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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    salve sono danilo ammassari e, con la mia associazione, sto organizzando una mostra sulla figura di s. irene. mi, anzi, ci farebbe piacere un suo piccolo intervento nel pomeriggio del 2 marzo. interverrà anche il professore spedicato. le lascio la mail dell'associazione in modo da poterci sentire personalmente. grazie e a presto.

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    ecco la mail: bozzettidiviaggio@libero.it

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    belle queste conoscenze della nostra flora spontanea: Grazie a voi impariamo a conoscerle e ad amarle: Quando le incontriamo ci nasce il sorriso e possiamo salutarle perchè sappiamo il loro nome.e ci sentiamo più ricchi dentro .

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    E' così..., un così da te spiegato in maniera limpida e diretta. Lo si chiama "Il male di vivere", un vero controsenso se si considerano le mille accezioni positive del vivere inteso come dono e fortuna. Grazia Deledda coniò un'immagine di resistenza e forza parolandola come 'canne al vento', flessibilità non in dotazione a tutti, purtroppo. Anime fragili all'inseguimento di splendidi aquiloni spesso soggetti a strappi e a vento. Tutti questi nostri simili, famosi e no, incapaci di lasciare la presa quando si alza bufera, inermi dinanzi a realtà spesso non previste nel proprio mondo, hanno diritto al nostro abbraccio. Lumache senza guscio, rondini cadute in terra, lasciano a noi le loro opere spesso grandiose, grido d'aiuto sublimato nell'arte. E queste creature cantano, scrivono, dipingono i loro sentimenti, le loro paure, il baratro oscuro di una solitudine che scava senza sosta,...ma lo fanno senza ascolto, senza pagine, senza colori abbastanza visibili. Ed ecco la loro celebrazione postuma quando il rifiuto a vivere o la loro resa alla morte attira l'attenzione del mondo sulla malinconia di quella splendida chitarra, di quegli scritti magnifici, di quelle tele geniali. Anche l'ordinarietà della vita con tutte le sue sconfitte, conquiste e specialità, nasconde il premio, il chicco acerbo di una felicità tardiva. Il punto è, caro Alfredo, mio maestro di sensibilità e ragionamento, che quando non si ama abbastanza se stessi in quanto riflesso di qualcosa di più grande, al di là delle delusioni del quotidiano, è poi difficile trovare il porto per attraccare e salvarsi. Dio ci ha fatto un bello scherzetto: ha nascosto ogni risposta e ogni tesoro dentro di noi e ci ha dato una mappa per trovare la chiave. Leggerla per arrivare alla mèta è virtù di chi coltiva la pazienza, la fede e la speranza: la forza viene da sè. Ma ascoltare Nick Drake ti piacerà molto, Alfredo, a te che sei cantante e poeta d'intonazione profonda e vibrante nostalgia, passione, sentimento, tutte sfumature di una vita che, anche dopo la morte, non ci lascerà mai...

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    I'm impressed by my mom's talent and by her the ability to express words and thoughts, which have a strong emotional impact in the careful reader.

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    Si percepisce una certa malinconia , ma non la sfiducia nella ripresa del ciclo delle stagioni e quindi della vita.

