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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Chi di noi non ha ascoltato, nelle feste di paese, le sonorità allegre delle bande musicali e chi, nell'attesa della statua del santo o dell'arrivo delle proprie emozioni, non ha osservato, a uno a uno, i musicanti intenti a sfilare per le strade? Bèh, Wilma l'ha fatto in maniera speciale, la sua. Solo attraverso la sensibilità di osservatrice attenta e la creatività di scrittrice fuori dalle righe, infatti, la Vedruccio ha ridisegnato con contorni netti e vitali un personaggio comune, forse il più dato per scontato di tutti, il percussionista, trasformandolo NEL PERSONAGGIO. Da lettori, respiriamo così la freschezza della sua giovinezza, stato soave dai più rimpianto, con ogni gamma di colorate sensazioni che la sua solarità ci regala. Il suonatore di tamburo ha tra le mani uno strumento solo all'apparenza monotono nel timbro, visto che quel suono cupo è ciò che per primo attira l'attenzione della folla, è ciò che, al pari del cambiamento della sua voce, attirerà per primo le donne che vorrà amare e le battaglie che vorrà vincere quando, ormai adulto, sceglierà se continuare a far parte della banda musicale o rimanere spettatore dell'allegra festa del paese e dei ricordi più felici del suo passato.

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    Ne ho piene le scatole di Armando Polito e di questo suo post che, puntualmente, ogni anno, al comparire dell'estate si piazza ai vertici delle cose (in questo caso meno di una cosuccia...) più lette!

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    io non taccio e sono indignato; se c'è una " casa della cultura " del '900 quella è casa COMI; anche Rina Durante, con le sue escursioni in Lambretta, amava considerarla tale. invito gli amici del Capo di Leuca e tutti gli intellettuali dell' UNISALENTO a promuovere azioni di protesta contro la Provincia di Lecce per questa scelta scellerata

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    La denuncia di Giacomo, chiara e passionale, attira lo sdegno di noi tutti, uomini con ancora un briciolo di cervello e una poderosa scorta di rispetto e amore per la storia, la nostra come quella di chiunque. Penso che la rabbia di Alfredo, la sottile e provocatoria ironia di Giovanna, l'amarezza di Enrico, la saggezza di Wilma e il chiassoso silenzio di Armando possano riassumere lo stato d'animo di tutti coloro che apprendono di questo progetto 'Trattoria Beni Culturali', siglato dalla Provincia di Lecce, sempre la stessa Provincia(and company, naturalmente) che avvalla l'espianto degli ulivi, che permette scempi e potenziamenti stradali inutili e lesivi del paesaggio e dell'archeologia autoctona. Insomma, sempre i soliti noti e ignoti(perchè ti devi guardare anche dai più insospettabili!). Dietro a ognuna di queste decisioni prese 'dall'alto' (si fa per dire!) esiste motivazione valida e soprattutto migliorativa della condizione e coscienza sociale dei cittadini? Non abbiamo bisogno neanche di sforzarci dietro a un pensiero o a una qualsiasi indagine, la risposta è NO. Evidentemente, chi ci amministra non ha identità territoriale e culturale, è semplicemente 'cittadino delle Sue Finanze', quindi rinnega la propria storia perchè ne trova una diversa e tutto sommato convincente ogni volta che controlla le sue tasche gonfie di denaro. E se per la Fornero il lavoro non è un diritto ma un guadagno da doversi sudare(lei e qualcuno della casta politica, infatti, sono così magrolini perchè si sono sciolti nel sudore; gli altri più in carne hanno fatto sudare gli altri!), perchè mai un palazzo storico, un giardino dell'800, una biblioteca, un frantoio ipogeo, un insediamento messapico o magari 8000 ulivi, molti dei quali secolari, dovrebbero essere il NOSTRO diritto per nascita, per eredità, PER DIRITTO? Mi spiace per l'anima di Bodini e di tutti gli illustri personaggi che di Palazzo Comi fecero casa d'accoglienza della nostra cultura e che, tra 'Caronte' e zanzare, potranno dormire ormai pochi sonni tranquilli. Chissà, magari gli odorini della Trattoria potranno stimolare il ricordo del loro stomaco umano pur mettendo a dura prova il presente del loro e del nostro buon gusto! Risparmiamo le poche oasi di benessere che possono rivitalizzare l'anima e lo spirito, perchè "Non di solo pane vive l'uomo...!"

