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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Sarebbe bello pure che su Wikipedia qualche anima pia, con le conoscenze adatte, scrivesse almeno un abbozzo sulla Grotta del Cavallo, così come, per esempio sulla grotta Romanelli, qualcuno ha già fatto: http://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Romanelli

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    Rosario sarà stato uno degli ultimi pescatori a praticare l'èrgata, un tipo di pesca da terra in una di quella dozzina di posti che furono le pescherie feudali. Era la pesca prima dell'arrivo delle prime vere e proprie barche da pesca quando ci si ingegnava a pescare da terra con tutte le astuzie possibili. Quella nota a tutti è la pesca con la canna o a mano con filo, amo e galleggiante dallo scoglio, ma ne esistevano altre più professionali. Su al nord, lungo la costa garganica o molisana, si usava il trabucco per imprigionare il pesce in un enorme coppo a leva montato su una palafitta. Nel nostro adriatico con la costa alta e molte correnti di fondo le tecniche erano altre. La più nota era la "caloma" un palamito (consu) calato da terra sfruttando le correnti marine provocate dalle sorgenti di acqua dolce. il primo capo trascinato al largo trasportava una corda con alcuni ami, l'estremo finale legato allo scoglio nell'attesa dell'abbocco. Erano possibili solo dei minimi accorgimenti sulla boa artigianale che sospendeva il primo capo che andava al largo, per indirizzarne la direzione. Sulla boa una bandierina per segnalarne la posizione. Quella di Rosario prende il nome di èrgata (dal latino argano). Era necessario una carrucola e un argano per stendere la rete che andava a chiudere una delle caratteristiche insenature con la costa alta del basso Adriatico salentino. Nella Contea di Castro erano almeno 13, le ultime a essere usate erano Zinzulusa, Romanelli, Giustino, Acquaviva. Era un po' come stendere i panni tra un balcone ed un altro nelle strette viuzze di Napoli. Una volta posizionata nella mezzeria del seno la rete la si affondava e la si rialzava alla bisogna. Erano tutte pescherie feudali, con l'obbligo di pagarne i diritti nell'uso. Spesso affidate a famiglie. Piano piano perserò importanza, finendo che i diritti si paavano solo per i giorni di Venerdì e di Quaresima quando il pesce era più richiesto sulle tavole. In verità esisteva anche un altro tipo di pesca da terra, una specie di coppo volante per catturare pesci per usare come esca nei palamiti e nelle calome. Si svolgeva a pochi metri dalla costa stendendo una rete orizzontale sul fondo e obbligando lo sciame di pesci a passarci sopra spaventandoli in modo opportuno lanciando pietre in acqua. Girano voci che alcuni avessero addestrate le taccole (ciole) per pescare il pesce volando in alto e riportando la preda a terra. Di questa pesca non ho certezza.

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    bello!!!

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    E Sallustio aveva ragione perché mia moglie mi diceva sempre che da bambina era stata ossessionata da un proverbio, che tanto glielo avevano inculcato da saperlo a memoria ancora da anziana: “Se nobile sei nato abbi pensiero di coltivare insieme e cuore e mente: se no la nobiltà somiglia a zero, che quando sta da solo non val niente”.

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    Maktra significa dunque in greco antico anche bara? Puoi dirci qualcosa di più su questo Armando? Mi incuriosisce per un eventuale o casuale legame con l'antica usanza di esporre il morto sulla mattra raccontato da Giulietta Livraghi nel suo capolavoro antropologico, "Tre Santi e una campagna"

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    La casa a corte, ubicata di fronte alla chiesa di Sant'Angelo, immediatamente al di fuori dell'antiche mura di Tricase, è datata al primo decennio del '600, come attesta un'epigrafe posta su una finestra del primo piano del complesso edilizio: PECCATUM ET IGNORANTIA A NOBIS DEUS REMOVEAS A.D. MDCX (si ringrazia il prof. Ercole Morciano per aver segnalato questa preziosa testimonianza storico - artistica, nel corso della visita guidata a Tricase organizzata dall'Udu di Lecce in collaborazione con l'Associazione Archès). Bibliografia di riferimento: Guida di Tricase, a cura di M. Peluso, Congedo Editore.

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    Mia zia mi racconta che la mattrabbanca era un arredo che faceva parte della "dote". Oltre che per l'impasto del pane, aveva anche una funzione di dispensa per conservare fichi secchi, friselle e altro.

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    Maktra col significato di "bara" ricorre negli Atti apocrifi degli Apostoli, in particolare in Acta Petri cum Simone 11 (p. 100, 3); giacché ci sono, a testimonianza di quanto può la metafora, aggiungo che in altri autori, sempre greci, la stessa voce compare pure col significato di "mortaio" e, addirittura, di "vasca da bagno".

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    Molto interessante. Chissà cosa ne pensa in proposito Nino Pensabene. Grazie Armando, sempre prezioso!

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    Ciao Daniela, mi sarebbe di grande aiuto se potessi indicarmi le fonti di questo excursus, devo trattare questo argomento come intro alla tesi che sto preparando ma non riesco a trovare nulla....sono disperata! Aspetto tua risposta..... Grazie!