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    Se il dio Priapo desse oggi uno sguardo alle campagne intorno a Tricase, Specchia e Miggiano, si sentirebbe ormai inutile e sconfitto. Lui, protettore dei campi, dei raccolti, della fecondità e della fertilità, saprebbe di non avere più niente da fare da quelle parti. Eh già, perchè al cemento progettato per la costruzione della zona industriale basta essere innaffiato da denaro a pioggia e concimato da speculazioni di terza classe per proliferare come una giungla. Così il bollettino di guerra dei siti archeologici ignorati e degli ulivi massacrati supera di gran lunga la forte dotazione virile del povero dio, peraltro sfrattato insieme a queste meraviglie al pari di un miserabile accattone. Lui, l'immortale, vittima di un licenziamento brutale e senza giusta causa. "Legge di mercato, necessità del progresso!" si affretterebbero a giustificare i responsabili di questa cementificazione demenziale. Lo scempio paesaggistico del Capo di Leuca è fratello di una ricca nidiata nata nei palazzi della Provincia e della Regione Puglia, nascosto dietro a giacche e cravatte che tentano la scalata sulle nostre ricchezze archeologiche e naturalistiche in nome di un'emancipazione economica parossistica e sanguinosa. Allungare il passo per raggiungere l'indipendenza e la produttività industriale è cosa santa e giusta, ma mai senza stare attenti a dove si mettono i piedi. Il rischio è sempre quello di sporcarsi calpestando ciò che facilmente si può immaginare. Siamo dunque il risultato di un'evoluzione antropologica che ci ha saltato a piè pari, alcuni da spettatori inerti, altri da attivisti incaprettati. Marco e i suoi amici conservano dell' "HOMO" quel "SAPIENS" ancora capace di incitare ognuno di noi alla lotta, alla resistenza, alla denuncia sostenuta da un'informazione vera e da una speranza reale. Quando gli ultimi frammenti di cemento e di asfalto cadranno preda dell'uso, dell'abbandono e degli anni, forse qualcuno ritroverà il monolite della Pajara vicina a Lucugnano, totem sacro di un popolo che viveva, ha lasciato vivere e saputo vivere le meraviglie della terra e del proprio pensiero in un abbraccio infinito col tempo.

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    grazie se la mia poesia è riuscita a suscitarti nel cuore sentimenti profondi, quali queli che voglio piantare nell'anima a mio specchio.

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    Ciao, a proposito della frase : “Nu n’aggiu ssaggiatu mancu zarangu”. Io mi ricordo che a Ugento sentivo spesso la frase :nu aggiu mangiatu mancu nu Zangune.Come per dire sono a stomaco vuoto. E' una piantina selvatica che ho mangiato da bambino come verdura lessa . Potrebbe essere la stessa Pianta? Saluti a Voi e al mio amato Salento Cosimo,dalla Germania.

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    Sto cercando le parole per fare i complimenti all'autrice di questo piccolo gioiello di scrittura, così come al suo commentatore capace di spalancare le porticine del mio cervello e farci entrare riflessioni così belle e profonde... Ma non le trovo, le parole, mi sembrano tutte inadeguate... Semplicemente: grazie!

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    Le tue parole non dette hanno fatto centro, Valentina, suscitando in noi umili autori la gioia e il piacere del tuo consenso. Arrisentirci allora alla prossima avventura!

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    Mons. Gregorio Falconieri era di casa a Collemeto. Si dà il caso che una sua nipote, Nina Falconieri, era andata in sposa a Carlo Petrelli di Collemeto, un cugino di mio padre il cui palazzo stava proprio di fianco a casa mia. Nina Falconieri ebbe diversi figli, che, quando convolavano a nozze, chiedevano sempre che lo zio vescovo venisse a Collemeto per celebrarle. Ero chierichetto allora, perciò ho un buon ricordo. Ma il ricordo principale che ho di lui è proprio quando morì nel 1964. Ero in seminario a Nardò da 4 anni e fui scelto con altri pochi seminaristi alla cerimonia di prelevamento della salma dall’abitazione in cui era deceduto. Lui, abbastanza alto e di bella presenza, lo vidi così minuto e smunto che ne ebbi una triste impressione. Poi uscimmo in processione e la salma fu deposta, se ben ricordo, nella chiesa delle suore clarisse dove dimorò per un giorno e una notte per la veglia funebre. Nella veglia fummo coinvolti, a turno, anche noi seminaristi. L’indomani il funerale con tutti gli onori che si dovevano a un vescovo. Celebrante l’allora vescovo di Nardò mons. Rosario Mennonna e tutto il Capitolo di Nardò. Nina Falconieri è morta pochi anni fa alla bella età di 92 anni e ogni tanto mi parlava dello zio vescovo con orgoglio: “Sono nipote di uno zio vescovo!” ripeteva spesso. Qui di seguito, una foto degli anni '30 del secolo scorso in cui appare l'allora sacerdote don Gregorio Falconieri. Cliccare sul link: https://picasaweb.google.com/alfredoromano9/17Febbraio2012#5710025307396096450

