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Channel: Commenti per Spigolature Salentine
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Commenti su I salentini a Civita Castellana / Ritorno alla Tenuta Terrano: le foto di ieri e di oggi. di raffaellaverdesca

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Mi complimento per l’eccezionale perizia di Alfredo nell’impostare graficamente pagine e immagini al pari delle riviste culturali e dei volumi scientifici più pregiati.
Perchè ci vuole capacità per far rivivere anche al lettore più distratto il proprio viaggio. Alfredo aiuta la nostra immaginazione prestandoci la sua, quella supportata da vecchie fotografie scaltre, quasi consapevoli della funzione che in futuro avrebbero avuto: materializzare la memoria.
Quella di Romano non è una memoria qualsiasi, ma una memoria storica al pari di quella che nuota fra le pagine dei testi storici ufficiali. La mia mente vola d’istinto alle splendide e tristi immagini dell’emigrazione del popolo italiano verso l’America, alle vicende drammatiche degli Italiani in Crimea, dei deportati di ogni tempo, e si perde nei reportage fotografici dei casermoni di Aushwitz. Già, quei fabbricati austeri, quelle casupole documentate tra il 1968- ’75 e oggi da Alfredo mi iniettano una sensazione di solitudine, di abbandono, di confinamento. Certo, a Civita Castellana non c’era prigionia se non nel cuore, nè vessazioni crudeli se non nella diffidenza e nel disprezzo della gente del posto verso gli intrusi salentini o nello sfruttamento da parte dei proprietari terrieri di questa mano d’opera bisognosa e disperata. Ma c’era dolore e lo si legge a chiare lettere nelle parole e nei ricordi dell’autore, in quelle emozioni struggenti, nel rimpianto della vita di allora, vita semplice, ma solo attraverso gli occhi dell’adolescente Alfredo e non dell’uomo. L’uomo, infatti, rimpiange i tempi della famiglia unita, degli affetti più cari ancora in vita ad attendere il suo ritorno sulla strada bianca o a svegliarlo all’alba per anticipare i compaesani nella raccolta del tabacco, ma non può accettare l’ingiustizia di una vita da reclusi nè di una madre malata di nostalgia. L’uomo Alfredo sente la mancanza della spensieratezza dei suoi diciott’anni, quando ogni sacrificio non conosceva strade traverse o scorciatoie e quando la famiglia e il suo benessere occupavano ogni settimana di tutti quegli otto anni il primo posto in classifica. L’amore vince sempre, cambia sempre, cresce sempre.
Alfredo Romano dimostra con la propria vita e il proprio passato che l’amore è l’unica motivazione valida per accettare rinunce, pesi e sofferenze, per trovare il bello anche nel brutto e l’accettabile perfino nell’impossibile. Quando oggi il nostro scrittore si volta indietro a lanciare l’ultimo sguardo lucido a Terrano e al suo passato, infinita è la dolcezza che lascia e si riprende da quelle coccole materne rimaste a vagare fra le pietre del casolare antico, dalle immagini rassicuranti dei suoi cari, presenze poste da Dio a segnargli la via che l’ha portato a noi oggi e a se stesso in ogni attimo della sua vita.
Credo fermamente che la testimonianza di Alfredo Romano, come quella di tutti coloro che hanno messo a disposizione di tutti i ricordi e le esperienze vissute, possa essere annoverata come Patrimonio dell’Umanità e fiore all’occhiello della cultura salentina perchè non esiste pietra o mattone che non racconti una storia nè vita che non lasci un insegnamento.
Quanto sarebbe bello e giusto osservare, a questo punto, un minuto di silenzio per i nostri predecessori coraggiosi! Facciamolo per onorare i Romano e tutte le famiglie di nostri conterranei e connazionali che hanno sbancato montagne per lasciare a noi una strada più larga e un cammino più facile. Facciamo in modo che non sia stato un sacrificio inutile!


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