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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    probabilmente è come scrivi. Però mi sovviene il sostantivo, non più frequente, "lu sbricu" che potrebbe smentire che il termine derivi dalla lingua contemporanea. Talvolta ho anche ascoltato "sbrìcate e manèsciate" quasi a sottolineare di affrettarsi a compiere quel determinato gesto che comporta una manualità. Difficilmente ascolterei da un nostro anziano "manèsciate e bbieni" (affrettati a venire), piuttosto "sbrìcate e bbieni"

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    Sicuramente sarà così.

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    errata corrige, non è porto badisco, ma porto miggiano. Mi scuso.

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    il pericolo non è il mestiere, anzi. Il pericolo più grande sono le amministrazioni che permettono di costruire sulla costa, o che tacciono di fronte allo scempio dell'alluminio anodizzato, oltre che di una scuola colpevolmente ridotta allo sfascio. Se il giovane pittore di rosa vede queste porcate ha o meno il diritto di pensare che tutto è lecito? E se noi abbiamo lasciato in eredità ai giovani uan società bacata, rozza, colpevolmente pervasa da grandi fratelli, la colpa non è del giovane. E poi il rosa mi piace.

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    E' doloroso, non giustifica il gesto, ma non riesco a non dare ragione a Gianni. Ha ragione, e come!

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    p.s. : per quanto riguarda o stupro delle opere d'arte lei pensa che bondi e i suoi predecessori si possano annoverare con questa genia di stupratori potenziali visto lo scempio di Pompei?

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    [...] l’intenso periodo di lavoro, durato circa 15 giorni e di cui abbiamo già scritto su questo sito (http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/09/13/chiese-rupestri-il-ritorno-degli-studiosi-giapp...), vissuto dall’ équipe di giapponesi, provenienti dall’Università di Kanazawa, guidata dal [...]

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    Certamente sì (ho goduto, anche per contrasto, per la b minuscola dell'immenso sandro e, come si vede, mi sono adeguato...), ma anche il custode (quando c’è...) che, anziché vigilare, sta giocando a carte col collega mentre lo studente di una classe in visita o un turista idiota sta sovrapponendo i suoi graffiti a quelli originali, il detto turista o l’alunno, il professore che lo accompagna solo nominalmente, etc. etc. Vuoi vedere che rimane senza giustificazione solo quel coglione che di fronte ad un affresco o ad una pietra si commuove e resterebbe ore in devota contemplazione e quel cane, uno dei tanti di Pompei, che, a differenza degli umani, sa dove lasciare più o meno rispettosamente il ricordino del suo passaggio? Va a finire che lo (il coglione) ricoverano e lo (il cane) sopprimono.

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    Non solo la chiesa di San Salvatore, ma dieci, cento, mille altri monumenti sono in attesa di restauro e di attenzione da parte degli organi competenti. Sappiamo ormai tutti che il nostro governo non è in grado né di promuovere cultura né di finanziare progetti di qualsivoglia natura inerenti il patrimonio artistico italiano. Assistiamo inerti alle scelleratezze umane. Non sappiamo - o magari - non vogliamo indignarci. Passivamente accettiamo tutto. La classe politica e dirigente di questo paese è allo sbando, incapace di amministrare, capace soltanto di aumentare le tasse per sanare il debito, frutto di una politica allegra e spensierata. Le parole non bastano più. Abbiamo già scritto molto. Adoperiamoci a capire cosa sta succedendo, prendiamo atto dello sfacelo e poi al lavoro se vogliamo veramente che qualcosa cambi. Il popolo italiano sa ben poco di educazione civica e di educazione in genere. E' abituato a fare quello che meglio gli aggrada, tralasciando il rispetto per le regole. Non meravigliamoci troppo delle cose che succedono, certamente ne accadranno di peggiori. Tutto è lecito, tutto è possibile: passare con il rosso, non dare la precedenza, picchiare il pensionato, stuprare la giovinetta, non pagare le tasse, imbrogliare, chiedere le tangenti, ammazzare la moglie e l'amante. Io sono disgustato. Mi rendo conto che non siamo stati capaci di educare le giovani leve. D'altronde ci indigniamo dei giovani - e facciamo bene - ma degli adulti che non riescono a dare il buon esempio e impartire le più elementari norme civiche, mi chiedo che cosa proviamo. Basta con le chiacchiere, rischiamo di perderci nei labirinti della demagogia.

