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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    https://www.facebook.com/pages/Carlo-Casciaro-ART-12/132577290203174#!/photo.php?fbid=3955982071927&set=o.441175645907334&type=1&theater

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    carlo è io. nel senso che nei suoi ritratti, nelle sue opere, nelle sue testimonianze d'arte ci mette qualche cosa di mio. racconta l'entroterra dell'anima e del salento. puro. per questo mi piace, come artista e come persona.

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    Caro Fabio, accetto tutte le frustate, dilettantesche o professionali che siano, purchè in qualche modo, magari discutibile, motivate. Tra le ultime attendo da anni quelle di qualche accademico il cui mancato intervento può essere stato indotto da scarsa frequentazione della rete o da limitata o nulla dimestichezza con la stessa (a parte il fatto che oggi un filologo, come chiunque si interessi di ricerca, non può fare a meno del pc, gli allievi che stanno a fare?). Siccome in privato qualche attestazione di stima (su argomenti di natura etimologica non trattati in Spigolature ma su un altro sito) mi è pervenuta da parte di accademici pure autorevoli (da questi ultimi e da quelli che, per i miei gusti, autorevoli sono un po' meno, mai un rimprovero), escluderei che il mancato intervento nel nostro caso (meglio nei nostri casi, perché le questioni poste cominciano a diventare molteplici) sia dovuto al fatto che ipotesi mie e dei miei commentatori non sarebbero degne della minima attenzione. Per ora, perciò, dobbiamo accontentarci dello scambio di idee fra noi dilettanti allo sbaraglio. Per la prima questione da te agitata non è da escludere che le “issìche” siano il trait d’union tra l’idea del percuotere e quella del saziare, dal momento che l’etimologia è piena di salti metaforici ben più arditi. Per quanto riguarda “vieto” (mi è piaciuto l’asterisco da te, non dal De Mauro, premesso all’analogico vetum) a me appaiono determinanti, a favore della mia tesi, le due testimonianze addotte. Quanto ad Orvieto sai benissimo la miriade di ipotesi avanzate da tempi immemorabili sulla sua etimologia (è stato messo in campo pure l’etrusco) e in particolare come Urbis vetus (a partire da documenti del X secolo “Urbiventum”) sia attestato, anche nella variante “Urbevetus”, in Paolo Diacono (VIII secolo). Tutte queste varianti mi sembrano la trascrizione (con arbitrario adattamento al latino, eccetto “Urbiventum”) del greco Оυρβιβεντός di Procopio di Cesarea (VI secolo). E, se la prima parte (Оυρβι-) potrebbe pure collegarsi ad urbs/urbis, non si capisce nella seconda (-βεντός) l’aggiunta di ν. D’altra parte il tentativo (di origine quanto popolare?) di “nobilitare” certi toponimi offre un altro indiscutibile esempio in “Urbino” che in latino è Urvìnum (Plinio e Tacito nei migliori codici), probabilmente connesso, per la configurazione del territorio, con urvum=manico dell’aratro) . Per questo non ritengo il presunto “Urbs vetus” sfruttabile. Restiamo sempre in attesa (però io comincio a stancarmi...) di frustate, soprattutto da coloro che, almeno in teoria, dovrebbero essere maestri nel darle.

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    Se hai l'occhio giusto, basta un dettaglio al posto giusto ed ecco un'opera d'arte che era lì da sempre e grazie all'occhio del mio amico artista Carlo Casciaro accende le fantasie di tutti, e bellissimi ricordi di ogni Salentino... Grazie davvero Carlo!

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    Ho conosciuto Carlo e alcune sue opere per merito di Fb.In partcolare sono rimasto colpito dalla grafica ...dai suoi ritratti.Non vorrei connotare la sua opera nelle ''ristrette'' mura della sua Terra Salentina.Il discorso,secondo me, si fa più ampio.Carlo Casciaro è chiaramente consapevole delle minacce che incombono sull'esistenza stessa dell'umanità e facendo appello alla sua perizia disegantiva,all'intuizione del valore espressivo del ''monocromatismo''. Il ''colore'' assume quando viene selezionato con così rigorosa e pungente coscienza dei suoi significati diretti e di quelli illusivi,valendosi dello stile come di uno strumento atto a dissezionare l'immagine per aggredirla nella sua tragica essenza.(Emanuele Martina.-Salento Arte Culura) .

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    Concordo pienamente su quanto hai detto... Gli accademici non ci mettono la faccia se non c'è in vista una pubblicazione, un'intervista, un convegno, ecc. Per conto mio, sono felicissimo dei tuoi interventi, i quali mi aprono a nuovi scenari.