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    LIBORIO ROMANO è il primo esempio italiano di trasformismo politico, di coloro che per ragioni di puro opportunismo e poltronismo cambiano casacca, mantenendo le stesse poltrone e gli stessi poteri. Questo è avvenuto 150 anni fa (quando ferventi borbonici davanti alla loro casa che crollava saltavano il muro e si insediavano nella più prosperosa casa savoiarda dichiarandosi opportunamente loro devoti e ferventi sostenitori, denigrando i perdenti borboni che sino a poco prima erano i loro intoccabili idoli ) e sta avvenendo ora con tanti ex LIBORIO ROMANO che scavalcano i banchi del perdente berlusconismo per accasarsi verso altri scheramenti, avversari sino al giorno prima, con l'illusoria prospettiva di riscaldare le poltrone che hanno perduto con altre più prestigiose sotto altre bandiere. Il salto della quaglia viene effettuato oggi dai nuovi LIBORIO ROMANO così come l'originale di PATU' senza scrupoli faceva allora. Non sono questi i personaggi saltimbanco che il Salento deve mettere sui piedistalli della nobile gloria e non è giusto paragonarli o metterli sullo stesso piano dei veri eroi come ANTONIETTA DE PACE o SIGISMONDO CASTROMEDIANO, che per nobili e giustie cause si sono sacrificati e immolati per dare a noi meridionali un futuro migliore. Il Liborio Romano invece ha cercato solo di conservare le sue poltrone e i suoi poteri

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    Ciao Ambra, sulla figura professionale della guida turistica, sotto gli aspetti delle origini non vi sono fonti e studi specifici. E' il risultato di alcuni "puzzle" di conoscenze e scoperte personali, che ho cercato di riunire e di "cucire", in quanto sto preparando una ricerca ed un testo che sappiano dare dignità e conoscenza alla professione della guida turistica, importantissima, non molto conosciuta, e che vorrei valorizzare non sono sotto gli aspetti legislativi-giuridici, ma soprattutto sotto quelli culturali-sociali-professionali. Ti consiglio di prendere in considerazione: il testo: "La guida turistica. Manuale di preparazione per l'esame di abilitazione..." di GIORGIO CASTOLDI ( pag. 196 " Il mestiere di guida esiste da quando esiste il turismo); alcune leggi, quali Il Regio Decreto 18 giugno 1931, n.773, “Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza”; il trattato " Il Grand Tour e l'educazione della nobilità italiana" di CONCETTO NICOSIA in "Educare la nobiltà...." di Gianfranco Tortorelli; la pubblicazione "L'Italia del Grand Tour da Montaigne a Goethe" di CESARE DE SETA. Spero di esserti stata utile...buon lavoro ed in bocca al lupo, Daniela

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    Nell'architettura salentina esiste la "volta a mattra", una sorta di volta a botte che a metà percorso diventa piana, simile appunto ad una madia capovolta. Questa copertura, in italiano chiamata a schifo o a gavetta, veniva realizzata comunemente per voltare le stanze e i saloni posti nei piani nobili dei palazzi, in sostituzione delle volte a spigolo e a squadro. Alcuni maestri muratori chiamano ancora oggi questa volta "maltrotta" e spesso mi sono domandato se l'origine di questo vocabolo possa essere una sorta di diminutivo della parola mattra. Armando, chiedo il tuo aiuto! Grazie e complimenti per i tuoi articoli!

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    Un bel racconto. In giro per l'Italia da tanti anni, ho notato che San Martino è l'unica tradizione che la maggior parte dei salentini si portano dietro, ovunque. Forse questo fatto meriterebbe una riflessione.

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    Infatti, Fabrizio, non è “Maltrotta”, ma “Mattrotta” e deriva appunto da “Matthra” (Madia). Queste volte sono presenti a casa mia, per questo conosco la derivazione, suggeritami proprio dai muratori durante i restauri.

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    Mi risulta che questa chiesa fu anche luogo di confraternita dei concia galatinesi (...da cui derivo io) è esatto? Esiste una lapide o marmo indicante gli adepti? Grazie mille.

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    Vendola...Vendola... così tradisci chi ti ha votato preferendoti ad un salentino... per caso sei masochista?

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    Ogni chicco di grano è diverso dall'altro, eppure i campi ondeggianti di spighe sembrano tutti uguali. Spigolature Salentine è l'Estate che riempie i sacchi di sapere per un domani ricco di pane e conoscenza. Bello ritrovarsi tutti insieme a spigolare, nasce l'amicizia e la solidarietà. Bello ritrovarsi tutti insieme intorno a un tavolo, è segno che si è una grande famiglia. Dovunque. Grazie, Redazione...

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    Che cos’è Spigolature salentine Dan vita al nesso due parole sole: la prima è un sostantivo e in concordanza in genere e numero, come vuole grammatica, con lei è in alleanza degno aggettivo ch’è di storia pregno. Espressione d’amor per la cultura, di civiltà e bellezza chiaro segno, di profondo rispetto alla natura. Gruppo, al passo con i tempi, virtuale, sua libertà non prona ad interesse, un impegno non fittizio ma profondo, un bel sogno da rendere reale, botteghino di nobili scommesse, lente a scrutare questo pazzo mondo. E, ora che avete letto, se vi pare, mettetevi pure a ridere...

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    Grazie Nino per il chiarimento. Eppure, non solo ho sentito spesso la parola "maltrotta" ma l'ho anche letta in alcuni testi e in molti siti web di artigiani salentini. Forse si tratta di una sorta di italianizzazione del termine dialettale "mattrotta".

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