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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    molto bello questo articolo,BRAVO GIANNI.

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    anna, preziosa amica delle terre piemontesi, là, dalle parti dei savoia....

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    Come fare della "notizia sensazionale" l'occasione e la vetrina per un discorso più ampio, più serio e molto più urgente anche se meno adeguato a consumatori di fatti sorprendenti. Questo è giornalismo serio, quello che rende capaci di farci sorprendere della quotidiniatà che ci è sotto gli occhi ma sfugge, di disinnescare l'assuefazione e non si compiace del sensazionale fine a se stesso macinato dall'oblio in qualche ora. Continuiamo a ballare le pizziche estive, seguiamo la moda, la tendenza momentanea di un marketing territoriale tutto concentrato sull'immediato, senza ampie vedute, e intanto lasciamo marcire le vere miniere del territorio, un giorno ci accorgeremo che il pubblico sarà stanco, che sarà stanco di consumare il solito spettacolo e ci ritroveremo a ballare...coi lupi!

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    Certo, toccherà ancora una volta a noi cittadini rompere il silenzio della classe politica e dei media, come nel caso dei test per le estrazioni petrolifere. I politici, poveretti, "non ne sapevano nulla", e quando sono informati è solo perchè è stato qualcuno di loro a proporre qualche cassanata (vedi la legge ammazza-ulivi del Cassano). L'altro giorno scrivevo con un po' di enfasi che il Salento è sotto assedio: fameliche multinazionali del petrolio che puntano sul nostro mare, fotovoltaico selvaggio al posto degli ulivi sulla nostra terra, adesso i gasdotti...nemici esterni a depredare le coste e nemici interni che offrono loro l'appoggio suggerendo come distruggere quel che resta sul territorio. Oggi non mi pare più tanto azzardata l'immagine di un assedio! Mamma li Turchi!

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    ho segnalato in soprintendenza il problema. se ci sono novità aggiornateci o io aggiorno voi.

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    scusate, ma per me già Neandertal era una notizia sensazionale.....

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    più che l'archeologica bisognerebbe avvisare l'altra soprintendenza. proverò io a farlo. e cercherò un contatto al comune. poi vi aggiornerò ms

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    Stamattina ho provveduto ad inviare due raccomandate (di quelle che dovrebbero arrivare in giornata): una a Taranto (ai beni archeologici) e una a Lecce (sopr. per i beni architettonici). Vi terrò aggiornati in caso di riscontro da parte degli enti interessati.

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    La chiesa merita sicuramente approfondimenti storici,come quella sita nelle immediate vicinanze della stessa( loc.Carignano di prop. del defunto ing.Castrignanò). Occorre però, conoscere ciò che pochi sanno........

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    delle due chiesette è scritto esaurientemente nel volume "Nardò Sacra" di Emilio Mazzarella (Congedo editore)

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    i primi quattro termini che ci hai voluto chiarire mi pare andrebbero resi con la "z" anzichè la "s", per distinguerli da altri termini che, pur con grafia similare, vengono pronunciati diversamente. Mi vengono in mente "cùnsulu" (il consuolo), "cunsola" (consolle). A proposito di "cuensu", che renderei con "cuenzu", ricordo un altro termine che pur rafforzato da una sola "c" assume diverso significato: "lu ccuenzu", sistemazione o aggiustamento o posizione. Un esempio: " 'ddha fèmmina ha fattu nu tristu ccuenzu " che sta per "quella donna ha avuto un triste matrimonio".

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    Approfitto del suggerimento di Marcello (che, come si vedrà, ho adottato) per ricordare che la geminazione consonantica iniziale tanto tipica del nostro dialetto è raramente di natura espressiva e tradisce nella maggior parte dei casi l'aferesi della vocale iniziale di una originaria preposizione. È il caso di ccuènzu (corrispondente all'obsoleto italiano acconcio, ma con sfumatura sarcastica) rispetto a cuènzu; trafila: adcuènzu>dcuènzu (aferesi)>ccuènzu (assimilazione totale regressiva).

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    Sarebbe finalmente ora di rivisitare la lessicografia del Rohlfs! Sono venuto a conoscenza che il sig. Armando sta reinterpretando il Nostro tramite un vocabolario del dialetto neretino (impresa ardua e faccio i miei complimenti). Colgo l'occasione per stuzzicare Armando sulla vicinanza semantica delle forme salent. cuccettu, uccettu, vuccettu nel sign. di "concio di pietra". Vi aggiungerei anche il normale cunsare, cunzare "conciare, sistemare; condire"; mentre ho delle perplessità su cuzzettu dimin. di concio (mi aspetterei *cunzettu). Noto che, dalle forme da me raccolte, le forme con -ns- sono tipiche dei parlati a sud della linea approssimativa Galatone-Otranto, mentre le forme con -nz- sono caratteristiche del Salento a nord di detta linea. (I soliti noti) P.S. ^ E' più forte di me!

