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Channel: Commenti per Spigolature Salentine
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Commenti su Nick Drake, l’uomo del fiume di Alfredo Romano

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Non è raro, cara Raffaella, che un giovane artista affidi la sua vita ai suoni e alle parole che non fanno parte della quotidianità. Vivere nella canzone è come vivere perennemente nell’aria di un’opera senza recitativo. Il recitativo non è bello come l’aria, ma l’aria (la canzone) non sarebbe bella senza il recitativo. Perché?: perché il recitativo è l’attesa dell’aria, ed è proprio questa attesa che rende l’aria sublime. L’artista vive in una specie di linea d’ombra, un confine sottile che può prenderti e scaraventarti in un mondo di sogni che ti fa rifiutare la quotidianità, quella vita ordinaria e banale di tutti i giorni. L’artista in realtà è un “disadattato” e si può salvare solo se accetta la sua vita ordinaria di tutti i giorni. Per fare un esempio banale: non si può bere un gran barolo tutti i giorni: il barolo diventerebbe ordinario e non sarebbe più barolo. La lezione di Nick Drake, o quella di Luigi Tenco e altri che non hanno retto alla quotidianità del vivere, ci insegna che dobbiamo amare anche le azioni più normali della nostra vita nell’attesa di quei momenti di felicità che pur accadono. A volte basta poco per essere felici, basta un uccellino che si posa sul davanzale della tua finestra che si scrolla le piume, si guarda intorno e s’invola nell’aria come una visione. Pavese diceva che anche di una sigaretta spenta sulle labbra si può fare un romanzo. Certo, neanche a lui è andata molto bene. La verità è che tutti noi nel nostro vivere rischiamo di superare quella sottile linea d’ombra. Al di là c’è sempre un vello d’oro che ci tenta anche se non siamo degli argonauti.


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