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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Una novità quanto mi scrivi. Ed è anche molto interessante. Prenderemo contatti privatamente. Intanto chiedi all'Ingegnere presidente se vorrà darci qualche notizia in più sull'insolito sodalizio, ma avverti gli altri confratelli che per altri due giorni tratteremo ancora sul nostro lampascione su Spigolature Salentine. Massimo ce lo proporrà in tutte le salse, ci insegnerà a pulirlo e a cucinarlo. Insomma, aggiungendo a quanto aveva già proposto Armando nei già completissimi post, ne uscirà una Summa del lampascione, re dei bulbi.

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    nei post dei prossimi giorni comprenderai, caro Gianni, il perchè della tua avversione e i motivi per cui molti non lo tollerano. Non sei l'unico

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    Grazie Alfredo, come sempre con la tua autoironia, sei riuscito a farmi sorridere....E' bello leggere di se stessi del prorpio passato anche se non personalmente vissuto, lo sentiamo comunque nostro. E' come una legame di "sangue" lo senti anche se non lo conosci. Spero che i Civitonici abbiano posto riparo al loro comportamento riuscendo in questo modo ad arricchirsi di noi... leccesi. Tu ne sei la prova vivente.

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    Grazie Alfredo. Come sempre con la tua autoironia sei riuscito a strapparmi un sorriso, e mi hai fatta tornare indietro nel tempo, anche se è storia che io personalmente non ho vissuto, ma che sento mia, come i legami di "sangue": anche se non li conosci li senti. Si sono arricchiti i civitonici, conoscendoti e credo (spero) che abbiano fatto ammenda. La poesia che dire.... stupenda! Esprime tutto ciò che noi siamo, e questa sera Alfredo mi sento ricca anch'io.

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    L'effetto dirompente dei lampascioni, che la prima volta può traumatizzare l'ignaro consumatore, raggiunge il suo apice quando essi vengono lessati; esso già scema notevolmente se, dopo aver praticato a crudo (senza anestesia...) un'incisione a croce alla base vengono fritti in olio d'oliva bollente ove, aprendosi, assumono l'aspetto di un fiore. Comunque, al di là del ben noto inconveniente e delle probabili allergie alimentari, ognuno ha i suoi gusti. Io, per esempio, sapendo di suscitare la meraviglia dei buongustai, per semplice, probabile difetto delle mie papille gustative, non posso neppure vedere i frutti di mare, nessuno escluso.

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    Poco si può aggiungere a questa stupefacente presentazione critica che Paolo fa di un poema di Maurizio Nocera, 'Compianto'. Ci proverò. Non so se Vincenti abbia mai giocato a carte, ma tuffandosi tra le trame di queste sue parole si ha la netta sensazione che quello abbia tra le mani più di un asso fortunato. Lo si evince dall'impostazione raffinatamente letteraria del testo, dal colto intreccio di confronto e conoscenza di autori e opere, dai lampi riflessivi personali e filosofici. Il vulcano Vincenti posa il suo vorticoso magma stilistico e si addomestica all'armonioso flusso dello scrivere per spiegare, per far capire, per fare amare scritti preziosi firmati dal sangue di altri. Questa volta si tratta di Maurizio Nocera, uno scrittore e un poeta di notevole spessore, a quanto apprendo dall'appassionata presentazione che se ne fa in questi righi. Nocera lascia libera la sua penna all'inseguimento di uno dei sentimenti più cari e temuti dall'uomo, il dolore, e quale dolore è più elegiaco di quello provato dinanzi alla morte di una persona amata? Prima tra tutte, la madre. Paolo sembra a questo punto raggrupparci tutti in uno sconfinato anfratto, tanto angusto per l'elaborazione del lutto quanto capace nell'accogliere l'umanità che ci livella e ci unisce. C'è anche lui. Il dolore è materia grezza alla imprevista sua consegna, ma come ci dimostra Nocera, è suscettibile di metamorfosi col passare del tempo e degli stati d'animo, della consapevolezza e del dilagare del vuoto. Lo si veste di mille parole diverse per dargli un aspetto più accettabile, una nobiltà assoluta, un cordone ombelicale con la nostra anima a sfidare il breve eterno della nostra esistenza. E se da una parte l'uomo fornisce la sofferenza di un ricco guardaroba, dall'altra sveste se stesso di ogni contegno e apparenza per mostrare il nudo delle sue emozioni, tempio e abisso di sempre. Delicata impronta di donna, fervida culla di vita, raggio di luce che segna il cammino di conquista, la madre rimane nel dna di ognuno di noi fino all'ultima goccia di sangue, fino all'ultimo singulto e respiro. Ed ecco che sopraggiunge la Vergine Santissima in aiuto di questo sconforto siderale e lo fa nella sua forma più potente, quella della Madonna Addolorata, perchè è proprio la sofferenza sacra della Madre dell'Umanità e del Cristo Divino l'unica capace di compensare la voragine affettiva della perdita di una madre semplice, quella che nel cuore di un figlio dismette il suo umile travestimento di carne ed ossa per trasfigurarsi in essenza immortale, amore eterno...

