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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    I racconti di Cretì non hanno soltanto un valore letterario per la loro bellezza estetica, non sono solo occasione di evasione sognante regalata e sostenuta dalla piacevolezza della scrittura: non devono sfuggire infatti la cura ricostruttiva delle ambientazioni e la puntualità terminologica dei riferimenti oggettivi, elementi che rendono questi scritti tasselli di un quadro complessivamente credibile ed antropologicamente fedele, ossia vere e proprie fonti letterarie in cui cercare la restituizione di un mondo del tutto tramontato nel suo ciclo storico ma non affatto nei suoi valori. Tutto questo, va riconosciuto ed evidenziato ad onore dell'autore, molti anni prima che la nostra comune coscienza collettiva cogliesse la portata di una narrazione e di uno studio della civiltà contadina del Salento, prima insomma del ridestarsi della consapevolezza e dell'attenzione generale che anima questo stesso sito.

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    Benvenuto tra noi, Sassolino! e che il dio Po, come scrive Raffaella, ci tenga lontani dagli sproloqui altrui che hai saputo sottolineare nell'arguto notiziario. Deliziaci ancora con queste tue originali riletture, debitamente masticate e gustosamente apprezzate da noi miseri consumatori di grana padano, ignari di tanta progenie che dall'alto ci guarda

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    ne hai di materiale... ti segnalo i due spot pubblicitari che vanno ora in tv. Nel primo non si comprano l'auto perchè costa poco, nell'altro rinunciano al figlio per comprarsi l'auto. della serie pubblicità progresso...

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    Ciao, mi chiamo Caterina. Non sono mai stata nel Salento purtroppo, ma chissà che un giorno non riesca ad andarci. Volevo fare i complimenti per questo bel articolo. Stavo proprio cercando info sui Menhir e sulla loro funzione sulla terra. Mi piace questa idea, concordo sul fatto che i Menhir siano antenne, gli antichi ne sapevano più di noi!! Un saluto, Caterina.

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    Come al solito, le tue osservazioni, Raffaella, vanno e colpiscono nel profondo. Devo capire che tu mi abbia perdonato per l'intervento drastiico all'"Amore sacro e profano". E' chiaro che hai capito il mio intento di mantenere la figura di Nina nell'aura di poesia in cui era nata. I costumi della gente lasciamoli ai cronisti e togliamoli ai poeti. Ciao.

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    Grazie per l'elogio al lavoro dell'autore ed anche al sentimento che il lettore in esso ha saputo trovare. Sembra proprio che l'iniziativa di "Spigolature" stia, in questo caso, interessando più lettori della carta stampata. Grazie.

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    Grazie anche a te, Marcello. E' la prima volta che mi confronto, felicemente, con uno spazio virtuale. Mi sembra di essere ancora in mezzo alla gente che ho conosciiuto e che ho raccontato. Ciao.

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    A proposito, la Basilicata si chiama così per il basilico? Se tutti rivendicano l'appartenenza onomastica, i cittadini di Lecco saranno felici di farlo?

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    Per fortuna questi episodi sono alle ns.spalle.Attualmente si rischia l'effetto opposto e gli eccessi fanno sempre male. In questi giorni mi è capitato di richiedere dei preventivi a degli artigiani ma di loro non ho ancora visto l'ombra evidentemente costoro non conoscono le realtà sopra descritte e chi come me ha meno di 70 anni ha fatto in tempo ad assistere a simili nindecorosi spettacoli.

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    Prezioso ed utile aggiornamento scientifico, spero che anche coloro che amministrano il territorio ne traggano indicazioni concrete per la loro azione di tutela della salute pubblica! Quanto messo in luce chiama in causa infatti chiaramente non solo i singoli cittadini - confermando l'incidenza di fattori negativi legati agli stili di vita personali - ma anche le amministrazioni pubbliche, dato che alcune azioni di mutamento della situazione ambientale inquadrata non possono che rientrare nel loro dominio di intervento!

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    FINIBUS TERRIS Chi amor lascia, e per affetto nuovo piange ed esulta, pena non provi né rimpianto alcuno. Non fu Elena ambigua nel suo amor? Non lasciò il talamo nuziale, e figli e affetti per seguire il suo Paride ad Ilio e tanti lutti portò alla sua gente, e violenze ed oltraggi ai corpi in guerra? Ecco, ora il mio sguardo ai lidi rocciosi, sui quali il piede stanco Enea posò, sfuggente e con tremor s’invola, ed un battito di ciglia terge il pianto dagli occhi e sulle gote scorre qualche lacrima amara che ristora. Mentre il gusto del sale lieve la lingua assorbe si spegne quell’ansia pesante che m’opprime, ed il torpore che le membra avvolge mi ridona un amore che rifiorisce, i tormenti tutti mi cancella e d’affetto il cuore m’imbottisce. Salvatore Armando Santoro (Boccheggiano 06/01/2009 3.02)