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    GRIDO D'ALLARME L'intervento "Un altro mostro si abbatte sul Salento" di Stefano Delle Rose pubblicato da Spigolature Salentine è segnalato sulla prima pagina del sito www.messapi.info

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    Per i soliti noti (e non solo...) preciso che la valenza sarcastica di ccuènzu non vale per la locuzione comunicata da Marcello ma per quelle in cui la voce appare usata da sola o con un aggettivo in frasi esclamative ("cce ccuenzu ca ha ffattu!" o "cce bellu ccuènzu ca ha fattu!"); il che dimostra, anche in questo campo, l'importanza estrema del contesto, che può essere studiato solo attraverso un contatto diretto con i parlanti. Oggi strumenti come la rete consentono di fare più agevolmente ciò che il Rholfs a suo tempo fece attraverso una toccante (per chi è in grado di capirlo...) ricerca sul campo ma anche attraverso informatori, secondo me, non sempre affidabili. Quanto alla rivisitazione del Maestro: non sono tanto presuntuoso da ritenermene capace, neppure parzialmente.

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    Ho riflettuto un po su questa tragedia e mi sento infastidito da giudizi sommari del tipo "l'uomo e la natura", il "degrado del territorio", "lo scempio edilizio" e cose così. A Genova non è successo nulla di tutto questo, però si continua a parlarne con la solita ignoranza dei fatti che poi porta davanti a un problema vasto ed enorme, che pure esiste, la cui risoluzione però non è economicamente sostenibile e per questo non si fa mai nulla. A Genova è successo solo un guaio "tecnico" in un ambito urbano fortemente infrastrutturato. A un certo punto della storia della città, consapevoli dei rischi, si è deciso di coprire la sede del rio Fereggiano e farci sopra una strada. Come a Milano si fece per i Navigli e al mio paese per un piccolo canale. E le cose sono sempre andate bene per la portata di questo torrente di acqua piovana non è mai cresciuta più di tanto nel tempo non essendosi allargata troppo la città nella sua direzione con tanta nuova superficie impermeabilizzata da strade, case e piazzali. Invece il più importante torrente Bisagno in cui il rio Fereggiano sversa ha il tragitto complicato dal sottopassagio artificiale che comincia con la stazione Brignole. In pratica il Bisagno ingrossa perchè ha la strada semisbarrata e il Fereggiano si trova a sua volta lo sbocco nel Bisarto già pieno d'acqua. La conseguenza è stata che il percorso sotterraneo del rio Ferragiono all'interno della città va in pressione fino a far uscire l'acqua dai tombini. I tombini che dovrebbero drenare l'acqua delle strade invece la rigurgitano. La storia del Bisagno è stranota, vecchia e ha già fatto 24 morti negli anni '70. Questa lunga premessa per dire che la natura vi entra poco in questa storia: l'uomo le ha lanciato, consciamente una sfida e l'ha persa. Persa poi non per incapacità tecnica ma per la mancanza di economie pari alla sfidai. L'uomo è un animale urbanizzante per istinto. Costruisce, trasforma, organizza e questa è la sua caratteristica che lo distingue dal regno animale. Detta questa premessa che porta alla conclusione che l'uomo ha sempre sfidato la natura, sia quando edificava capanne a piano terra o sofisticati grattacieli di 30 piani, quello che manca è proprio la cultura del rischio. Il modello giapponese era famoso perchè prevedeva che fosse possibile trasformare e costruire di tutto ma poi ogni cittadino o autorità deve essere conscia del rischio e dei piani di emergenza. Non so quanti abitanti di via Fereggiano ricordassero o sapessero del torrente solo i loro piedi. Forse si è persa pure la memoria, forse nessuno lo ha mai saputo. Nel caso di Genova piuttosto che lanciare un generico allarme a tutta la città bisognava solo allertare le aree già riconosciute a rischio cioè la stazione Brignole e il percorso tombato del rio Fereggiano. Per non lasciare dubbi sul mio discorso io credo che una città possa organizzarsi accettando dei rischi (esclusivamente materiali) in caso di eventi non frequenti ma tutelando in ogni caso la vita di ogni singolo cittadino. Vale a dire che si può accettare che le piogge eccezionali danneggino un negozio (il titolare però ne deve riconoscere il rischio e accettarne i danni) ma che mai e poi mai vadano ad allagare un piano interrato in cui dorme una coppia di anziani non autosufficienti o una mama con due bambini. Vale a dire esporre al rischio solo quello che può essere perso senza grossi riflessi. Questo però significa mappare e rendere noti i rischi, sia all'interno che all'esterno delle citttà perchè in ambito urbano le "colpe dell'abbandono del territorio" prorpio non ci stanno. Cosa c'entra tirare fuori le "case abusive" nel caso di Genova? A Genova c'era gente seduta sopra una bomba idraulica senza saperlo. E un comune che ha permesso di abitare le cantine.