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    Come sarebbe bello andare in giro per il Salento in compagnia di un Virgilio moderno qual è Marcello Gaballo! In caso di dubbi sugli itinerari di bellezza, basterebbe portare con sè anche Spigolature e lo stupore e l'orgoglio regionale sarebbero assicurati!

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    Significativo e piacevole salto nelle tradizioni popolari passate con divertenti appendici a sensazioni personali al presente. Massimo se ne dimostra maestro e lo fa anche nell'evocare una tradizione ormai 'reclusa' della Settimana Santa. Quale altro destino poteva infatti meritarsi la rappresentazione iconografica di chi flagellò nostro Signore? Il Patipaticchia, personaggio sconosciuto ai più, a Galatina fu il risultato del desiderio tutto umano di rendere materiale e visibile l'ombra nera che sovrasta il bene, pur su commissione, e di liberare lo sdegno, il rancore e l'atavico senso di vendetta di un popolo in lutto. Ed ecco che la statua del flagellatore veniva offerta come capro espiatorio alle pulsioni represse di uomini e donne che, infierendo contro di essa, s'illudevano probabilmente di esorcizzare il male dentro di sè e nel mondo, oltre che quello che dovette subire Gesù durante la sua Passione. Ancora una volta si passano il testimone il sacro e il profano, la fede e la superstizione di un popolo, quello salentino, fortemente imperniato di essenzialità contadina. Il Patipaticchia è dovuto così essere destituito, allontanato dalle scene rappresentative del Venerdì Santo proprio perchè simulacro inconsapevole di paganesimo, se è vero che il sacrificio estremo del Cristo è invece la più alta rappresentazione dell'obbedienza estrema alla volontà di Dio Padre, l'invito più vibrante e spirituale al perdono, la prova più difficile della fede nella Parola. Tutto il Cristianesimo, in fondo, ruota su questi momenti e premia la fiducia religiosa con la Resurrezione, la Pasqua. L' 'Occhio per occhio dente per dente' è istinto e l'istinto non dovrebbe mai avere vittime, neanche il Patipaticchia a cui vanno le nostre scuse e non per l'aver inflitto pene al Crocefisso, ma per aver incarnato il nostro lato vigliacco, crudele e spesso indifferente alle brutture che ci impongono e che imponiamo, che fingiamo di non vedere e che lasciamo che siano. A Massimo vada invece la mia più profonda gratitudine per averci dato un grande spunto di riflessione sulla nostra superba cecità dinanzi allo spirito, lo stesso che ci renderebbe invece più vicini a Dio.

