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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Beh che dire una fondazione per il Salento o meglio per la gloriosa Terra d'Otranto è veramente un atto d'amore per la propria terra tanto amata ma tanto offesa da lobby che pur di incassare milioni di euro stanno dissacrando il nostro territorio e le nostre bellezze paesaggistiche. Il mio augurio al Presidente Dott. Marcello Gaballo, al Comitato Scientifico e a tutti coloro che vi aderiranno, affinchè attraverso la validità dello strumento della Fondazione si possa apportare con stile e scienza come già ben evidenziato in Spigolature Salentine, CONOSCENZA, di cui solo l'ignorante non ha mai sete! Mi auguro di poter per quel che posso contribuire a questa sete. Buon lavoro Roberto Gennaio

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    La prima targa la ricordo molto bene, in piazza a Martina Franca vicino al palazzo del Municipio, ci passavo davanti le sere di libera uscita della leva e faceva impressione vedere citato Otranto così lontano. Io a questo accorpamento ci credo poco, mi pare più fumo per i banchieri dell'Europa che vera volontà politica.

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    ma se Lecce rimane provincia la terra d'otranto riguarderà Brindisi e Taranto?

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    Terra d'Otranto comprendeva anche Matera.

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    La tua sensibilità letteraria e poetica traspare in questo articolo e lo spirito delle donne che tu hai ben descritto ti saranno grate.

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    Negli anni '20, la creazione delle province di Taranto (1923) e Brindisi (1927) generò non poco malcontento tra i leccesi, tanto che, ancora negli anni '30, Mussolini, per ingraziarsi la città, si sentì in dover di tornare sull’argomento. Arringando la folla, il duce elogiò i camerati di Lecce per aver dimostrato "coi fatti, i quali soli contano, che sapete astrarre dai particolari interessi della vostra città, quando gli interessi di più grande portata siano in gioco. Non solo non avete protestato, ma avete accettato e compreso la decisione del governo che creava le due nuove province di Brindisi e Taranto". Come molto spesso accadde in quel ventennio, si trattava di un consenso prettamente di facciata. Ben lo dimostra un episodio avvenuto poto tempo dopo la proclamazione della nuova provincia di Taranto. Durante una visita in città del gerarca Achille Starace, i leccesi affisserò di fronte al suo albergo un cartello con un motto di scherno che recitava: “Respira Roma quando Starace parte, esulta Taranto quando Starace arriva. Lecce città dell’arte se ne frega quando arriva e quando parte” (A. Spinosa, Starace. L’uomo che inventò lo stile fascista, Milano, Mondadori, 2002, p. 42)

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    http://www.micello.it/biblioteca/mappe-2/marzolla-regno-2-sicilie-1842-1858/

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    Prima che nuovi post prendano l’attenzione dei lettori, voglio soffermarmi sulla bella immagine che la Redazione di Spigolature Salentine ha gentilmente voluto a commento del mio piccolo testo: Maria. Una trama di luce e ombre del fogliame ricade su tutta la scena, ricopre la ricamatrici, la tela-oggetto del loro lavoro, l’angolo di mondo, la cornice dentro cui l’autore ha voluto rappresentarle. Il gioco di luce, la penombra del rampicante, aggiunge preziosità al già prezioso lavoro, aggiunge bellezza alla composizione, aggiunge ricamo a ricamo. E si indovinano racconti, confidenze, segreti, dai sorrisi appena abbozzati, e si indovinano gesti da quelle mani, da quelle dita impegnate nel compito. E s’indovina la vita che scorre lì sui quei gradini e dietro quei vetri nell’ombra, che vorrebbero rispecchiare ciò che vedono fuori ma se ne astengono con discrezione. E la tela e le giovani donne, le loro storie, diventano la perla racchiusa da un bozzolo vegetale intessuto di filo e di luce. E il mistero rimane arrotolato nella ciotola sul gradino.

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    Ringrazio Paolo Rausa per il suo sempre singolare contributo alla storia e alle storie. Aggiungendo al nostro libro le sue emozioni passate come perle in un filo, Paolo le arricchisce di ancora più verità e dignità. Lui diventa sole che illumina e che passa in rassegna particolari a volte inosservati o personaggi desiderosi solo di lasciare in nostra custodia i segreti e le risposte, le evidenze e la saggezza di una vita mai respirata per gioco.

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    [...] Gallipoli. La Santa, il cane, la stella [...]

