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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    don milani ha esercitato un influsso culturale e morale enorme nella coscienza di molte persone. anche se alcuni hanno semplificato in modo estremamente superficiale il suo insegnamento. tutti i suoi scritti sono ancora oggi una miniera ricchissima di spunti per riflettere ed imparare ad essere liberi...

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    Gentile Redazione, perché non si riesce a creare una rubrica 'dialetti salentini', senza che mi imbatta casualmente nell'argomento? Comunque, volevo ampliare il tema llampisciare/lampa citando il termine foggiano lambùse 'sporco', 'trascurato, trasandato, malvestito', forse connesso con allambàte 'arso dalla sete, assetato'.

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    esiste già, caro Fabio. Se cerchi in categorie, a sinistra guardando lo schermo, dopo i commenti dei lettori, troverai "Guarda in tutti i sacchi gli articoli divisi per categoria". Cliccando su dialetti salentini vi troverai, ad oggi, ben 236 articoli pertinenti. Ne avrai da leggere! un caro saluto

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    Grazie mille!

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    dimenticavo di aggiungere che il 99% di quegli articoli sono stati gentilmente scritti dal buon Armando, competentissimo, come avrai modo di leggere

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    Non è per dimostrare una competenza che mi viene attribuita e che non ho (almeno nella misura in cui vorrei...) se mi permetto di affermare che "lambùse" semanticamente mal si accorda con "allambàte", voce che, tra l'altro, è evidentissima deformazione dell'italiano "avvampato"; quanto al passaggio -v->-l- non c'è da meravigliarsi considerando il salentino ampa (da vampa), per cui è ipotizzabile la seguente, probabilissima trafila: ampa>l'ampa>*lampa (agglutinazione della l dell'articolo)>*adlampàte>* *allampàte>allambàte.

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    Di notte i poeti riordinano le proprie cose, recuperano il giorno, muovono per sentieri di luna parole per vivere poesia. Ancora innalzano al cielo i desideri, scoprono i propri timori e chiedono alle muse il conforto per rendere poesia. Gentile Nino, nell'apprezzare i versi di Giluietta che del tempo non conoscono usura né oblio e nella modernità incidono ancora speranza di poesia, mi sovviene immagnare la notte dei poeti per la gente.

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    Certamente, con il buon grano duro salentino non si può fare pasta di semola di grano duro d'alta qualità, perlomeno non con la maggior parte della produzione che presenta notevoli difetti come la bianconatura e una bassa percentuale di glutine. Per fare la pasta d'alta qualità si sono sempre utilizzate semole calibrate derivate da grani statunitensi o ucraini. Il grano salentino, salvo eccezioni, fornisce semole e farine ottime per realizzare formati di pasta casarecci e per fare il buon pane di grano duro e le friselle.

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    La poesia, in effetti, è un tramite.

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    Messaggio ai nostri politici ed amministratori: "Lasciate che la natura si ripopoli, fermate le colate di cemento, vogliamo che gli animali tornino nei loro regni. Il nostro futuro è legato a quello di tutte le specie." "Potete continuare ad accaparrarvi tutto, ma prima o poi quello che volete non avrà più senso, e quello che vi state prendendo non potrete più godervelo, non ci saranno più luoghi dove scappare."

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    Sono dell'idea che la natura si possa ripopolare , se ci sono le condizioni adatte . Io , non ho 100 anni , eppure al mare , ho visto volpi ,lepri a bizzeffe,mentre le volpi solo quando ero piccola.E' ovvio e scontato dire ,che il daino ,come gli altri animali ,hanno bisogno del verde in tutto il periodo dell'anno , e si sa bene che da Giugno in poi , a Lecce e dintorno .... manca ... e non hanno dove andare . A mio avviso , il fatto di farli allevare in privato non è la stessa cosa ,mi spiace ... perchè vederli nel loro habitat , è tutta un'altra cosa. Un caro saluto , Sandra

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    Bellissima, struggente... come l'utopia che esprime.

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    Credo che l'idea di ripopolare il Salento con i daini, visto l'estremo livello di antropizzazione raggiunto, sia purtroppo un'utopia, anche i parchi naturali esistenti ormai possono essere considerati dei parchi suburbani. Ciò nonostante, questi bellissimi ungulati potrebbero essere allevati in degli "agroparchi", protetti!!!

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    Purtroppo per esperienza diretta comunico che non sono stati i politici e gli amministratori a distruggere, e a continuare in questa strada, l'ambiente naturale salentino. Quello che ci vorrebbe veramente e diffusione di sensibilizzazione e cultura ambientale locale iniziando dai livelli più bassi della società per poi risalire la corrente verso l'alto. CULTURA, che faccia capire a chi entra in contatto con la terra che non serve combatterla per ottenere dei risultati (e che cmq dalla lotta si esce sempre perdenti), ma basta collaborare con essa. CULTURA a 360°, dal contadino che distrugge le campagna con la mentalità ultile-inutile, a Sempronio che costruisce una villa in campagna. Cerchiamo di iniziare da noi stessi nel concreto a creare cultura e sensibilizzazione, sforziamoci di apprezzare una siepe naturale di "scracie" (per esagerare) a un obbrobbrio di muro di confine. La natura pensa da sola a se stessa e ai suoi equilibri, ma una malattia come l'essere umano si combatte solo con la conoscenza, la sensibilizzazione e la coscenza che ne deriva.

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    http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/07/18/i-miracoli-di-don-verze/ mah, non sono un esperto di cose di sanità, però pare ci sia del marcio in san raffaele

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    La memoria e gli ideali di uomini come Borsellino e Falcone ci danno la motivazione per poter ancora credere in qualcosa.....

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    Bellissima disamina. Spero Armando voglia continuare il lavoro intrapreso estendendolo anche ad altri pesci del nostro bel mare come lu mascularu e la femmaneddhhra, la racia (razza), la spurchia (sacchetto), lu caciulu (mormora), la lappana (tordo), lu culeu (sgombro)...e magari anche a qualche gustoso frutto di mare (cocciuli, chiavitoni/pieti te crapa,...) e crostaceo (cauri e caire)

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    complimenti,Armando!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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    inquietante deriva... quasi del cazzo direi.... bella comunque, avanti così. A cazzeggiare

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    E' vero......e la cosa che mi attrae di più, nell'ambito laico di questo sacerdote, è appunto la sua "carità intellettuale" che genera libertà, una forma che da questo punto di vista, nel '68 pochi conoscevano (o volevano conoscere) tra il clero. Una libertà che non cozza contro Dio ma che, invece, ne rappresenta la sua infinita grandezza, poichè l'uomo è stato pensato da Dio, libero, anche di non amarlo. Don Lorenzo racchiude la sua traccia di vita terrena nella famosa frase: "...ho amato forse di più gli uomini, di Dio stesso. Ma Lui spero non me ne renderà conto." Ed è sicuramente così in quanto, essendo l'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, don Lorenzo non può non averLo amato.

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