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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Resta in ogni caso un'ipotesi davvero suggestiva e ben strutturata! Complimenti al suo artefice

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/05/il-lampascione-in-quattro-puntate-1-4/ [...]

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    Sono un cittadino di Ortelle , mi piace l'articolo sopra riportato, mi piace il restauro dei miei e nostri monumenti non mi piace però quando tali monumenti vengono recintati Ricordo quelle rocce sin da bambino, ricordo il via vai delle signore in nero e non solo, ricordo i lumini e i fiori di campo che adornavano gli altari ricordo sopratutto il via vai nei giorni di fiera, a s.vito o a pasquetta, Ricordo un monumento senza recinzione dove tutti gli ortellesi hanno giocato o pregato e calpestato quelle rocce. Ora dopo il restauro e mi riferisco alla ''madonna da grutta'', trovo gratuita x non dire offensiva la sua recinzione, non riesco a concepire come un monumento cosi' bello possa essere recintato, esiste già una porta d'ingresso diretta al monumento, non capisco la necessità di un recinto, in ferro poi. Ovviamente queste sono mie considerazioni personali non essendo un addetto ai lavori posso senz'altro cadere in errori e pertanto chiedo se qualcuno può darmi gentilmente delle spiegazioni . chiudere uno spazio aperto da sempre , non poterlo più calpestare come sempre, mi fa un pò rabbia mi porta a considerazioni che sanno di privato di divieto come se il monumento fosse stato comprato da qualcuno e chiuso x una migliore conservazione , cosi ovviamente non è e lo sappiamo tutti. E poi non si recinta un suolo dove la gente cammina prega e vive da sempre come disse più o meno un grande capo primitivo indiano Considerando la spesa per il restauro con soldi pubblici e di conseguenza anche degli ortellesi, mi chiedo alla luce di una realtà di ''chiusura annuale o quasi'' , il senso di tutto questo. Oltre all'oltraggio della recinzione anche la beffa della chiusura quasi perenne Il mio rammarico è il non poter vedere più signore in nero e non solo , i fiori di campo sugli altari e non solo il mio rammarico è anche non poter vedere dalla porta d'ingresso le donne pregare i bambini giocare e il tramonti osservare . carlo casciaro

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    beh, a proposito di teorie lombrosiane, non e' che calderoli sia molto piu' rassicurante...

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    Stupendo che qualcuno si interessi ai miei discendenti, mi piacerebbe avere foto più dettagliate, siete grandi Grazie

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    Ricordo qualche estate fa di essere stato accompagnato da un altro artista fino al monumento recintato descritto sopra. La protesta del sig. Casciaro è giustamente uguale a quella di tante altre persone. Secondo me, potreste organizzare una raccolta firme da presentare al sindaco o ai responsabili.

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    Un compendio davvero ben fatto!

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    complimenti Riccardo per queste notizie molto interessanti della nostra Nardò.

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    [...] 1919. Natale al fronte. Un presepio fatto con foglie secche …25 dic 2010 … Mancànnu pane, s’ìanu spicciate ….. Theme: Tarski by Ben Eastaugh and Chris Sternal-Johnson. Blog su WordPress.com. Subscribe to feed. [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/05/24/lu-lampascione/ [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/05/il-lampascione-in-quattro-puntate-1-4/ [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/10/il-lampascione-in-quattro-puntate-2/ [...]

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    ASSAI DIFFICILMENTE LE CONCLUSIONI DI ARMANDO SONO POCO O NULLA CONDIVISIBILI... E CIò POSSO DIRLO SENZA ESSERE UN ESPERTO, MA ASSOLUTAMENTE SOLO UN DILETTANTE DI ETIMOLOGIA. E' CHE LA NOSTRA BELLISSIMA LINGUA, HA ANCORA IL PRIMATO TRA LE LINGUE OCCIDENTALI DEL MAGGIOR NUMERO DI LEMMI (SECONDO TRECCANI, CIRCA 800.000, SI, DICO OTTOCENTOMILA, PAROLE) ANCHE SE IN REALTA' NELLA LINGUA PARLATA SI RICORRE A CIRCA 7000 PAROLE. GRAZIE AL PROF POLITO PER QUESTA ULTERIORE CONTRIBUTO ETIMOLOGICO... e... "ca nc'è rischiu ccu te faci dannu" L'IMPORTANTE è NON "SCUFULARE O SCRUFULARE PE DAVERU" CARO PROFESSORE! PER NON FERTEGGIARE IL COMPLEANNO A... "lu spitale" esorcizziamo amici esorcizziamo!!!

