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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Quanta verità nelle tue semplici frasi di scrittore, Alfredo. Il pensare, l'osservare, il raccontare, è vero, per molti è un istinto naturale, un bisogno di sopravvivenza personale e missionario. Non tutti sanno però incantare come te, non tutti sanno trasformare una merenda fatta di pane e pomodoro in un'elegia di odori, d'infanzia, di ricordi o voglia di semplicità. Passi al lettore vite di prima mano, mai sgualcite pur essendo sofferte, nuove se pur vissute, donate eppure amate.

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    [...] Appello di Marcello Gaballo su Spigolature Salentine http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/10/22/nessuno-tocchi-gli-ulivi-di-puglia/ [...]

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    Non sono tanto d'accordo sulla ristrutturazione, rispetto a prima sembra piu una costruzione moderna,e non si addice rispetto hai palazzi accanto la porta,secondo il mio avviso dovrebbe essere si ristrutturato, ma non intonacata ha perso un po' della sua bellezza,gurdandola attualmente non ti riporta inditro negli anni.

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    Grazie, caro Armando, per aver ricordato con la consueta competenza li "gnemmarieddhi", tradizionali del periodo non solo natalizio o pasquale della terra di Puglia. Ma il gomitolo per essere tale andava avvolto, donde, come tu ben scrivi, "mbotu", non solo a Nardò, ma anche a Gallipoli, dove peraltro attorcigliare si dice notoriamente "nturtiijare" Infatti questa delizia gustativa, che io mi permetto di non disdegnare quanto torno in terra salentina, è però nota nel Salento brindisino e non solo, anche col termine "nturtigghiatu", ma "nturtijatu" nei miei ricordi di dialetto gallipolino. Mi permetto anche io quindi di citare il Rohfs il quale alla pag 427 del suo meritorio "Vocabolario", nell'edizione di Congedo del 1976, chiarisce le origini del termine riferendolo al delizioso aretto citando il manoscritto degli anni 1929-32 di Fernando Manno e il "Vocabolario domestico" di Antonio Bernardini Marzolla (1889). Buona domenica a tutti gli amici di "spigolature..." salentini e non. Ieu 'tocca 'bau fusciendu alla fatìa!

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    Spero il tempo dia una patina di antichità ai materiali ripuliti ed alle cornici di leccese aggiunte. Comunque, la stessa impressione avuta da Cosimo l'ho provata soprattutto di sera, con l'illuminazione eccessiva.

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    Bravo, bello, buono, Armando. Da Lo Gliòmmero’ del Sannazzaro a 'o 'mbruglietiello. Dalla poesia colta in lingua napoletana ala versione culinaria campagnola del gomitolo-matassa. Eh ce ne sarebbe da raccontare

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    Specialità deliziosa se preparata in casa con tutte le accortezze igieniche e la capacità di 'nturtijare" e di arrostire. Dovrò accontentarmi del ricordo de li gnemmarieddhri che preparava mia madre. Grazie Armando per queste sempre interessanti notizie e curiosità etimologiche sulla nostra storia culinaria. Buon Natale a tutti.

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    bellissima iniziativa sarò attento a votare quello più vicino alla variegata tradizione salentina

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    La lettura di un intervento di restauro a lavoro finito è sempre complicato , in quanto spesso, con la scusa delia scarsità delle risorse economiche si scelgono soluzioni alquanto discutibili. In questi casi una giusta ricerca storico artistica apre la strada ad un giusto e chiaro INTERVENTO DI RESTAURO

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/07/14/pubblici-appalti-per-la-pavimentazione-della-ci... Share this:FacebookTwitterStumbleUponStampaRedditLike this:LikeBe the first to like this post. [...]

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    La pedavena??? Ma è a Trento.. Quindi sei una leccese a Trento? Anche io lo sono... Salvatore Ruggeri

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    bello che questo spazio sia anche occasione di ritrovo per salentini sparsi nel mondo!

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    Sono,convinto che Lecce, Galatina, Maglie, Casarano, Gallipoli, Nardo', ma molte altre cittadine leccesi avranno le loro PISTE CICLABILI. E' un segno di rispetto in primis della natura e della civilta'e poi con i tempiche corrono, la benzina alle stelle.....gasolio ancor di piu' buon Natale,senza auto,solo biciclette,ok?