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    L'Addolorata trafitta e velata che apre il sipario a una fiera colorata e gioiosa è un contrasto affascinante e assai singolare, quasi a simboleggiare il devoto omaggio alla Madonna in pena e allo stesso tempo il bisogno umano di contrappesare lo spauracchio del dolore con la divagazione di trastulli e bancarelle. La morte e la vita, la fine e la speranza, il pianto e le trombette, le campanelle e la preghiera. E' fantastico immaginare quest'atmosfera di chiaro-scuri, di tradizioni fatte di fervida partecipazione e semplice leggerezza del nostro Salento contadino. Significativi e intensi i versi riportati da Emilio Panarese a ricamo di una vena descrittiva che sa di notizia, di legame e d'invito, quello dell'autore, a un riconoscersi conoscendo e a un vivere rivivendo. I miei complimenti alla bellezza di questo tuo contributo, Emilio.

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    E' vero tutti abbiamo occhi per vedere, ma come è più bello quando competenza e sensibilità guidano a soffermarci sui particolari, sulle vicencde storiche di una Vergine da noi tutti amata ed ammirata pur nelle sua intensa drammaticità di sguardo e di volto che ne segnano lo strazio di madre.La conoscenza e l'approfondimento così attentamente offerti, hanno il dono di farci soffermare con più partecipazione e più amore e forse anche più fede a tesori di così profonda bellezza per fortuna così protetti e tutelati anche grazie al fare attivo e sensibile dei nostri sacerdoti.Grazie di cuore.

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    Buon pomeriggio mi chiamo Dora Solini e sn di Monteroni di Lecce, ho una compagnia teatrale composta solo da giovani appassionati di teatro, ho letto su i commenti mi piacerebbe conoscerla e se possibile avere qualke suo testo se ha bisogno di altre notizie mi puo' rispondere all'indirizzo mail ke le inviero' intanto la saluto e da cio' ke ho letto lei dev'essere una persona speciale xkè l'umilta' rende grande un UOMO

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    Mi fa piacere che Dora abbia colto questa preziosa umiltà...aggiungo solo, per la cronaca, che ho dovuto costringere io l'autore - insistendo con varie telefonate! -a scrivere questo pezzo e menzionare il suo lavoro teatrale! Caro Marcello, ben ti sta! ;)

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    Mi associo a Pier Paolo, condivido in pieno Dora Solini e sostengo la vulcanicità di Marcello con consapevolezza e orgoglio!

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    credo che dovrò cambiare sito se si va avanti così... ripeto, scritture teatrali che hanno fatto il loro tempo, nonostante continuino ad essere ancora riproposte dal gruppo teatrale Ardire. Sugli inediti ci sto ancora pensando se pubblicare qualche stralcio su questo nostro spazio. Credo che lo farò. Riguardo a quanto scrive Dora, che ringrazio di cuore, la contatterò privatamente, per evitare pubbliche cordate, come è successo, da parte di amiche ed amici che speravo avessero già scordato questo post

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    Vorrei avere le ali e per magia poter essere tra voi a condividere un incontro di così alto spessore culturale e fortemente pregnante di contenuti che sicuramente riguardano la gente del sud di questa Italia solo apparentemente paritaria, ma che presenta ancora tanti aspetti di eventi storici da mettere bene in chiaro. Gli autorevoli relatori sapranno certamente mettere in luce aspetti sconosciuti ai più e che dovrebbero finalmente essere messi in debita luce e divulgati a chiare lettere. Complimenti per queste meritorie e belle iniziative culturali. Non sono mai abbastanza !

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/06/11/gastronomia-breve-storia-economica-del-lampasci... [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/05/il-lampascione-in-quattro-puntate-1-4/ [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/10/il-lampascione-in-quattro-puntate-2/ [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/13/il-lampascione-in-quattro-puntate-3/ [...]

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    [...] http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/22/il-lampascione-in-quattro-puntate-4/ Share this:FacebookTwitterStumbleUponStampaRedditLike this:LikeBe the first to like this post. [...]

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