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Channel: Commenti per Spigolature Salentine
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Commenti su Come ci inventiamo una cultura: il caso della Notte della Taranta. Parte seconda. di Giovanni

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Una cosa è la “riscoperta”, un’altra è la “tradizione viva”.
Peccato che Pier Paolo non abbia fatto chiarezza sul concetto di “patrimonio culturale immateriale” come elemento di memoria e di consapevolezza sulla propria storia, come è un peccato non aver chiarito il concetto di “bene culturale immateriale vivo”, ossia di un pezzo di cultura che si rinnova e si riveste di spinte identitarie antiomologanti, ossia di ciò che ha rappresentato la musica popolare nell’attuale scenario culturale mondiale.
In altre parole, la musica popolare ha trovato nuova linfa proprio nel periodo di maggior risalto della cosiddetta globalizzazione, proprio come spiegato dall’UNESCO qualche decennio fa.
Lo dico – ovviamente – senza polemica. “Peccato” non perché non apprezzi lo scritto di Pier Paolo (anche se lo trovo un po’ accademico e poco pragmatico), ma perché alcuni concetti sono sfuggiti alla sua splendida dissertazione. Del resto la pizzica non è la madre delle musiche popolari, come la Notte della Taranta non è la panacea dei mali atavici del Salento. Difatti, come diceva Uccio Aloisi (che fu un po’ come il San Giovanni della musica popolare, ossia un ponte tra il vecchio e il nuovo), “la pizzica si ballava una volta l’anno”. A Veglie, nel mio paese, non si ballava quasi mai, ma in compenso c’era una mole sterminata di canti alla stisa, a para uce, stornellate e romanze che sono morte insieme ai loro esecutori senza che qualcuno si curasse di registrarle. Come sostengo sempre, la Notte della Taranta ha fatto promozione, scordandosi della tutela.
La tutela, come ha ben spiegato Pier Paolo, l’avrebbe fatta se la Fondazione Notte della Taranta avesse preso sul serio la sua promessa di far partire l’Istituto Diego Carpitella, un istituto nato proprio allo scopo di tutelare e diffondere lo sterminato patrimonio culturale immateriale presente in Salento, non solo quello tradizionale, ma anche quello contemporaneo. Peccato, perché in fin dei conti sarebbe bastato 1/30esimo di quanto speso per il cachet di Goran Bregovic per mettere su un archivio di musica contemporanea… (sic!)
Per inciso, non offendiamo la pizzica. La pizzica è una delle tante espressioni della cultura immateriale del nostro popolo; di certo oggi è oggetto di banalizzazione da parte di molti gruppi di riproposta che, anziché valorizzarla, ne fanno scempio. Ma – al netto di tutto ciò – resta sempre l’espressione di una cultura, che andrebbe quantomeno studiata e fatta conoscere, sia nei suoi moduli tradizionali sia in ciò che – potenzialmente – potrebbe evolversi. Ascoltate qualche pezzo del gruppo “Aramiré” e così potrete capire ciò che la pizzica davvero è, sia nei suoi ritmi (non certo quelli fatti dai ragazzi di oggi nelle ronde né tantomeno quelli fatti sui palchi…) sia nei suoi testi.


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