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Channel: Commenti per Spigolature Salentine
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Commenti su Come ci inventiamo una cultura: il caso della Notte della Taranta. Parte seconda. di Pier Paolo Tarsi

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Comprendo e approvo che si preferisca veder ballare la pizzica che mangiare da Mcdonald’s, però, caro Pino, le due cose sono diventate più simili di quanto si creda. Quando la pizzica è divenuta “un prodotto” persino esportabile della tradizione tipica salentina, estrapolata, riesumata, trasformata nel “marchio del tradizionale salentino” e condotta finanche come tale in una forma vuota di spessore e stereotipata ovunque (Cina, Londra ed ogni dove), quel che ne segue assomiglia molto a un qualsiasi frutto della globalizzazione, questa espressione culturale non ha niente cioè da invidiare ad un Cheeseburger! Fa lo stesso effetto che vedere l’aborigeno australiano compiere il suo rito per il turista occidentale, ossia l’effetto della finta esibizione di un tradizionale morto, defunto, riesumato alla bella e buona e servito al turista! Con l’unica differenza che gli aborigeni in tal caso siamo noi! Certo, tutto questo è volano per l’economia Gianni, come lo spettacolo di flamenco che da turista “pretendo” trovare in Spagna, o come il Sirtaki in Grecia o Toro Seduto nella riserva, avendo pagato per incontrare quelle rappresentazioni canoniche di una qualche tradizione, come turista le voglio incontrare (eccheccazzo, ho pagato!), e in Spagna o in Grecia e in ogni dove lo sanno che io ci vado appositamente, ed appositamente mi fanno trovare sul luogo quei “prodotti tipici della tradizione” che offre il grande supermercato globale! Mercato: domanda e offerta! Semplicemente. Ma questo incontro non ha niente a che fare con gli incontri che con una cultura può vivere un viaggiatore, niente a che fare con l’esperienza di un Erodoto. Oggi forse è divenuto persino impossibile essere viaggiatori, esploratori, si può essere essenzialmente solo turisti! Ma non è che voglia lamentarmi, voglio soltanto dire con ciò che bisogna essere consapevoli di questi processi, per non fare la fine di quella zucca da Grande Fratello e credere davvero che la pizzica esista al di fuori del grande supermercato! Globalizzati, ok, ma con consapevolezza e, verrebbe da dire, con un po’ di dignità! Per il resto, bisogna campare, chi lo nega. E allora, musica maestro! Chi si lamenta perché “stanno uccidendo” la pizzica, e si sente un paladino della “vera tradizione” secondo me non ha capito molto del mondo in cui viviamo, è confuso da un localismo disorientato che non è che l’altra faccia della globalizzazione!


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