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    peggio del ventennio fascista? Gli eccessi creano sempre mostri.

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    BEH CARO PROFESSORE, VISTO POTRESTI CONTESTARE IL MIO POCO DIALETTALE... “ca nc’è rischiu ccu te faci dannu” CON UN PIù ADEGUATO “ca POT'ESSERE CA te faci dannu” CIAO BUONA SETTIMANA A TE!

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    Per me le due frasi si equivalgono; e poi, ammesso che la seconda sia più antica ed usata, anche il dialetto si evolve nell'uso dei vocaboli e dei costrutti. Quanto alle scivolate reali starò attento, anche se mi fanno più paura quelle metaforiche, alle quali mi sento particolarmente esposto data la consapevolezza che ho dei miei limiti. Ma, caro Luigi, toglimi una curiosità; quel tuo riferimento al compleanno non mi sta facendo dormire e mi chiedo: tu sei un apprezzatissimo docente universitario che opera alla luce del sole o una spia, naturalmente comunista, che nell'ombra attenta alla privacy? Ad ogni modo ti faccio presente che io ho entrature sufficienti (lascio a te indovinare se di sinistra o di destra...) a mia tutela. Con simpatia, a risentirci presto.

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    ….“Tanti i miracoli. Il più noto ma anche quello più caratteristico fu quello della resurrezione della vaccarella. Siamo nel 1799. I frati di S. Pasquale avevano una vitellina chiamata ‘Catarinella’che girava per le vie di Napoli e da tutti conosciuta, perché portava una targhetta di metallo con il nome di s. Pasquale. Alla sera la vitella si ritirava da sola in convento. Una sera ciò non accadde e i frati addolorati si rivolsero ad Egidio, il quale la mattina dopo si recò dal macellaio della popolare zona della Pignasecca e, con dire determinato, gli disse: Prendi la chiave e la lanterna e seguimi nella grotta, Catarinella dove l’hai messa?. Il macellaio senza ribattere obbedì all’ordine e si recò nella grotta, un luogo refrigerato dove si conservava il cibo. La scena fu raccapricciante: la vitella era stata sezionata e scuoiata. Frate Egidio fece distendere dal furfante la pelle dell’animale e vi fece riporre tutti i pezzi, tanto da ricomporlo. Vi tracciò un segno di croce a voce alta disse: In nome di Dio e di s. Pasquale, alzati Catarinella e ….al convento. Seguì un muggito: la vitella era viva…“ MA VI RENDETE CONTO…???

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    Poteva fare la sua bella figura Echi Caravaggeschi, e invece ..........

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    La fama di Pizzichicchio era ancora grande fino a qualche decennio fa, quando sentivo mia zia chiamare affettuosamente i suoi pargoli discoli "Pizzichiccu". Si conferma quindi l'affetto del popolo neritino nei confronti di questo personaggio che girovagava nella vasta macchia di Arneo

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    come segnalato nell’articolo la quantità di legname doveva essere utilizzata per la costruzione di una delle tante chiese che da lì ad un ventennio sarebbero state realizzate ex novo o ampliate a Nardò: la chiesa dell’Incoronata, San Domenico, il Carmine, Santa Chiara, la chiesa di S. Maria della Rosa, San Francesco d’Assisi, San Francesco da Paola. Come più volte ho scritto, la città in quel ventennio è un cantiere aperto e non a caso l’ho sempre considerato come il periodo aureo, il vero “rinascimento neritino”. Nello stesso periodo si formano le celebri maestranze neritine, con i Tarantino, Spalletta, Dello Verde, Riccio, Pugliese, che connoteranno tutta l’edilizia pubblica della città e di numerosi altri centri di Terra d’Otranto. Tanta ricchezza e tanta operosità, in apparenza inspiegabile per una cittadina di poco meno di 20.000 abitanti, l’ho sempre riportata al notevole numero di nobili famiglie viventi… ma su questo avremo modo di riparlarne

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