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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Meditazioni poetiche e autentiche; grazie Nino, davvero un bel regalo!

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    Veramente poetiche le interpretazione di Wilma Vedruccio! “Postazione per guardare il cielo nella notte” è addirittura un’inquadratura dalla doppia valenza interpretativa, perché se da una parte la notte è quel fenomeno cosmico, reale, veritiero,con la possibilità di un cielo stellato, lunare o comunque arcano, per cui sempre favoloso da essere ammirato con le membra distese su una panchina (visione stupenda dell’orizzontale alla ricerca del verticale), dall’altra, la notte, può simbolicamente rappresentare un momento buio dell’esistenza umana, per cui nel guardare il cielo da una panchina c’è sempre la ricerca di una verticalità, pur se soggettiva e di varia natura, raggiungibile questa volta vivendo un sogno, una speranza, comunque attraverso l’attesa di un evento positivo che annunci la luce. Per cui grazie a Wilma Vedruccio e grazie a te, Paolo, nel cui lusinghiero giudizio so che c’è pure tanto affetto.

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    Grazie per tanta attenzione! non avevo pensato a tutto ciò nel breve tempo di un commento, c'era solo una...confluenza di...come dire... simpatia verso l'argomento oggetto di scrittura.

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    Ho trovato interessante quanto riportato e ho cercato di restituire qualcosa a mia volta

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    mai sfiorato il sospetto che "l'aprire la porta" sia solo un eufemismo?

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    "Figure femminile antica , questa Idrusa. Figura d'oggi:Idrusa. Un'immagine che addirittura Nigro riesce a rendere in fili di musica...."dice Nunzio Festa ed è così...fili di musica la musica di Rocco. Grazie

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    Caro Angelo, tu fai il malizioso, ma hai trovato pane per i tuoi denti... Premesso che in tutti i testi citati, antichi e moderni, i dettagli non lasciano spiraglio, secondo me, ad un’interpretazione metaforica della porta e dei suoi battenti, la mia fantasia e la mia tendenza ad “attualizzare” (pur nel rispetto, nella misura in cui ne sono capace, del rigore scientifico) l’antico, nel post ho scritto, quasi all’inizio, “la porta da tempo, ormai, è rimasta perennemente aperta lasciando ad altri dettagli il compito di scandire l’eterno gioco non ci sto/ci sto ripensando/ci stooo!!!… e viceversa”. E in quel “stooo!!!”, fra l'altro, puoi riconoscerci pure l’inizio di un orgasmo, anche se ora correrò il rischio di apparire come un maniaco più sessuale che sensuale...

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    Quanto mi somiglia Lucia! Ho amato e continuo ad amare bambole e giocattoli: ho avuto due figlie femmine, a differenza della protagonista della storia. A me le bambole sono servite a trascorrere le ore più liete dandomi, tra l'altro, una tale esperienza in fatto di accudimenti neonatali, da trasformarmi in una perfetta mammina per mio fratello già all'età di nove anni. Miracoli dei giochi sulla psiche! A Lucia, invece, le bambole servirono ad esorcizzare il suo desiderio mancato di avere una figlia femmina e la dolcezza nostalgica con cui quella si rivolgeva alle sue creature di plastica la può descrivere solo suo figlio Alfredo: struggente tenerezza, rispettoso ricordo, adorazione sentimentale. Le fotografie delle belle bamboline così ben curate mi colpiscono, mi aprono mondi appartenenti a una donna che, oltre al suo ricordo e all'immenso affetto dato e avuto, ha lasciato la sua immagine scolpita su ogni volto di bambola, i suoi sogni infranti appesi ad ogni loro biondo capello, la sua pura ingenuità infiocchettata sugli abitini spesso confezionati dalle sue stesse mani. Grazie, Alfredo, per questa ventata di aria buona! E' bello sapere, oggi, che c'è stato qualcuno che le bambole le sistemava sulle coperte del letto e non era costretto a vederle camminare per strada!

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    Italiani brava gente, a detta del film di Giuseppe De Santis? Nutro più di qualche dubbio. Santi, navigatori, poeti e quant'altri? O, meglio, malavitosi organizzati, trafficanti, sfruttatori dell'umanità, evasori fiscali, corrotti e chi più ne ha più ne metta? Auguro a Muhammad lunga vita. E lode al suo coraggio di denunciare le condizioni disumane in cui versano gli stranieri in Italia.

