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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    l'Arneo è stato fino al 1500 il punto di unione di immense aree boschive: a nord la foresta oritana, a sud est la foresta di Belvedere. Con la scomparsa della feudalità questi immensi e selvaggi patrimoni boschivi furono sfruttati frammentati e diedero origine a casali oggi gran parte dei quali diventati i nostri paesi; fino ai primi del 900 in Arneo vi erano ancora dimoranti gli ultimi lupi e linci del Salento, come molti toponimi in uso ancora oggi dimostrano.il mio papà da poco scomparso ricordava che nella sua Erchie gran parte del ceto popolare e proletario doveva la sua sussistenza alle macchie di Arneo. Di ciò che è l'Arneo oggi è amaro parlarne, persa l'area costiera, rimane solo qualche lembo nell'entroterra a ricordo dell'Eden che fù. Diego

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    "Portala beddha, beddha te sutta 'll'ala, cu nu se scassa 'ddhu scrittu d'amore." il resto sono cianfrusaglie :-) un abbraccio Raffaella.

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    Non avrei conosciuto l'emozione d'innamorarsi per un uomo se non avessi letto questi versi di Francesco, semplici e profondi, disarmanti e affilati come frecce. La difficoltà di trovare chi metta a nudo i sentimenti viene qui splendidamente superata dalla bellezza artistica del vero, piccolo miracolo compiuto dal poeta. Incomincio a vedere, a capire, a vivere le insicurezze d'amore, quello che rende fragile il 'sesso forte' e al tempo stesso coraggioso. Tanto è il coraggio infuso nell'amante da fargli accettare un salto nel vuoto ad occhi chiusi, sorretto dalla speranza di Icaro di imparare a volare e dalla paura di Leonardo di non saperne abbastanza. La bellezza femminile, odorosa di ogni miracolo del Creato, è lì in attesa di essere presa per mano per ammirare il potere del proprio cuore. Il poeta accetta il rischio: conosce l'estasi della ricompensa. Lui infatti sa che l'uomo che marchia la sua anima ha osato tante volte infrangere l'imponderabile e lo rifarà ancora. La rovinosa delusione sempre in agguato nel tempo di euforizzante volo amoroso è assimilata al dolore traumatico di un cuore che s'infrange nel fondo di un'avventura non sempre tenera con le speranze e con i sogni. Ma Congedo sa bene che chi ama è un eroe, qualunque sia il suo grado di ardimento nel quotidiano, perchè l'amore è una meravigliosa e temibile magia che vale sempre la pena vivere.

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    Onore a Giuseppe Virgilio, il mio professore d'italiano al liceo Colonna di Galatina. Che nostalgia! E onore a Carlo Gaggia, un amico, che dirigeva Il Corriere Nuovo di Galatina che ha ospitato tanti miei contributi. Sì, Carlo era un uomo di passione, me lo ricordo bene, una qualità singolare, però, non certo caratteriale come lui sostiene schermandosi.

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    E' un racconto molto bello e delicato che lascia trapelare tutto l'amore di un figlio (altro che figlie femmine!! :-) ...devo dire però che, come neo-mamma di una bimba, l'intesa che si costruisce tra mamma e figlia è fortissima, spesso esclusiva (benchè il papà sia adorato..) ed è fondata su l'"essere femmina", su un diverso modo di approcciarsi alle cose del mondo fatto di sguardi accattivanti, sorrisetti maliziosi, vanità innocenti e moine che conquistano...insomma, la mia piccola già conosce inconsapevolmente l'arte della seduzione e tutti noi, femmine e maschi, grandi e piccini, ne rimaniamo vitime...decisamente una "bambola"...ma pericolosa! :-)

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    Grazie Alfredo. E' molto emozionante incontrare l'animo di persone che sono vissute nell'imperativo categorico di celare sentimenti e di badare solo agli aspetti pratici della vita. Queste persone care di un'altra epoca sembrava che "facessero peccato" mostrando le proprie debolezze. E' bello scoprire che, però, i sentimenti e i valori improntati all'amore e al rispetto, non hanno tempo e per sempre sono l'unica strada possibile per la serenità e l'armonia. Grazie per l'emozione che ci ha fatto provare!