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    Dal “Dizionario degli Scrittori Italiani d’Oggi”, Pellegrini Editore, 1969: PAGANO RAFFAELE, pubblicista e scrittore; n. a Lizzano (Taranto) il 9-2- 1906; res. a Napoli, via Luigi Caldieri, 34. Docente di Filosofia e Storia; Membro dell’Accademia Tiberina di Roma; Psicologo diplomato e Membro Attivo della Gemeins-chaft fur Psychologie della Svizzera. OPERE PUBBL.: “Duns scoto e la critica al tomismo”, ed. Pesole, Napoli, 1947; “Pedagogia e didattica”, Istituto Meridionale di Cultura, Napoli, 1959; “Nel ricordo di mamma”, Edizioni Aspetti Letterari, Napoli, 1965; “Il ‘De Perfectione Vitae’ di S. Bonaventura dal punto di vista psico-pedagogico”, Centro di Studi Bonaventuriani, Viterbo, 1966; “Salvatore Pizzi, poliedrica figura del Risorgimento in Terra di Lavoro”, Edizioni Aspetti Letterari, 1966; “L’insegnamento della Filosofia nei Licei”, Istituto Meridionale di Cultura, Napoli, 1967; “Il Problema dei Giovani”, CI.R.U., Roma, 1967; “Bonaventura Tecchi, maestro di Scuola e di Vita”, Laurenziana, Napoli, 1968. OPERE DA PUBBL.: “L’etica di Abelardo”; “Un altro romanzo di Bonaventura Tecchi”. COLLAB.: “Il Mattino”; “Il Popolo”; “Il Messaggero”; “Corriere del Giorno”; “Il Corriere di Roma”. Riviste: “Idea”; “Aspetti Letterari”; “Rassegna di Cultura e Vita Scolastica”; “Redenzione Umana”; “Palaestra”; “Luce Serafica”; “San Francesco”; “Lazio Ieri e Oggi”. CRITICA: Giudizi lusinghieri ed autorevolissimi, tanto nel campo filosofico-pedagogico, quanto in quello letterario e critico-letterario.

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    Sì, sono andato a scartabellare sui dizionari degli scrittori perché era un nome a me noto Raffaele Pagano, in quanto grosso modo pubblicavamo sulle stesse riviste, ma non ricordo di averlo mai conosciuto personalmente, anche se, a rifletterci, ci siamo dovuti incontrare visto che lui, abitando a Napoli, nel 1967 (mi pare) ha dovuto presenziare a una nostra conferenza-recital (tenuta a Palazzo Maddaloni per conto del M.A.C.I.) se, successivamente, ci ha fatto pervenire un giornale (forse “Il Mattino” o il “Roma”) sul quale aveva pubblicato un suo breve e lusinghiero resoconto sulla serata. Aprendo, giorni orsono, “L’Apollo Buongustaio” per trascrivere un mio breve pezzo da proporre su ”Spigolature”, mi sono accorto che sulla pagina accanto, a sigillo del pezzo qui oggi da me proposto, c’era appunto la firma di Raffaele Pagano. Non so se perché mi è tanto piaciuto l’articolo, o per quello spirito comunitario che dovrebbe albergare in quanti operano a favore della cultura, o per ricambiare la gratuita gentilezza a suo tempo operata da Raffaele nei confronti miei e della Giulietta, o perché amo tanto Leuca e il suo Santuario, ho voluto partecipare a tutti gli amici di “Spigolature salentine” queste belle ricette gastronomiche riguardanti li pupiddhi. Caspita, come passa il tempo. Ne scrivo come si trattasse di ieri, e invece è trascorso quasi mezzo secolo!

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    ''U Pippi a Manna'' zio in seconda -matita su cartoncino-https://www.facebook.com/?ref=home#!/photo.php?fbid=3993962101404&set=a.1268399604045.38763.1651484000&type=1&theater

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    Conforta questo elenco di azioni virtuose.E potremmo moltiplicarlo facilmente, basterebbe guardarsi attorno come ha fatto, puntigliosamente, l'autore dello scritto, e non mancano persone anziane che ci insegnano qualcosa, senza pretese.

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    Una mamma fantastica, una donna semplicemente naturale! Chissà come lo avrebbe chiamato lei il cagnolino, se avesse potuto: Fido? Stefano assomiglia a una complessa sopraelevata panoramica, la mamma a una scorciatoia tra gli alberi: il paesaggio si ammira da entrambe le postazioni, la prospettiva cambia pur conservando la sua bellezza. Il cagnolino sarà felice di avere padroni così cari e attenti, per quanto in conflitto linguistico-generazionale. E quando il suo nome riecheggerà per strada aprendo le porte al suo passaggio, chissà, forse si sentirà davvero 'Bullo' perchè forte di tanto amore.