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    finalmente qualcuno con semplicità ha illustrato in maniera esaustiva la verità e lo stato di fatto delle cose

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    Difficile dire che questo racconto non sia uno 'schianto'! Rido raramente per una battuta, ma leggendo e rileggendo questa storia di Alfredo, ho riso di gusto dal primo all'ultimo rigo. Scorcio dolce amaro sulla corruzione e l'istinto allo sfruttamento della massa da parte della casta per eccellenza, i religiosi. Il popolo risponde e usa la furbizia spremuta dalla sopravvivenza. Le situazioni si capovolgono, si tingono di grottesco, fanno riflettere, ridere e sorridere... a denti stretti. Speriamo che la povera Maria abbia trovato un posto almeno in Paradiso! Lì il corso di recupero messe perdute è istantaneo e magari s'impara qualcosa di più che dietro uno scanno o una cattedra! Grazie Alfredo.

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    Grazie per questa storia che tanto "storia" poi non è di sicuro. :)

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    C'è, c'è!: "Sì, (poveri) cri(sti)!". La parola sottintesa e la successiva abbreviazione servono a nascondere la gravità del fenomeno, sempre per il bene di chi ne paga le conseguenze...

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    Sull’interesse del tema che fu, come i più sanno, oggetto di trattazione in Aristotele non ho nulla da eccepire. Il “Kant che ti...Pascal”, invece, per qualcuno potrebbe pure passare per geniale gioco di parole ma non so quanto potrebbe aiutarlo a digerire l’orrore poco prima provato, sempre che quel qualcuno conosca l’ortografia, nel leggere “Colleggiata”, replicato alla fine a scanso di equivoci e per filologica (e filosofica?) coerenza. Sarebbe opportuno per il futuro controllare le bozze di stampa (se di errore di stampa si tratta) della locandina, altrimenti converrebbe, per comoda giustificazione di inciampi di questo o di altro tipo, pur lasciando “filosofico” che fa sempre il suo bell’effetto, sostituire “Caffè” con “Bar”... Il fatto che “Colleggiata” e il resto del nome della chiesa compaiono tra virgolette non nella locandina ma nel sottotitolo del post ha un significato o, meglio, una funzione distintiva? Gradirei saperlo, perché anche su questo avrei da ridire. Armando Polito

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    Caro Rocco, da quando Bersani & C. erano entrati a far parte dell'ammucchiata tecnica, non avevo sentito più parlare della crisi come frutto della fantasia di comunisti uccelli del malaugurio e disfattisti. Adesso la teoria ritorna a Spada tratta, suffragata, a quanto pare, dalle statistiche della BCE. Te la raccomando, pure lei... Sarebbe ora che il signor Spada ed altri avessero il coraggio di rilasciare queste affermazioni non dal sicuro virtuale delle pagine di un giornale o di un'aula rappresentativa (?) ma a diretto contatto con quella che è ormai una folla di disperati. Armando Polito

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    Complimenti, devo proprio dire che ora ne so qualcosa di più

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    E' solo un errore bruttissimo di stampa che poi nelle locandine effettive non c'è. Per gli errori possono capitare. Per Kant che ti...Pascal prende nome da una trasmissione sulla filosofia di Radio Centro, emittente comunitaria di Locorotondo. Se vuole avere nostre puntate, fatte con il sorriso ma anche con ricerca delle fonti e dei testi adeguata, invii pure una mail a socrateallaradio@libero.it. Ci venga a trovare sig. Armando e saremo felici di conoscere il suo pensiero insieme. Kant che ti Pascal ha organizzato la I rassegna di Caffè filosofici Massafresi, organizzata con la locale Amministrazione comunale, nell'autunno 2011. Tranquillo che, a parte qualche errore non voluto, le competenze ci sono. Buona giornata

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    Caro Antonio (e poi?) avrei preferito che avesse risposto alla mia domanda finale attribuendo le virgolette alla volontà di citare il nome della chiesa così come, molto probabilmente, compare in testi del passato. Ricordo che fino al primo decennio del XX secolo colleggio/collegio, colleggiata/collegiata si alternavano anche se, statisticamente, la forma che oggi è lunica corretta era prevalente. Sicché, al limite, non sarebbe stato uno scandalo, anzi filologicamente corretto, se connesso con fonti antiche, il colleggiata della dicitura nel testo posto tra virgolette. Ad ogni buon conto, potrei avere (anche all’indirizzo polito.armando@libero.it ) un’immagine sufficientemente definita (in quella che correda il post mi pare di leggere “colleggiata” ) di un esemplare della locandina “effettiva”? Armando Polito

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    Me passau la fame.... quella venale del ventre! Ma quanta fame mentale ho se rimango stupito davanti al valore intrinseco di una frisella?

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