa certezza. Meno male che per una eventuale dimostrazione che anche le pietre soffrono chissà quanti anni dovranno passare ancora! Però, a pensarci bene, se la metempsicosi non è una favoletta e se, oltre agli animali, pure i vegetali e i minerali soffrono e hanno quello che la religione chiama anima, staremo tutti freschi...

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    Il coraggio delle idee, la forza della libertà e della giustizia resistono alla repressione, perchè dove il pensiero e le azioni di alcuni brillano ed emergono su quelle degli altri, l'unico modo che i vili conoscono per farle tacere è la violenza. Bruciate pure il campo, vedrete che l'erba, prima o poi, verrà fuori più verde di prima! Ci uniamo al ricordo e al rispetto verso eroi di casa nostra e del mondo, vicini di casa, amici, conterranei, parenti di ogni epoca, che oggi Alessio onora attraverso notizie e personale partecipazione. Uno dei pochi casi in cui il termine 'nostri simili', riferito ai personaggi su descritti, ci riempie di orgoglio.

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    Finalmente il Fanfulla, che da piccolo mi incuteva timore, da adolescente curiosità, ora stupore! Un grazie a chi è stato attento al suo stato di salute ed ha salvaguardato la sua incolumità! Ben tornato Fanfulla!

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    Tempo fa stavo cercando proprio la storia di Profico e Caputo. Che dire, grazie ancora agli spigolatori! Siete una fonte inesauribile di testimonianze storico-culturali!

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    “...un uomo coraggioso, sicuro della bontà della propria azione, non privo di una certa simpatica gagliardia che, ad esempio, di fronte ai fascisti locali, lo portava a stendere il braccio, nel tipico saluto romano, esclamando subito dopo -Ché, piove?-“ Quella “simpatica gagliardia” (forse qualcuno avrebbe corretto in “goliardia”, ma condivido a denti stretti..., anzi non condivido affatto!) ha un nome ben preciso: ironia o, se preferite, sarcasmo. Dubito che la “clemenza” manifestata, per esempio, dallo stesso regime (la storia, però, anche qui, recita lo stesso copione da millenni...) nei confronti di Trilussa sia stata rispetto per un’intelligenza ritenuta superiore, anche se mi piacerebbe crederlo ma mi riesce difficile immaginarlo, considerando le garanzie di sanità mentale che può offrire chi parla di “razza superiore”. Non mi rimane che pensare una delle due: atteggiamento adeguatamente calcolato in base al danno che potrebbe venirne censurando o, addirittura, eliminando fisicamente l’incosciente audace; oppure, ritornando alla prima considerazione, impossibilità congenita (in qualche caso l’imbecillità, però, può avere origine traumatica) di capire un doppio senso, un’allusione appena appena velati. Ho deciso: per me vale la seconda!

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    D'altra parte anche Buffon ha detto "ero pronto a scommetterci che vincevamo"....

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    Cari amici e colleghi di "friseddha", non so se avete sentito della nostra iniziativa "intorno alla frisa"...nel pieno stile di tradizione e innovazione (che è il ns motto), abbiamo creato dei piatti- abbinamenti che vedono l'uso della frisella dall'antipasto al dolce...Vi assicuro che non è stata un'operazione blasfema ma al contrario, ha dato dignità e regalità ad un elemento annoverato tra i "poveri" della cucina salentina. Mi rivolgo a Marcello: se vuoi organizzare una serata a tema sono ben disponibile...tu o chi sai tu (Massimo sarebbe il...massimo, ma so che è impegnato in estate), curi la parte culturale ed io quella gastronomica...che ne dici?? nb la materia prima la facciamo noi nel forno a legna, a regola d'arte, e penso che sia un grande valore aggiunto! Ultima cosa: vi stuzzico con qualche esempio: Peperone cornetto ripieno di frisa d'orzo; Crema di cannellini, frisa di grano e cozze.... ;-)

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    Ci prendi per la gola fin dal primo mattino! una buona idea quella che proponi e credo bisognerà pensare prima o poi a questi raduni, Non credo però che ce la faremo per questa estate. Siamo al varo della Fondazione (credo il 29 luglio prossimo), quando presenteremo il libro di Napoli Leone e il primo numero del nostro "Il delfino e la mezzaluna". Magari se ne parlerà a settembre, sperando di avere con noi il magico Massimo Vaglio e (lo dico in silenzio) l'eccellente Pino de Luca. Ma stiamo pensando a tanto altro e una tappa speriamo tocchi proprio la tua bella masseria. Grazie Rita. A presto