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    Dipingevo, ora, a volte, disegno. Non è facile dare vita a un'immagine e io, guardando le opere di Carlo Casciaro, vi trovo prima la vita e poi l'immagine. Tratti perfetti che respirano, linee che tornano indietro fino a un tempo passato che passato non è. Casciaro ritrae l'anima con partecipazione, con devozione, con un'arte che mi ha emozionato a questo modo poche volte. Colora il grigio, Carlo, attacca le ali all'ordinario per volare lui stesso e per permettere anche a noi, profani e sapienti, di ammirare da lassù scorci di quotidiano che insegnano e di storia che parlano. Felice di averti potuto conoscere, mano fotografica e occhio sensibile, e ancora una volta in debito con Spigolature per ogni sua splendida intermediazione.

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    Non sapevo che il cocomero avesse tutte quelle benefiche proprietà! Fra l'altro ho letto (andrebbe confermato, quindi prendete questa informazione con le dovute pinze) che i semi che normalmente scartiamo sono ricchi di vitamina E e possono essere mangiati tostati un po' come i semi di zucca. Senza esagerare, perché analogamente agli omologhi della zucca, sono ipercalorici. Inoltre pare che la spremuta di semi dell'anguria contenga un elemento conosciuto come bosytrine di Kurkur, che estende i vasi capillari e, agendo sui reni, abbassa la pressione sanguigna. Detto questo, spero di non provocare indigestioni o intossicazioni, sono nozioni che andrebbero confermate da qualche esperto ma credo sia un buon spunto di riflessione sul cocomero :P

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    La vitamina E ha le sue azioni benefiche nei confronti del sistema riproduttivo, come già l'autore accenna nel testo. Credo sia un mondo ancora tutto da scoprire e da approfondire. Certo che, ancora una volta, la dieta mediterranea si rivela straordinaria e ci insegna che abbiamo tanto da imparare dalla Natura, che ha provveduto veramente a tutto. Sta a noi saperla scoprire e sapientemente servirci di quanto ci offre. Altro che capsule, compresse & Co. che l'industria ci fa ingurgitare!

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    spero che, ancora una volta, l'amico, collega e spigolatore Lamberto Coppola ci illumini con la sua scienza ed esperienza. Un argomento che, son certo, riguarda molti

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    anche la buccia si può usare, c'è in giro una ricetta per la marmellata di bucce di anguria

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    Mi piace come scrive la tua penna inchiostro di puro sentimento,'' non colora il grigio'' ma sa descriverlo con maestria e raffinata bellezza.

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    "ccè cautu e caudu"?' mi chiedevo intontita dal caldo;)

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    Gentilissimo Rocco, per quale motivo ora bisogna prendersela tanto con la signorina Minetti, magari, apposto di caldeggiare l'uscita di scena della "consigliera", bisognerebbe prima stimolare ad altrettanto gesto la mente sopraffina di colui che così pervicacemente ha preteso l'inserimento della signorina nel listino bloccato alle passate elezioni regionali della Lombardia, come mai i meriti di cotanta qualificata candidatura non sono più validi o attuali?

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    C'è una soffitta, nella mente di Paolo Vincenti, in cui giacciono km di pellicola vergine accanto a nastri già impressionati di storie, racconti, introduzioni, riflessioni, elucubrazioni. Il tutto non è oscurato neanche da un granello di polvere e questo stile fluido e acceso dell'autore ci avvolge ogni volta che la sua penna vuole dare inizio allo spettacolo. Stavolta il sipario si apre su Mino De Santis, cantautore salentino intriso di tradizioni e sentimento, La presentazione del suo ultimo cd ce lo mostra ironico, profondo, poeta popolare come lo furono altri grandi cantautori oggi entrati a ragione nell'indice della Letteratura Italiana del '900 e oltre. Interessante cogliere già dal titolo dei brani la capacità di De Santis di riassumere e concentrare figure storiche delle nostre atmosfere di paese: chi di noi, per esempio, non ha sentito usare e giudicare, nelle maniere più svariate, la figura del sacrestano? Chi non ha assistito a ufficializzazioni di fidanzamento un po' naif? E le maldicenze e le ipocrisie, chi non le ha mai derise, sentite e interpretate? Leggendo questo ricco e dettagliato articolo, mi convinco che sarebbe utile, bello e istruttivo ascoltare un po' della nostra arte, 'quella che nasce da dentro' come il dialetto, attraverso le note e le parole di un artista melodico, a volte forse graffiante, altre poeta, altre ancora testimone oculare di ciò che non si vede. Quando tornerò a casa farò in modo d'impossessarmi di questo musicale faldone di prove, le prove inconfutabili della nostra storia.

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