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    Lasciando da parte la "stoffa" del critico e le "toppe", "ricamarci su", però, nell'uso corrente ha un significato negativo...Un caro saluto

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    PATHOS (Patù) Se il nome che t'han dato è vero ed è reale, se ancora ai giorni nostri quel nome antico vale, quel sentimento impernia le arterie del mio cuore, mi pulsa nella mente s'aggiunge al mio dolore. Mi sforzo di scordare, cancello ogni emozione, l'affetto dal mio cuore io provo ad affogare. Non ci riesco sempre, ma poi che male c'é? In fondo quel che ho perso è solo nostalgia, ho regalato affetto come un anziano tenero a chi coglieva l'attimo, a chi mania cercava con sadica ironia, Di lei cosa è rimasto? Sol nebbia nel mattino , l'impronta del disgusto, le notti desolate, le mani un po' insabbiate. Ora m'aggiro libero per questo colle antico cancello le mie pene semino l'allegria, poi tutto ridisegno con una poesia. Salvatore Armando Santoro (Boccheggiano 2.7.2012 - 13,19)

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    Chi non ricorda il passato non può avere futuro. Nel basso Salento vi sono immense risorse culturali che farebbero da coreografia e complemento allo sviluppo turistico della Territorio. Mi riferisco anche alle Grotte di Macurano, alle Centopietre ed al Vereto di Patù, opere in perfetto abbandono, a tutte i resti della Via Traiana, che vengono ricoperti da detriti di vario genere e che offendono l'intelligenza di chi ama il Salento. Risorse che vanno tutelati e valorizzati. spero che gli abitanti lo capiscano e difendano le loro ricchezze che molti non sanno di possedere. Salvtore Armando Santoro www.circoloculturaleluzi.net VERETUM Dall'ermo colle ove solingo giornate passo a rimirare il mare, la tua casa riguardo e tracce cerco della tua presenza. E mentre penso, sotto i miei piedi orme lontane inseguo, tratturi dell'antica Via Traiana che la storia sovrastano, al tempo perdurano e la memoria antica, tracce di porti e navi, nei fondali del mare archiviano incostanti. L'urlo dei cavalieri ancor resiste: nella vallata l'orda musulmana cozza contro il Vereto e la respinge. E se la croce è un simbolo che dura se quella mezza luna ancor resiste, se nei geni della razza vinta ancor persiste la traccia dell'antica violenza allor subita, anche il bianco vessillo dei crociati al sole splende tra le mura antiche d'una rocca che protezione diede, e riparo e conforto, a quella gente che l'onta subì impotente delle incursioni degli infedeli predoni saraceni. E questa terra, figlia della stirpe dei cretesi, dei messapi, dell'orgoglioso e forte popolo japigio, le tracce ancor conserva d'una cultura che non è finita. Dormente giace sotto le zolle, tra le pietre di questo suolo ingrato, e nel tempo teschi ed ossa ridona all'ignaro bracciante che al sole le zolle rivolta e sassi ammucchia ai bordi dei poderi. Le vestigia antiche ancora custodisce d'una storia tutta da stilare che sempre a un popolo appartiene, d'una storia che il tempo non cancella e che attende, paziente, che al sole riemerga e che sia letta. Salvatore Armando Santoro (Boccheggiano 23/12/2009 12.22)

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    Un vuoto stracolmo di personalissima sensibilità e raffinatissima poesia.

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    Non ho potuto visitare la tua mostra, suggeritami dal mio amico Maurizio Nocera. Spero di avere un'altra occasione. Saluti a te e a lui, con tanti auguri, Ezio Sanapo

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    Esterrefatto!

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    L’articolo di Giacomo Cazzato è condivisibile dalla prima all’ultima parola. Il fatti denunziati non è eccezionale, al contrario; direi che è emblematico della incapacità delle classi dirigenti meridionali di considerare la tradizione e la cultura beni preziosi e non invece inciampi fastidiosi di cui disfarsi. Fanno così da secoli, almeno dalla morte di Federico II in poi. Bisogna solo rassegnarsi e subire? No, chi ha voce parli, chi ha orecchie ascolti, questa è la strada da seguire. Verrà il giorno, non so se prossimo o un po’ più lontano, in cui idee miserrime come quella di trasformare in bettola (o magari in ristorante di lusso) un luogo in cui i muri stessi trasudano storia non potrebbero neppure manifestarsi, sarebbero seppellite dal dileggio dei cittadini fieri del passato e consapevoli del presente. Non tacere, non smettere di pensare, questa è la strada. Bravo, Giacomo, ha fatto la scelta giusta Rosario Coluccia, preside di Facoltà, Unisalento

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    peccato che fossero i Greci a mettere in campo eserciti di omosessuali, piuttosto... l'effemminatezza per il greco passa anzitutto per il truccarsi al fine di sedurre maschi e/o femmine, non per l'orientamento sessuale.

