Quantcast
Channel: Commenti per Spigolature Salentine
Viewing all articles
Browse latest Browse all 3124

Commenti su Qui dove si vive (e muore) di lavoro nero di soniavenuti

0
0

Condivido l’analisi attenta e minuziosa di Alessio Palumbo, e cercando le motivazioni per le quali, tutti questi piccoli imprenditori ( oggi per l’intera opinione pubblica sul banco degli imputati), titolari di migliaia di piccole aziende come quella balzata alle cronache per questo infausto episodio, si siano alzati una mattina e abbiano deciso di diventare dei fuori legge producendo le loro manifatture con personale non dichiarato e sottopagato, non riesco a trovarle se non cercando di guardare oltre il fatto.
Non credo che sia insito nel DNA di questi imprenditori tale gene comportamentale, e penso che a tutti piacerebbe giocare la loro partita secondo le regole, ma guarda caso le regole non sono uguali per tutti.
Chissà perchè l’accesso al credito per le piccole imprese al sud, sia meno semplice che al nord, eppure siamo nella stessa Italia.
Come mai il governo italiano ha accettato di entrare a far parte di quel processo economico tanto decantato chiamato “globalizzazione dei mercati”, senza istituire delle regole che salvaguardassero sia i costi di produzione che si devono sostenere in Italia, facendo entrare nel mercato Italiano prodotti dall’estero a basso costo, che il prodotto made in Italy, obbligando molte aziende a produrre in Italia e non all’estero (terzo mondo), dove i costi di produzione hanno un rapporto di 1 a 4( col costo di un operaio italiano si pagano quattro mensili e relativi contributi e tasse di un operaio extracomunitario).
Come mai il famoso TAC, spina dorsale dell’economia del Basso Salento, dagli anni ’70 agli anni ’90 del secolo scorso, che ha tirato via dalle campagne l’80 % della forza lavoro trasferendola nei laboratori di produzione tessile e calzaturiera, col conseguente abbandono delle campagne e quindi il crollo della produzione nel settore agricolo è scomparso in modo definitivo?
Tutti quei vestiti, quelle calzature, si stanno comunque producendo in un’altra parte del mondo, dove i costi sono minori.
Volendo potrei continuare con una lista molto lunga, ma entrerei a toccare argomenti troppo complessi da discutere in questa sede, e con questo voglio solo dire, finiamola d’indignarci, solo quando succedono le tragedie come quella di Barletta, dove figli sono rimasti orfani e madri stanno piangendo i loro figli, ma dovremmo indignarci ogni giorno, tutti i giorni, ognuno nel suo ruolo, a partire dal Capo dello Stato a finire all’ultimo cittadino Italiano (ultimo non per importanza), quando ci andiamo a scontrare con questo genere di realtà, perchè siamo tutti vittime di un sistema che è stato escogitato per apportare benessere ai pochi “eletti” e non alla collettività, e prima di puntare il dito su chicchessia in maniera gratuita, solo perchè indotti a farlo da un certo tipo di organismi di “stampa” cerchiamo di acuire il nostro senso critico, e chiediamoci perchè talune persone si comportano in un certo modo, altrimenti come dice bene Alessio Palumbo, andiamo ad innescare solo una guerra tra poveri.
Voglio concludere questo mio commento ribadendo che la gente del Sud è per la maggior parte brava gente, abituata a lavorare e a spaccarsi la schiena, come lo dimostrano le vittime di Barletta, e anche in condizioni di “schiavitù” come commentato dal nostro presidente della Regione (Presidente si indigni anche lei tutti i giorni e non solo quando accade l’irreparabile), e non ci sto quando qualcuno si permette di affermare il contrario.
Recitava un vecchio detto salentino:
“nisciunu se vulia nè poveru e nè malatu”


Viewing all articles
Browse latest Browse all 3124

Latest Images

Trending Articles





Latest Images