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    Un sentito ringraziamento a Paolo Vincenti per la ricca recensione su "Otto - L'abisso di Castel del Monte", e su alcune "coincidenze" e connessioni naturalistiche che non conoscevo sul numero magico per eccellenza, a sentire gli stessi fisici nucleari. Complimenti a tutta la redazione di "Spigolature Salentine" per il lavoro di conoscenza che svolgono continuamente e a tutto il sito. Per il resto, mi sembra che la Puglia possa regalare con le sue radici e i suoi paesaggi nascosti, innumerevoli spunti per narrare nuove storie, per scoprire cosa davvero ci lega alla terra e ci rende davvero unici. Un po' come succede al protagonista di "Otto", Paolo Manfré, che ritrova se stesso solo attraverso un viaggio personale negli abissi naturali e nelle profondità dell'io. E allora, buon viaggio a tutti gli "spigolatori", sul difficile cammino che conduce alla verità. Buona vita, Alfredo De Giovanni

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    Che zaràngu potesse essere deformazione di zangòne è la prima ipotesi che mi è venuta in mente, ma l'ho esclusa perché avrebbe dovuto supporre un processo piuttosto complicato e strano, per i cui passaggi non ci sarebbe stata giustificazione: zangone>zarangone (epentesi di -ra-)>zarangu (eliminazione del suffisso -one inteso come accrescitivo).

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    Come deve sembrare piccolo un uomo per un ulivo secolare! Eppure, quando Carlo Pisanello parla, sembra che tra i due non ci sia più differenza. Bella l'impostazione dell'intervista, emozionante il contenuto delle risposte. Attraverso questo percorso guidato alla scoperta e riscoperta delle sorprendenti qualità dell'ulivo, spero che un numero sempre maggiore di noi possa fare propria l'iniziativa di Spigolature e così difendere e amare una creatura viva che, guardandoci, possa finalmente dire: "L'uomo è piccolo, ma l'amico è grande!"

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    Bellissima!!! Un altro modo per capire che la battaglia fatta per fermare le proposte di espianto-facile di qualche consigliere regionale (en passant: battaglia che è stata vinta, vittoria che hanno tuttavia cercato di nascondere ai media!) era sacrosanta, in quanto con gli ulivi si sarebbero espiantate molte altre usanze, saperi e attività!

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    carissimo Alfredo, quest'estate, come ricorderai, la presentazione del tuo libro,(mi pare dovesse essere a Porto Selvaggio o Nardò, non ricordo) nell'ambito di Spiagge d'autore, è sfumata per un intervenuto contrattempo. ma io ti aspetto nel Salento e sono sempre disponibile a presentare il tuo bellissimo romanzo quando e dove vuoi. un abbraccio! Paolo

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    Intervista stupenda, anche se mi appare pretenzioso augurarsi che certa gente sia in grado non dico di leggere tra le righe ma di comprenderne il significato letterale...A quando la mia prima denuncia per calunnia?

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    Sosteniamo chi come Carlo, contribuisce a mantenere sani e produttivi i nostri Ulivi. Solo grazie a persone come lui, che, oltre a saper fare bene il proprio lavoro, a tramandare usanze e tradizioni, ad amarli al punto di divenire loro portavoce, addirittura a resistere alle tentazioni di barattarli per un ritorno economico, riusciremo a consegnare alle future generazioni il patrimonio inestimabile che abbiamo ereditato. Grazie Carlo...... Ma chi lo avrebbe mai detto che anche i "Mmundatori" sono prede dei corruttori...di questi giorni non si salva proprio nessuno.... Auspichiamo che i nostri governanti si ravvedano e ascoltino le istanze legittime dei tanti Carlo, Luigi, Gino ecc, che svolgono un lavoro tanto duro, ma indispensabile e si pensi ad un sostanziale rinnovamento delle politiche agricole, che consentirebbe un felice ritorno dei giovani alla terra. Che gli uliveti abbandonati tornino ad essere "fonte di vita" sotto tutti i punti di vista...

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    grande Max...e pensare che c'è ancora chi pensa siano una varietà vegetale !

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