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    Sono grato a Raffaella, a Giacomo, a Salvatore, ad Antonella e Maria per i loro commenti così coinvolgenti che hanno aggiunto emozioni a emozioni.

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    ......bellissimo ed emozionante questo tuo racconto...mette soprattutto a nudo i tuoi nobili sentimenti di attaccamento alla tua mamma ed ai tuoi affetti.....

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    Cesare Pavese affermava che si può scrivere un romanzo anche su di una sigaretta spenta sulle labbra. Più che l'argomento è la scrittura che t'incanta: il ritmo, la sonorità, l'imprevedibile, la leggerezza, il sospeso, perfino il sottaciuto.

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    sono d'accordo, Alfredo. Non è tanto l'argomento che conta ma il "come" lo si racconta. Gli esempi quasi casuali che ho fatto servivano solo per sottolineare comunque un legame letteratura/territorio che esiste da sempre ma che spesso, dalle nostre parti, è frainteso.

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    Stefano coglie ed esprime in due parole il problema di molta letteratura nostrana "paesana" piuttosto che locale! E' una differenza fondamentale che non deve sfuggire. Se posso, la mia risposta alla tua domanda è qui: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2012/05/27/piccolissime-porzioni-di-unantica-civilta-contadina-prefazione-a-volti-di-carta/

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    Sintetica e, per questo sublime, almeno per me, definizione del poeta, ponte tra l'assimilazione del passato, per quanto indigesto, e un futuro che, almeno per quanto ci riguarda, non promette nulla di diverso, tutt'altro! Eppure il poeta, prima ancora dell'uomo comune, spera, senza illudersi, che la sfera di cristallo trasmetta, almeno lei!, immagini più cristalline...e che maghi/e e fattucchieri/e vadano, una volta per sempre, in galera!

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    Telepatia? Proprio stamattina, digitalizzando per “Spigolature” uno stralcio del volume ormai noto tra di noi “Tre santi e una campagna”, mi sono imbattuto in un periodo nel corso del quale Giulietta, per difendere amorevolmente i contadini a proposito di una loro “dipendenza” dalla falsa terra di Malta che i carmàti ti Santu Pàulu dicevano essere miracolosa perché da loro (bugiardamente) prelevata nell’isola ecc. ecc., non si sottrare a dare di mano contro “…gli evoluti che in questa nostra civiltà del benessere dipendono da indovini, astrologi e cartomanti…”.

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    non abbiamo potuto partecipare fisicamente ai funerali della carissima Teresina, ma con il cuore siamo stati vicini a lei e a tutta la nostra Tiggiano. é vero, lei ci catturò da bambini con le sue "lezioni" di catechismo impartite proprio davanti al presepe. celebre era la parabola del figlio prodigo che lei ci spiegava mostrandoci proprio un pastore che invece del gregge guardava una mandria di maialini. da li siamo diventati anche noi confratelli. ora siamo in tanti a essere fuori, per lo più nellla vita militare e studenti, ma dobbiamo dire grazie anche a Teresina che ci ha fatto innamorare ancora di più della nostra bella terra salentina e delle tradizioni della nostra Tiggiano. ciao Teresina, sei stata una grande donna!

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    ho scoperto, per caso, questo sito, e voglio fare i complimenti a chi ha avuto avuto l'idea di" tutti spigolatori"....i lavori di una volta, lavori faticosi, di pazienza e dedizione di questo popolo del salento così fortemente legato alla terra. avete ragione tutti siamo spigolatori, tutti abbiamo qualcosa da raccontare, qualcosa da imparare, qualcosa da ricordare o dimenticare... saluti e buon lavoro da carmelina

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    Quando è possibile visitare quei sacri luoghi?