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    Potrei scrivere dei miei calzoni bucati, dell'aria salubre dei campi, della rivolta degli oppressi, del sublime e del brutale, ma niente sarebbe se non avessi la poesia negli occhi e la loquacità del cuore di Giorgio Cretì. Un pezzo da 90, si dice solitamente per indicare un fuoriclasse. Qualunque sia l'argomento fortunato scelto dalla sua penna, il lettore lo vive sfiorando la terra come il cavallo arabo montato da Biagio, destriero dal tramestio selvaggio immune da graffi e cadute.Lo scrittore accompagna, lo scrittore trasforma l'indescrivibile della passione in ovvietà della parola di classe, quella che ti fa sentire l'eco di un trotto sul selciato lanciarsi al galoppo sulla sabbia con lo stesso ritmo delle emozioni di un uomo.Leggo i mille pensieri sussurrati dallo sguardo scintillante di una dama, novella Circe, inspiro il compiuto che si sfuma all'orizzonte, libero dagli angusti spigoli della fine di un racconto che si congeda dal mondo.

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    Ecco un modo pericoloso e astuto di precorrere i tempi. La necessità aguzza l'ingegno e così il gallo del pollaio escogita un modo per diversificare il suo harem giovanile con grande divertimento del lettore.L'amore non c'entra? E invece sì, l'amore-vanità, l'amore-incoscienza e giovinezza è il protagonista assoluto di un racconto tanto piacevole quanto pittoresco. Prendiamo spunto da questa storia e proviamo a tinteggiare le nostre pareti spoglie di qualche spennellata di vitalità!

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    Mai diffidare delle 'zanzare' forti e orgogliose! Niente è impossibile a chi vuole.

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    Gli occhi inorridiscono consigliati dalla mente, scrigno prezioso dei ricordi. Attraverso lo sguardo diventiamo albero, filo d'erba, terra rossa di segreti e di passi che calcano le radici dei nostri ulivi. Straripa l'amore in un'occhiata, da quella si riversa in ogni vaso del tronco il soffio magico di mille e cento soli, di ventimila giornate passate al fresco di un'anima salva, di un milione di sorrisi per una promessa mantenuta e di diecimila lacrime per un dolore bugiardo e ingiusto.Un uomo non sopravvive a un tradimento, un tradimento non fa vivere un ulivo. Libertà condizionata in terre di altri colori, linfe contaminate da altri umori...Le gloriose tribù di posti sconfinati e lontani adoravano i vecchi alberi, totem divini di una saggezza al di sopra della scrittura, della legge degli uomini, della miseria degli istinti. Fredda scende la lama nel cuore di chi vede l'ulivo testimone di collane di vita, circondato da prati inglesi e vegetazione straniera, punto dalle arie gelide e incolori del macabro senso del bello a discapito del sacro rispetto del vivo.

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/12/08/1598-atto-di-convenzione-per-il-completamento-d... Share this:FacebookTwitterStumbleUponStampaRedditLike this:LikeBe the first to like this post. [...]

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    Beh, è proprio il caso di dire che anche l'occhio, vessato e tormentato da impudicizie variegate, voglia la sua parte! A questo punto, signori, vi pongo un quesito: è meglio sognare ad occhi aperti o aspettare d'inciampare nella Dea Bendata? E poi, davvero sicuri che la fortuna sia cieca? Certo Santa Lucia, un tempo, non poteva immaginare di essere ringraziata per le tante Belen in giro su pagine e trasmissioni, d'altro canto l'invenzione delle fibbre ottiche e dei teleobiettivi devono essere imputati a lei, se pur alla lontana! Cosa dire? Grazie Santa Lucia, nonostante tutto, perchè non ci togli la possibilità di vedere e scegliere, se possibile, cosa vedere dentro e davanti a noi anche oltre all'orizzonte.

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    DISTACCO In fuga da una terra bruciata dalle leggi dell’onore e dall’amore vietato, un giorno lontano mi incamminai, con una valigia senza ricordi, né memorie, sulle vette del Nord. Le dolci distese di ulivi e le acque azzurre del mare divennero per me vertiginose montagne dolomitiche, aria rarefatta, deserta solitudine e preghiere lungo i sentieri segnati dalle croci di campagna, quasi a ricordarci che lungo il nostro cammino in ogni croce c’è il dolore dell’uomo. L’essere umano mi divenne per lungo tempo estraneo. Non amavo più, non cantavo, non germogliavano emozioni né si tingevano di colori i miei antichi paradisi. Strappata alle mie radici, mi rinchiusi nel mio tronco selvaggio ove la linfa viva scorreva di nascosto come l’acqua sotterranea fresca e incontaminata della nostra terra carsica. Giovani e vecchi, siamo uniti dall’indissolubile legame con la natura. Noi siamo ciò che la terra che ci ha dato alla luce è. E, anche se fuggiamo o corriamo nel mondo, anche se la vita o i nostri sogni ci conducono altrove, il nostro respiro è là dove ninne-nanne ci hanno cullato, dove alberi maestosi sono stati testimoni dei nostri giochi segreti e dei nostri amori, ma anche delle fatiche di una terra non sempre generosa. Ma tutto ritorna a ricordarci che l’uomo non può strappare con la violenza ciò che la terra ha generato. Grazie Angelo per questo bellissimo video.

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