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    Con Patù ho ormai un legame indissolubile che mi seguirà fino alla morte. La sua storia mi è entrata nell'animo ed è stata abbondantemente espressa nelle mie poesie. Adesso anch'io soffro della sindrome del pathos che animò gli antichi abitatori di questo territorio soggetto alle incursioni saracene. Il suo porto di San Gregorio, la sua antica potenza (Castrum dei Romani con giurisdizione fino a Leuca), l'Acropolis greca ancora presente nelle viscere del Vereto, le Centopietre e l'inutile martirio di migliaia di cristiani per la stupidità delle varie sette religiose che si contendono il potere "spirituale" del mondo ricorrendo all'assassinio ed all'omicidio in nome di dio, ecco, tutta questa storia è in me ed in parte mi sento un patuense anch'io e solo per questo meriteriei la cittadinanza onoraria. Salvatore Armando Santoro www.circoloculturaleluzi.net www.poetare.it/santoro.html

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    Armando ma hai pensato anche alla "chai" di un terreno? Ricordo che in un terreno agricolo, per indicare il confine non lineare ma zigzagato o anche solo angolato, il punto lo si indicava con questo termine. Ti risulta? Mi pare che venisse contrassegnato con una "fineta" ovvero la pietra issata verticalmente

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    È vero, per la fretta mi son dimenticato quest'uso metaforico della parola, che coinvolge anche l'ultima pietra che chiude le volte a botte e quella centrale di un arco; e, giacché ci siamo, il derivato "chiamièntu" (da un latino *clavimèntum=inchiodatura) delle "chianche".

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    Io capisco, caro amico, il disagio che sta vivendo a proposito della richiesta dei preventivi, ma oggi non è possibile fare un paragone con il passato in quanto non ci troviamo più fra un “Ieri” e un “Oggi” relativamente vicini. Le due Civiltà di cui lei si è trovato a fare da ponte nella vita sono talmente in contrasto fra di loro da non poterci permettere più alcun riferimento con quella superata. Mi creda, anche se la Civiltà dei “fattori” è relativamente recente e lei, per età, ne è stato testimone, è come se risalisse a tempi preistorici! D’altra parte dobbiamo tenere presente che la perfezione non esiste e che se fortunatamente nella Civiltà odierna siamo scevri da episodi come quelli esposti nel saggio antropologico di cui siamo ospiti, va da sé che ci tocca sopportare i “difetti” di cui possiamo essere vittime, compresa la perdita dei grandi valori. Lei ha ragione (Lu troppu stroppia!); l’operato da lei esposto non è corretto (la ggente à ppersu lu sensu!); ma cosa vuol fare: ogni epoca ha avuto le sue pecche! Si abbia, caro amico, la nostra solidarietà e i ringraziamenti per avere scelto questo spazio per il suo sfogo.

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    bonjour Rino,le travail que tu realises est vraiment excellent bonne continuation R.Capece

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/11/19/tuglie-le-origini-la-storia-le-tradizioni-prima... [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/11/24/tuglie-le-origini-la-storia-le-tradizioni-secon... Share this:FacebookTwitterStumbleUponStampaRedditLike this:LikeBe the first to like this post. [...]

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    siamo arrivati tardi... a napoli già si vendevano barattoli di aria partenopea!!!

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    Bellissima e vera questa analisi della situazione attuale che condivido completamente. Complimenti all'autore Elio Ria. A proposito di "promozione turistica" vorrei dire che è partita da qualche anno questa campagna pro-Salento chissà ad opera di quale artista o politico ed eccoci osannare da tutti per le nostre "ricchezze"!!! Quest'estate ero a San Foca luogo di mare dove trascorro ogni anno le mie vacanze e mi è capitato di scambiare qualche giudizio sui nostri luoghi balneari con una ragazza toscana. In poche parole, la giovane si dichiarava davvero "fortunata" per aver conosciuto un ragazzo leccese e lo sapete perchè? Non ci crederete, ma la ragione di tanta felicità era che poteva ora permettersi di passare le vacanze nel "Salento" (fa chic, snob, ora!) grazie al "malcapitato" fidanzato salentino. Attenzione, giovani salentini, uomini e donne, guardate bene in faccia i vostri amici e conoscenti e pure i vostri fidanzati/fidanzate. Potreste essere vittime innocenti di questo business del momento che vede le nostre terre ricche e belle, da comprare in ogni centimetro quadrato con quattro soldi, compresa l'aria! Il "si vende anche l'aria" suona allora come una mannaia turistica sulla nostra testa, alla faccia nostra oppure come un segnale di povertà mascherata di "un'isola che non c'è". Io sono partita dalla Puglia trenta anni fa e sulla nostra terra non ho mai sentito tante esaltazioni. In Alto Adige dove ho trascorso dieci anni, per avere una casa in affitto dovevo presentarmi con la mia innata gentilezza e direi pure con la mia "bella presenza" per avere risposte positive, altrimenti se telefonavo, riconoscendo il mio accento meridionale, mi rispondevano che "non affittavano da Milano in giù". I canti e la musica salentina sono, in questo momento "magicamente" influenzato dalla ricerca del "nuovo", soltanto un modo per affondare nel commercio una tradizione,la nostra storia nata nel dolore e nel duro lavoro o nelle leggi dell'onore che hanno persino condannato l'amore facendone pizziche e balli, un tempo espressione di "cura", oggi puro divertimento di massa. Salviamo la nostra terra dalle speculazioni e dall'abbandono, lasciamo che le distese di ulivi rsi si riflettano nei nostri sguardi quando, in treno, in auto, o a piedi, percorriamo la vastità di una natura nata per amare, pur nella sofferenza e nella gioia di coloro che non ci sono più e di tutti noi che oggi possiamo godere dei suoi frutti e del suo paesaggio, bello e incantevole.

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