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    Perfetto, solo che “li cafàusi” mi pare una doppia forzatura: dal punto di vista linguistico il suo singolare (cafàusu) è una creazione inizialmente più o meno individuale che ha poi frustrato l’aspirazione dei suoi pochi fruitori alla sua diffusione e all’evoluzione da deformazione del solito nesso inglese a quasi toponimo e da questo a nome comune (l’autore, spero, non mancherà di chiarire queste mie quasi misteriose parole...), figurarsi poi il passaggio dal singolare al plurale...; da un punto di vista storico (non sto dicendo architettonico) non l’accomunerei ancora a muretti a secco, paiare, neviere e simili, anche perché nella conservazione dell’antico bisogna rispettare, più che mai in tempi di ristrettezze economiche, delle priorità dettate dalla cronologia e dall’importanza del manufatto. Non vorrei, perciò, che ai responsabili (che fra qualche anno saranno impegnati con lo smaltimento del silicio...) politici venisse offerto il facile alibi che, se proprio bisogna salvare qualcosa, questo andrebbe fatto (ma sempre in teoria...) , tutt’al più, con una pagghiara, con un trullo (purché, sia ben chiaro, non disturbino il tracciato, non sempre retto, anche e soprattutto in senso metaforico... , di qualche superstrada) ma non con il cafàusu che per qualche decennio ancora varrà poco più di un water rotto, poi nulla, perché, a differenza di un trullo, di una pagghiara e simili, paradossalmente avrà pagato lo scotto della sua immersione in un ambiente densamente antropizzato alla cui vandalica stupidità avrà versato il suo esiziale tributo, nonostante il disperato tentativo di salvarlo da parte di qualche inguaribile pazzo che, comunque, ha, per quel che può valere, tutta la mia ammirazione. Non suscita la mia ammirazione, invece, il passaggio dalla scienza all’invenzione, che sembra l’espediente oggi più in voga per attrarre sensazionalisticamente spettatori o lettori. Sarò grato a chiunque mi citerà la fonte (intendo quella originale, antica, greca, latina o ostrogota che sia) che ha autorizzato a scrivere “Arthas...amico di Pericle”. Ciò che io so è solo quanto riferisce Tucidide (VII, 33, 3-4): “Demostene ed Eurimedonte, essendo pronto ormai l’esercito proveniente da Corcira e dal continente, attraversarono con tutta la spedizione lo Ionio in direzione del Capo iapigio; e muovendosi da lì approdano alle Cheradi, isole della Iapigia e fanno salire sulle navi centocinquanta lanciatori di giavellotto iapigi di stirpe messapica e avendo rinnovato con Arta (in greco Artas, e la dentale non è aspirata), che essendo un dinasta, aveva procurato loro i lanciatori di giavellotto, un’antica amicizia, giunsero a Metaponto d’Italia”. Nulla aggiunge Esichio nel suo lessico alla voce Artas: “Arta grande e splendido. Tucidide”. Le parole di Tucidide, dunque, non autorizzano a supporre un’amicizia diretta tra Pericle e Arta ma tutt’al più l’esistenza di una delega (nemmeno a firma di Pericle...) di rinnovo di alleanza militare nelle mani di Demostene ed Eurimedonte. D’altra parte, il pezzo citato di Tucidide si riferisce a fatti che avvennero nel 413 a. C. e Pericle, pace alla buonanima!, era morto da sedici anni, per cui parlare di amicizia tra i due, trascurando il fatto che allora non esisteva l’aereo..., sarebbe azzardato anche in un romanzo storico... La differenza di significato la lascio giudicare ai lettori, pur dovendo riconoscere, ahimè, che “amicizia” oggi non significa più comunione di affetti ma convergenza di interessi prevalentemente economici da tutelare (o da sviluppare...), se necessario, anche con le armi, proprio, insomma, come è da intendersi, purtroppo, l’”amicizia”, di cui si parla nel post. Chiudo con una considerazione di carattere generale: il nostro passato è così ricco, pur nelle sue miserie, che sarebba da stupidi non riconoscere, che esso non ha bisogno, per una sempre discutibile esigenza di nobilitazione, di superfetazioni di qualsiasi tipo. Sarebbe come se, avendo un bellissimo edificio antico, gli aggiungessimo, pur con la buona (quando c’è...) intenzione di renderlo più bello, degli elementi decorativi che subito nel lettore attento, per quanto antichizzati e in armonia col resto, susciterebbero più di una perplessità... Insomma, l’originale, nella sua integrità, è sempre un’altra cosa...e noi Salentini, se non riusciamo ed essere originali, dovremmo almeno rispettare l’”originalità” (l’ho scritto tra virgolette perché ha un doppio significato) dei nostri antenati. Solo così il nostro meridionalismo (non a caso mi è piaciuto nel titolo del post il punto interrogativo tra parentesi che accompagna “moderno”) potrà essere nuovo e diverso, autentico e vero.

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    Per Raffaella: Come al solito grazie per la splendida analisi e per gli spunti di riflessione che sai trarre dagli articoli Per Juan: Mi fa piacere che tu abbia trovato le notizie che cercavi. Ti rimando tuttavia al libro di Coppola dove troverai dettagli, riflessioni ed analisi preziose Per Armando: Condivido a pieno la tua riflessione e, per quel che riguarda l'espressione "simpatica gagliardia", è in effetti un po' desueta, ma non ho trovato altro modo per tradurre quello che nel dialetto del mio paese sarebbe semplice definire con il termine "spertaggine"

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    Meglio: Origanum heracleoticum e non: Origanum eracleonticum

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