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    Dimenticavo di dire che il fatto che il rio Ferregiano fosse tombato è ininfluente alla tragedia. Tombare significa solo mettere al di sopra dell'alveo una copertura: nella condizione che il livello dell'acqua comincia a salire, il torrente a cielo aperto esonda, mentre il canale tombato rigurgita dalle aperture ( se ci sono) oppure se ermetico va in pressione (rompendosi :( o resistendo :) ). La conseguenza in caso di esondazione o rigurgito sono sempre quelle di un fiume in piena che corre per tutta l'area che l'acqua in sovrappiù decide di prendersi. Dalle immagini in tv, non molto diverse da tante altre tragedie, io ho visto gente mettersi nei guai per essere in piani interrati o per cercare di salvare l'auto, la moto o correre in macchina per mettere al sicuro un parente. Finchè non viene risolto il problema del tappo del Bisagno un chilometro più a valle (una cosa che ad oggi costerebbe duecentonovanta milioni di euro e che non si farà mai!) bisogna spiegare a questa gente il rischio che corre ogni giorno che piove e come comportarsi (non lasciare auto per strada, non percorrere quelle strade mentre piove specie con allarme metereologico, ecc..). Meccanismi difficili pure da attuarsi perchè Genova è particolare e poi perchè pare che appena parte un'alluvione la gente pensa solo a infilarsi in macchina. Ma forse proprio perchè si sentono al sicuro non conoscendo il tipo di rischio (mortale) che corrono arrivano a fare quel gesto fatidico in quei pochi minuti in cui tutto si incasina che gli costerà carissimo. Finora il massimo che è stato fatto in Italia è stato quello di mappare alla buona ( a volte solo con lo studio cartografico) alcune zone a rischio allagamento vietandone la trasformazione (o di costruire nuove costruzioni). Ma sono carte rimaste nei cassetti di tanti Uffci tecnici.

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    in sostanza "dio lo vuole?" Mi pare un pò bizzarro evocare la sfida alla natura come naturale ed insita nell'uomo. E mi pare altrettanto bizzarro sostenere che la cura dei territori e dei corsi d'acqua non sia un problema, così come chi ha un negozio si arrangi. Non sono case abusive, non mi pare di averl odetto. Sono case e palazzi costruiti, ora lo sappiamo ,ma temo lo sapessero anche quando le costruirono, criminalmente costruite in alveo e da abbattere. Dire che chi abita in quei luoghi si assuma tutti i rischi è poco interessante come ipotesi, anche perchè è sacrosanto e giusto che i rischi di tragedie sociali le assuma la società nel suo complesso. Le colpe delleamministrazioni sono state quelel di far dormire persone negli scantinati, ma sopratutto quelle di non aver abbattuto i palazzi ingombranti. Ovivio e scontato che l'allarme andava lanciato in alcune zone e non nelal città, a Di Negro non ci azzeccava nulla un allarme per il luogo. C'entrava però per gli abitanti che evitassero magari di andarsi a comprare la focaccia a Brignole. E le scuole andavano chiuse tout court, invitando le persone a starsene a casa nelle zone sicure. E' stato fatto a Torino, perchè a Genova no? Il territorio è stato abbandonato e dilaniato da incuria e quant'altro. Non è una tesi mia personale ,lo stano dicendo gli ambientalisi, gli ecologisti e gli esperti di ogni parte d'Italia dove succedono tragedie di queste dimensioni. Di qualcuno di loro, mi si consenta, mi fido.

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    PETIZIONE POPOLARE NO alle trivellazioni nei mari del Salento Primo Firmatario: Dott. Marcello Gaballo Sul Web: http://www.messapi.info/appelli.htm

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    non mi pare di aver detto nulla di bizzarro.

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