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    In quanto coordinatore del sito tengo a precisare che se qualche rappresentante delle istituzioni provinciali vorrà replicare sulla questione. esplicitando il proprio punto di vista sulla vicenda, garantiremo - come sempre - il diritto di replica. Saluti

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    Queste soluzioni dimostrano la scarsa creatività da parte dei decisori. Altrove le soluzioni sono diverse. Penso a villa I Tatti, che ospita il Center for Italian renaissance Studies dell'Università di Harvard, che la mette a disposizione di studiosi per le loro ricerche. Questa è una maniera alternativa alla trattoria per valorizzare un bene come il nostro, che vanta una bella biblioteca e luoghi di studio non secondi a I Tatti. Se invece il problema è quello di sostenere la manutenzione del Palazzo, non sono certo 1800 Euro all'anno a risolverlo. Domenico Laforgia

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    Ora sì che mi è chiaro tutto! Ma mi faccia il piacere!, avrebbe detto il grande Totò...

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    Ma iscriversi è GRATUITO? O c'è un costo?

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    Valorizziamo il Salento con le nostre risorse, apriamo strutture ricettive per il turismo soprattutto in questo momento di crisi.

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    Se la trattoria che entrerà lì è quella che penso io spero finalmente di trovare posto

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    Ben venga la trattoria in un giardino fatiscente dove la fanno da padrone i topi; giardino a cui fino ad oggi nessuno si è mai interessato.

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    Non conosco i dettagli minuti della vicenda, tuttavia ho l’impressione che lo sdegno per la via scelta sulla ridestinazione di alcuni spazi del Palazzo Comi sia un po’ eccessivo. Non credo che quanto stia avvenendo precluda la possibilità di percorre parallelamente altre strade a completamento di un’idea progettuale variegata da comporre intorno ad un bene così importante. Altre parti del palazzo potrebbero ad esempio essere finalizzate a usi diversi, come quelli proposti sopra dal rettore Laforgia nel suo commento. Anzi, intrecciare possibilità diverse – purché ben armonizzate e integrate – mi pare la miglior via percorribile per pensare secondo modelli di sviluppo sostenibile che alla cultura, alla ricerca e alla valorizzazione storica del patrimonio integrino (sollecitandole) altre energie della società, comprese le forze economiche imprenditoriali. Qualcosa del genere è già avvenuto nel castello di Corigliano d’Otranto e mi pare che sia stato un modo riuscito e intelligente per valorizzare il monumento, ieri cadente e vuoto, oggi attraversato da flussi vari di turisti interessati al monumento agevolmente fruibile, avventori dei bar ospitati all’interno, partecipanti agli eventi culturali organizzati nelle sale del Castello ecc. L’unica certezza che credo ci possa accomunare tutti (favorevoli, critici e dubbiosi come chi scrive) è questa: lasciare certe realtà nello stato attuale di evidente abbandono e trascuratezza (ci sono passato poche settimane fa da quella piazza e l’abbandono trasudava da ogni centimetro di quel Palazzo) non reca alcun vantaggio a nessuno, né al patrimonio né all’economia del territorio né alla memoria stessa di quelle sale, così ben evocata dal buon Giacomo nel suo vivace pezzo. Ridare vita a sale antiche che raccolgono frammenti importanti della nostra memoria, ridestare l’interesse, la curiosità e la voglia di accostarsi a questi ambienti, in forme e modi diversi purché rispettosi del luogo e della sua natura: è questa la sfida vera e va accostata con serenità e apertura mentale da parte di tutte le forze e le intelligenze del territorio, in modi vari e complementari che disegnino vie sostenibili per valorizzare le risorse patrimoniali, rendendole memorie vive, godibili, fruibili, sottraendole all’oscurità e all’abbandono, quell’abbandono quotidiano, invisibile, quell’abbandono che non fa rumore e non cattura interesse mediatico, quella bestia silenziosa che lentamente ci sottrae tutto, il patrimonio, la ricchezza, le energie e la voglia di trasformare non per cancellare ma per conservare!

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