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    [...] [3] Cfr. http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/07/06/lecce-trasformazioni-e-ampliamenti-del-convento.... [...]

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    ah! se fossimo più attenti, caro Antonio! eppure sono alberi che non richiedono tanta applicazione. In compenso forniscono la materia prima per infinite applicazioni. Altro che alberi di palma di cui abbiam voluto "ornare"(?) le nostre campagne!

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    Veramente dolce ed emozionante. In molte case di carissime signore, soprattutto quelle che sole e senza figli hanno il grande letto vuoto, al centro di questo c'è una bambola. Vecchia o vecchissima. Ma ne ricordo una in una casa di Acquarica, che mi ha colpito in particolare. Vi rivelo che se anche nobile e novantenne, la donna ormai ferma con lo scialle sulla sua poltrona, donna a cui nulla mai mancò in vita, ancora adesso mi parla con affetto di quella bambola che orgogliosamente tiene nella preziosità dei suoi arredi (pur stonando largamente con il resto). La bambola è quella sacra, quella storica. "Le due mie zie che ci giocarono morirono di parto"- così ferma sul mobile, quasi come reliquia, sta la bambola ed io non posso che sorridere. A volte la psiche dell'uomo ha bisogno anche di piccole cose di cui prendersi cura, a cui affezionarsi, ed è giusto che sia così. Grazie ancora Alfredo per queste belle memorie.

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    il mare è sempre magico. anche il più sudicio. ma per avere un mare come quello del salento... a parte alcuni punti in sardegna... bisogna andare moooolto moooolto lontano ;)

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    Parole sante!

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    Parole che mi catturano. E' difficile, da autore, esprimersi sulla propria opera, ma è invece fantastico farlo sul pensiero che gli altri ne hanno. E se anche, in qualità di comune lettore sintonizzato sul lato gaudente e sbarazzino dell'esistenza, io volessi non comprare 'Volti di Carta', potendo, comprerei certo questa bellissima pagina di Pino De Luca, come pure degli altri cari amici che hanno contribuito a rendere prezioso il contenuto del mio raccontare. Una parola per sintetizzare il tutto? MERAVIGLIOSO.

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    La distruzione del Paradiso Terrestre ad opera di un tranello scellerato trascinò l'uomo alla dimensione della sopravvivenza a costo di sudore e sacrifici. Oggi come allora, esca succulenta ed eterna rimane il potere unito al sogno di ricchezza personale e mai di arricchimento collettivo. Oreste ci fornisce la dettagliata e passionale cronaca di ciò che, nel tempo, è accaduto al paesaggio dell'Arneo e usa testimonianze dirette di chi, ultranovantenne, conserva il chiaro ricordo di ciò che conferiva splendore vitale a quei luoghi: fauna ricca, alberi mastodontici, profumi mediterranei fatti di tamerici e semplicità. Ed ecco il solito serpente in agguato, quel contro-eroe che trova sempre terreno fertile tra gli uomini, che si diverte a seminare caos e ambizione a qualsiasi prezzo: fuoco, disboscamento, distruzione, monocolture, tabacco, sfruttamento di genti e di terre, promesse non mantenute, impoverimento umano e biologico, nuovi progetti devastanti, infidi quanto il bibblico rettile lasciato ormai protagonista di tutto. Storia magistra vitae? Solo per chi ha voglia d'imparare.

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    Dove non c'è rispetto per i vivi, come può essercene per i morti? Giovanna ci fornisce ogni informazione storica e burocratica utile a farci comprendere le incongruenze che imperano nelle varie sovrintendenze ai beni archeologici, all'urbanistica, ai propri interessi e alla Superficialità Cosmica. Scomparsa la pietas, scompare l'umanità e saranno le nostre ossa a non avere più storia.

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    Bello questo ritratto di padre molto bello. Poche pennellate in controluce e la figura prende corpo in tutto il suo spessore umano ed affettivo.

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    Ma mi vuoi vedere morto? Mi ha spezzato il cuore questo racconto. Ma che mi vuoi tanto male? E' una storia semplice ma bellissima e mi hai descritto tua madre in un modo così delicato che adesso le voglio un gran bene come fosse la mia. Ti abbraccio Salvatore Armando Santoro

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    E dimmi dove è sepolta (compreso il numero del loculo) perchè voglio andare a trovarla quando verrò giù!

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