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    Uno strumento nelle mani di un incompetente rischia di fare danni o di non essere funzionale alla sua stessa funzione. Un libro nelle mani di uno scellerato, di un analfabeta, di un incapace è solo un pacco di carta straccia, qualunque sia il suo contenuto. Ecco perchè anche la lettura, come ogni altro apprendimento, esige un duro lavoro di sensibilizzazione e di esercizio continuo affinchè la nostra ragione e la nostra sensibilità, anche emozionale, siano cesellate ad arte per un utilizzo culturalmente ed emotivamente arricchente. Bene e male convivono e ad un certo momento l'uno o l'altro domina, anche solo per un attimo, quell'attimo fatale. Dietro ad ogni libro c'è un uomo, mille uomini, l'intera umanità. Ma sono uomini morti, assenti nel presente, a tal punto da non riuscire a colmare la solitudine di un lettore solo con i suoi impulsi e con le sue passioni non controllate, non riconosciute appartenenti a se stesso. Il libro con le sue immagini e le sue parole (che non sono solo parole), fatte di segni e simboli che risuonano ossessivamente nelle menti deboli, può diventare uno strumento di morte. I libri che acquistiamo rivelano la nostra natura, i nostri interessi, i desideri, le aspirazioni, ma anche i vuoti relazionali e sociali. Essi sono specchi nei quali cerchiamo di riflettere la nostra anima nobile o persa, smarrita nei vicoli ciechi della vita. Le "fighette", la "ricerca di amore", la ricerca del "Sè" non sono altro che immagini di una identità che non trova modelli di riferimento e modi costruttivi di affermarsi, se non quello dell'imitazione e del rischio. In questa ricerca c'è il vuoto delle relazioni e del mondo circostante. Nulla può un libro senza colui che te lo porge come oggetto, che si anima attraverso il suono della parola, le vibrazioni emozionali, i ritmi, le pause, i silenzi... Il libro, in questo caso, è un oggetto mediatore della relazione e della condivisione. Quando, invece, siamo soli e smarriti, disperati o vinti, tutto risuona dentro producendo una "implosione emozionale" che porta alla deriva.

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    Quando ho letto che Giovanni Vantaggiato si sia ispirato, nel suo gesto criminale, al libro "Manuale del guerriero della luce" di Paolo Coehlo, ho fatto un salto sulla sedia. Può un libro essere colpevole? No, il libro non può avere colpa. Sarebbe come dire che assistendo a un film avente per soggetto crimini e misfatti si possa avere la tentazione di commettere un delitto. Di Coehlo ho solo letto, tanti anni fa, "Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto". E mi è bastato. Ma un libro non ha colpa, semmai può accadere che una mente malata o infantile trovi una giustificazione ai suoi propositi insani. Ogni opera letteraria è sempre una finzione e, come tale, ha il compito di incanalare le nostre pulsioni, i nostri tormenti, le nostre spinte emotive. La letteratura insomma ha una funzione catartica. Soprattutto un libro è un compagno di vita, un piacere, un viaggio verso le colonne d’Ercole, un viaggio alla ricerca del vello d’oro. Certo, penso alla povera Melissa, al suo triste destino in cui c’entra anche un libro, lei che magari amava leggere e perdersi per mari sconosciuti alla ricerca del suo principe azzurro.

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    Questa storia di Coehlo è una delle tante fesserie giornalistiche ovviamente, è incredibile quanto si sopravvaluti una banale sottolineatura in un testo (di un autore altrettanto banale e sopravvalutato peraltro). Se un giorno mi arrestassero non prendetevela con Husserl o con Carnap ma con me, ve ne prego.

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    Caro Salvatore la mia è stata una visita fortuità. A mio avviso occorre mettersi in contatto con il Comune di Alezio per recuperare i riferimenti utili. Cordialmente, Massimo

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