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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2012/01/31/rustici-vigorosi-e-generosi-gli-ulivi-di-silvan... [...]

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    Condivido tutto, in particolare l'ultima parte. Lasciate perdere i professori, questo è un governo politico, molto politico. La scelta di acquistare aerei da guerra che costano quanto una finanziaria è emblematica. Però Monti "è cortese e gentile, e parla pacatamente" si dice. Vabbè, chiamiamolo il "tassator cortese".

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    Grazie Raffaela. Non ci conosciamo purtroppo, ma dalla lettura del tuo commento riesco a capire tante cose di te... Chiudo gli occhi e ti immagino (non alla George Clooney) non solo come una lettrice attenta e romantica (specie in estinzione di questi tempi), ma soprattutto ti vedo intenta a battere con parsimonia i tasti della tua tastiera allo scopo di dare forma ai tuoi pensieri. Sai tenere in mano la penna come un pennello, mi verrebbe da dire. A piccoli tratti sei riuscita a consegnarmi questo piccolo gioiello di commento che conserverò nel cassetto dei miei ricordi. Noi non ci conosciamo, dicevo, ma la scrittura fa miracoli, unisce le persone, crea una ragnatela di emozioni dentro cui si rimane piacevolmente intrappolati. Grazie Raffaella, grazie a te che, seguendo la massima di Carmelo Bene, fai del tuo pensiero un risultato del linguaggio. Michele

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    Sull'onda di queste ricerche importanti, di questi studi, di queste passioni, di queste testimonianze, la nostra identità collettiva recupera e restituisce a tutti noi cose preziose. Quanto ai "trafugamenti" e alle "vicende clandestine", ciò che è estraneo ad un paese, ad una cultura, col tempo si aliena da sè per mancanza di radici. Così chi si impossessa di opere d'arte grazie al malaffare, al potere del denaro, ad una politica che non tutela il proprio patrimonio artistico-culturale prima o poi ne paga le conseguenze. Il libro di AngeloConte sarà la mia prima lettura di archeologia.

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    Articolo - denuncia splendido, come pure il suo primo commento di Ferraris. Proprio così, Pino, per sventolare certe verità ci vuole ironia, così come per sopportarle. Più che la neve, ci raggela essere presi per capre, essere lavoratori sul campo e dover sentire lezioni su come sapersi sacrificare(perchè anche questa è un'arte), porgere l'altra guancia e magari anche qualche altra cosa. Lezioni tenute da chi, poi? Da voci 'fuori campo', da gente che fa il professore con i più deboli, da predicatori che parlano del giusto e poi vivono nel perenne motto 'Due pesi due misure'. Non credo di essere un'alunna migliore degli altri, in questa variegata e decadente aula che è l'Italia, ma forse una lezione, come voi, l'ho capita: se ti dicono che fuori c'è una bufera di neve, controlla con i tuoi occhi perchè potrebbe essere un tranello; se ti dicono che per te non possono fare niente, comprati una pala per aprirti un varco e andare a vedere come se la spassano sui loro divani al calduccio e con un 'gatto delle nevi' che li aspetta sotto casa al posto dell'auto blu; se ti incitano a fare di più senza illuderti(quasi tutti i posti, infatti, sono occupati da loro che, poverini, non producono un c..zo perchè sono impegnati a sollecitare te, sfigato e disoccupato, a produrre!), se ti suggeriscono di comprare per far muovere il mercato, ma ti rubano il portafogli, se ti confiscano l'auto rendendo impossibile il prezzo della benzina e poi stoppano anche i treni e gli autobus per emergenza neve, occupa la tua Scuola, rivendica il diritto alla vera istruzione ad opera di veri insegnanti che danno la vita ma non sono privilegiati 'a vita', via dai programmi la materia 'Illusionismo' e 'Laboratori di Beffe', abolisci la noia usando il tuo diritto a scegliere chi ti deve rappresentare, tutelare e migliorare! Se poi ti raccomandano addirittura di coprirti se fa freddo, non prenderla tanto sotto gamba e ubbidisci: col redditometro potrebbero scoprire perfino se usi le mutande di lana! Un italiano morto di polmonite, d'inedia o di mammismo è un contribuente in meno alla grande causa Italia.

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    Molto belle queste iniziative che davvero ci fanno conoscere il cuore degli altri per poi entrare più facilmente in quello di Cristo e trovare lì la pace del tanto desiderato "nido".

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    Addu muti iaddri cantane mai giurnu se face Li uai te la pignata li sape la cucchiara cali ota Ciao Ersilio Teifreto

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    Belle queste iniziative che fanno della cultura, fermento vivo e fecondo. Arricchiscono la menle e fanno bene all'anima. Complimenti!