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    Non credo che questo scempio possa mai divenire una "testimonianza del tempo in cui i giovani erano carne da macello per globalizzatori, fornitori di precariato, cesoie del futuro di un’intera generazione". Nell'articolo si sottolinea, più volte, come sia necessario non generalizzare il concetto di "giovani". Proprio per questo, il gesto di questo folle, non testimonia e non testimonierà nulla di socialmente significativo sul mondo giovanile. Certo, nella società, nella politica, nell'istruzione possono essere rintracciati numerosi fattori condizionanti; tuttavia, non possono essere sottovalutate le colpe e le motivazioni personali. In passato, persino di fronte a dei selvaggi capaci di mettere fuoco ad un barbone, si è invocata più volte la cattiva influenza di società e media, finendo quasi per discolpare gli autori di gesti insani. E' una tendenza, figlia della sociologia a buon mercato e da salotto TV, che sinceramente non condivido.

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    La stagione che volge al termine è stata definita "un'estate violenta" (Il Paese Nuovo) e il gesto delinquenziale contro San Mauro è stato esso stesso l'espressione dell'imbarbarimento delle persone, non solo del potere. Trivellazioni petrolifere in mare, scempio del patrimonio artistico: la violenza fatta o tentata contro l'ambiente e la cultura sono violenza contro noi stessi. Reagire con la propria cultura e sensibilità, è un diritto non solo un dovere. Guai ad arrendersi accontentandosi di trovare delle giustificazioni di comodo per la propria inerzia e per il proprio immobilismo.

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    Il bel Salento e l’immondizia fatale Il “j’accuse” di Marcello Gaballo. Lettera aperta ai cittadini di Nardò: 2 titoli che mi hanno molto colpito e che sottolineano qualcosa che durante i miei brevi soggiorni in Salento ha la capacità di dispiacermi profondamente . Così quando ho dato qui a Firenze la mia adesione al programma "Puliamo il mondo" dal 16 al 24 settembre , è scattata la molla. Ho verificato sul sito "Puliamo il mondo" e su 100 Comuni della Provincia di Lecce aderiscono all'iniziativa solo in 8 = - del 10% . A me, partecipandovi, sembra un'ottima iniziativa ,ti dirò, anche e soprattutto per i partecipanti e le persone coinvolte.Partecipano babbi con i figlioli, bambini che ,forse,avranno da grandi un comportamento più attento all'ambiente e adulti che l' ambiente lo rispettano . Posso comprendere come gli inizi possano essere terribilmente difficili , c'è la paradossale "vergogna"anche se solo per qualche ora di fare un lavoro identificato con i gradini più bassi del "prestigio" sociale . Eppure funziona e soprattutto in questo momento in cui il rispetto verso l'altro è diventato non un optional , ma un difetto , i piccoli atti di coraggio , di esposizione personale e di testimonianza pratica , credo siano importantissimi. Con affetto e partecipazione Gfranco Todisco