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    Il Salento è una terra meravigliosa e questa poesia un mezzo ineguagliabile per creare nella mente del lettore immagini quasi palpabili delle meraviglie che la natura ci ha riservato; il Salento è tutto questo ed altro ancora: sono le nostre radici e la nostra storia, tutto ciò che serbiamo nella parte più profonda e intima del nostro cuore. Alessandra

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    Grazie per l'inserimento a presto vi invierò altri culacchi,e sunetti Ersilio

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    A proposito degli Alimini, intervengo per risolvere il quesito sollevato. Il più antico documento è il seguente: “[...] concedimus et confirmamus [...] decimam [...] fluminis tam monete quam piscium et lini, [...] decimam Alimine tam monete quam piscium et lini [...]”, ovvero trattasi di un diploma dell’Imperatrice Costanza di Altavilla datato 25 aprile 1197, in cui si parla della "decima Alimine" che spettava al vescovo di Lecce. (Tratto dalla mia tesi specialistica "Il Lago di Limini in Terra d'Otranto": archeologia di un paesaggio marginale).

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    A proposito degli Alimini, intervengo per risolvere il quesito sollevato. Il più antico documento è il seguente: “[...] concedimus et confirmamus [...] decimam [...] fluminis tam monete quam piscium et lini, [...] decimam Alimine tam monete quam piscium et lini [...]”, ovvero trattasi di un diploma dell’Imperatrice Costanza di Altavilla datato 25 aprile 1197, in cui si parla della "decima Alimine" che spettava al vescovo di Lecce. (Tratto dalla mia tesi specialistica "Il Lago di Limini in Terra d'Otranto": archeologia di un paesaggio marginale).

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    Il tuo lavoro non cambia la storia dell'arte, ma la migliora.

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    Mi sembra di essere davvero lì, leggendo questa meravigliosa ed evocativa poesia...scritta da una meravigliosa donna salentina! Grazie... Nicoletta

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    La vita è come un teatro, a volte si ride, a volte si piange. Il custode di un cimitero ci delizia di racconti di paese, cosciente che il silenzioso mondo in cui lavora non è altro che un'appendice del luogo in cui vive. Uccio è spigliato e, senza accorgersene, ci fornisce un breve curriculum vitae ricco dei tanti mestieri intrapresi per sopravvivere: operatore ecologico, bidello e infine becchino. In poche parole, l'ideale di flessibilità secondo la politica Monti! E dal momento che il protagonista si definisce in sintesi un tappabuchi, non vorremmo neanche che questo termine rientrasse nel già ampio dizionario usato dal governo a discapito dei mancati lavoratori italiani! Per fortuna il nostro simpatico becchino è concentrato sul movimentare il 'mortorio' in cui è costretto a lavorare. Per farlo usa la fantasia. Niente di più scontato, allora, che sorprendere in flagrante uno scheletro che ha fatto le ore piccole disertando la propria bara fino al mattino. Il poveretto si prende il rimprovero dal custode e l'autore ne approfitta per mettere in risalto lo struggente legame tra vita e morte, eterno dilemma, lo stesso che attribuisce al defunto piccoli vizi umani come la golosità e la voglia di evasione pur essendo ormai 'ridotto all'osso'. La scena narrativa continua ad essere illuminata da flash di superstizione e da schemi sociali, quelli secondo cui l'esternazione del dolore deve essere scenografica, magari folcloristica alla maniera delle prefiche di paese, perchè non è solo la morte a fare paura, ma anche il dubbio di non apparire abbastanza addolorati davanti agli occhi degli altri e della propria coscienza. Prove generali della nostra futura dipartita. Interpretazioni e suggestioni a parte, Giorgio Cretì tratta la morte con rispetto, a volte con disincanto, di certo con saggezza e ironia. Lui sa che il dolore è un colore sacro e intoccabile dell'infinita gamma di tonalità che offre la vita. Se dunque la morte appare boccone incandescente, l'autore riesce a maneggiarlo soffiandogli addosso la propria delicata umanità fino a raffreddarlo rendendolo commestibile. Siamo affezionati al nostro 'custode narratore' che anche stavolta rende superba la conferma che l'ironia è il sale sia della morte che della vita, così come la conoscenza il gusto che le rende dolci.

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    Grazie per aver capito quello che il mio cuore ha cercato di esprimere. Se riesco a far comprendere il mio sentire e a far vedere la nostra terra con gli stessi occhi d'amore, allora si tendono le braccia e si sente il reciproco calore.

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    Bellissime queste parole, si avverte il ritmo del cuore e la delicatezza del sentire. Grazie per averle dette!

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    Incanta conoscere la nostra storia, così magistralmente descritta. Da oggi in poi, passando accanto al castello, lo guaderò con occhi diversi e andrò a cercare i particolari e mi torneranno alla memoria gli eventi narrati. Grazie Marcello!

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    Vabbè ci fidiamo sulla parola. Anche se sarebbe buona cosa un paio di bottiglie di vino (Santo o blasfemo che sia, basta che sia buono), qualche pasticciotto o qualche rustico, oppure una bagna cauda per dimostrare ancora una volta l'accoglienza del Salento (anche verso gli invasori sabaudi). Comunque auguri a tutti noi.

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    Condividiamo il ricordo di un uomo che, nell'esercizio della sua professione, si è sempre prodigato generosamente per alleviare le sofferenze dei tanti pazienti che accorrevano nel suo ambulatorio, utilizzando al meglio,con destrezza e con tempestività gli strumenti a sua disposizione. Anna e Pina

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