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    NO PASARAN, a tutela dell’Adriatico Articolo pubblicato il 22/09/2011 su Fuoriporta.info Sono due dinosauri, si muovono con agilità e padronanza nella foresta giurassica del business e degli affari petroliferi. Hanno nomi oscuri per noi garganici, abituati alla seppia ripiena e alle trigliozze di settembre. Non promettono nulla di buono e, soprattutto, non perdono tempo. A loro non interessa “l’equilibrio ambientale; la bellezza dei luoghi; il sentimento delle popolazioni; il vivere in armonia con il creato; i ritmi lenti”, tutto questo è poesia, non c’azzecca nulla con il petrolio e la caccia a nuovi giacimenti. Il loro mestiere è bucare, trivellare, sondare, scavare, rompere, sporcare. Si chiamano Northen Petroleum e Spectrum Geo L.T.D, sono munite di permesso del Governo italiano il quale, con una celerità ed una discrezione senza pari nella pubblica amministrazione, ha autorizzato trivellazioni in buona parte dell’Adriatico. Possono muoversi liberamente dall’Abruzzo a Santa Maria di Leuca, sfiorando le isole Tremiti senza tanti fronzoli e cautele. Possono mitragliare in continuazione violenti getti d’acqua a fortissima pressione per leggere il sottofondo marino, con buona pace per tutto il sistema di mare, la fauna e il novellame. Contro questo “sacco dell’Adriatico” si sono mobilitate le Associazioni ambientaliste, Italia Nostra, regioni, comuni, semplici cittadini, artisti. E’ stata Maria Rita D’Orsogna, professore associato di matematica presso l’Università di Los Angeles, a lanciare l’allarme sull’iter burocratico della Northen Petroleum per avviare le trivellazioni in Adriatico. Si mobilitavano prontamente il Comitato per la tutela del mare Adriatico, guidato da Michele Eugenio Di Carlo, a Vieste e Teresa Maria Rauzino del Centro Studi Martella a Peschici: Questi esprimevano chiaramente la propria contrarietà alle ispezioni sismiche, producevano osservazioni al Ministero dell’Ambiente, prendevano contatti con l’associazionismo del Salento e i media per allertare tutto il territorio. L’appello partito dal Gargano veniva raccolto da Carla de Nunzio e Beniamino Piemontese dell’Associazione Ideale “Osservatorio Torre di Belloluogo” di Lecce, rompendo un sonnacchioso atteggiamento di stampa e autorità, al punto da costringere Piemontese ad annunciare un sit-in al Palazzo della provincia di Lecce e subito ricevuto dal Presidente della provincia, On. Antonio Gabellone, che rassicurava sulle iniziative da intraprendere a tutela del mare salentino. La Chiesa pugliese prendeva posizione con l’adesione di Monsignor Domenico D’Ambrosio, Arcivescovo di Lecce e nativo di Peschici, che così si esprimeva:” Si fa davvero fatica a capire le scelte politiche che stanno alla base dell’autorizzazione concessa dal Ministero dell’Ambiente per trivellare il nostro mare. Aumenta sempre di più la distanza, l’assenza e l’incapacità a raccogliere le istanze che vengono dal basso e reclamano un’attenzione, un impegno, una civile responsabilità che soprattutto le istituzioni devono promuovere.” Mentre il Carpino Folk Festival dedicava l’edizione 2011 al “Patrimonio Culturale dell’Acqua” quale riflessione e connubio tra arte, musica e parola per generare azioni concrete a modificare l’incerto e precario futuro dell’uomo. Vico del Gargano dedica, in questi giorni, una mostra fotografica di Michele Parracino, sulle sorgenti e i ruscelli che sfociano in mare, quale contributo alla tutela del bene più prezioso per l’umanità. L’acqua”…è fiume e mare, è dolce e salata, è nemica ed amica, è confine e infinito, è principio e fine” erano le parole simboliche di una edizione dove la cultura dei beni immateriali del Gargano si metteva generosamente a disposizione per contribuire decisamente a difendere e tutelare l’ambiente e il territorio e dove l’illustre artista Luca Bassanese, con “ La leggenda del pesce Petrolio”, coglieva concretamente quella che costituisce la più grande emergenza dei nostri tempi: “ l’inquinamento dei Mari e degli Oceani ad opera dell’uomo e della sua avidità…” Il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha dichiarato:” Non ci piace l’attenzione del Governo ai nostri fondali marini.” La festa di Santa Maria di Calena, a Peschici, è stata l’occasione, per il mondo associativo e culturale del Gargano, di riprendere i contatti e porre in essere iniziative comuni per affrontare lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio garganico. L’incontro ha riguardato la salute del mare e dei suoi abitanti, la minaccia delle trivellazioni e le criticità a cui il mare è sottoposto. E’ stato il momento per suggellare il “Ponte Ideale” fra Salento e Gargano a difesa dei mari di Puglia e a tutela del territorio, che i contatti e i rapporti culturali tra persone e associazioni sono possibili, anche a distanza di centinaia di chilometri, se ci sono delle aspirazioni e delle idealità in comune. Carla De Nunzio ha scritto.”L’incontro a Calena, dedicato alle gravi emergenze costituite dalla tutela del mare del Gargano e della Puglia intera, della lotta contro i veleni depositati e celati in modo criminale sul fondo del mare e contro il pericolo ormai imminente delle perforazioni e delle trivellazioni petrolifere da parte delle compagnie estere e nazionali, tanto cara al nostro Arcivescovo Mons. Domenico D’Ambrosio, peschiciano e leccese insieme, incarna davvero nella sua persona il “ponte ideale” tra il Gargano e il Salento che noi abbiamo come meta ideale, culturale e spirituale.” Teresa Maria Rauzino e Michele Eugenio Di Carlo, hanno dichiarato:” Se inizieranno a trivellare al largo di Brindisi, l’associazionismo vero, la cultura autentica, l’informazione libera del Gargano muoveranno verso il Salento in difesa dei mari della Puglia, anche per riaffermare una dignità da cittadini attivi e consapevoli.” Articolo a cura di Michele Angelicchio http://www.fuoriporta.info/articolo2678-1/attualit%C3%A0/no-pasaran+-a-tutela-dell%E2%80%99adriatico.html

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