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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    "Gli occhi dell'anima"... In giorni in cui ci sembra di vivere tra ciechi, è grande l'emozione nel godere della presenza di chi non solo vede, ma va perfino oltre alle apparenze. Sensibilità rare e virtuosismi dell'essere. Per avere il possesso di tali virtù non serve un passaporto che indichi provenienza e appartenenza, ma occorre ricordarsi, almeno una volta nella vita, che siamo cittadini del mondo. Silvana Bissoli lo è, e non solo del mondo visibile. Buoni occhi a volte non bastano, però, buoni occhi hanno bisogno anche di buone orecchie, perchè se tu viaggi per il mondo e guardi senza vedere e ascolti senza sentire, meglio per te sarebbe rimanere chiuso in una stanza. Ma Silvana è partita, un giorno, per approdare in Salento e qui rimanere imprigionata da una strana magia, il 'Sussurro dell'ulivo'. L'ulivo è materia in mano al vento e di questo conserva sempre un piccolo ricordo tra le chiome. Basta fermarsi a parlargli, a volte basta solo fermarsi, altre solo guardare per poter ascoltare. Silvana, forse per comprendere meglio questi verdi giganti del sapere, forse per farli comprendere, li immortala in serigrafie splendide come un dio che ferma la vita umana in un fotogramma. Esplodono allora nodi di legno in storie incantate, anfratti di tempo a dondolare nei ricordi come altalene, inchini di rami, contrapposizione di tronchi a scolpire nuova bellezza, vera armonia di popoli e foglie, idee e ricchezza. E tutto questo perchè Silvana, cittadina del mondo, ha visto e sentito... I nativi d'America dicevano: "Se parli con gli uomini e le piante, essi parleranno con te e vi conoscerete l'uno con gli altri. Se non parli con loro non potrai conoscerli e ciò che non si conosce fa paura. Quando qualcosa non si conosce, quando qualcosa fa paura, l'uomo la distrugge".

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    Che bell'articolo dal sapore antico! Massimo è riuscito a scaldare un po' l'atmosfera sdrammatizzando la spasmodica attesa della'Settimana più fredda degli ultimi 27 anni"! In realtà, il gelo si può superare anche con lo spirito di solidarietà, oltre che col fuoco, le castagne, i cibi calorici dell'inverno. Le castagne con tutti i loro derivati, tra cui la farina, erano considerate il pane dei poveri. E' bello, a questo punto, immaginare gente semplice che intraprende lunghi viaggi per barattare i prodotti della propria terra come la farina e l'olio, con quelli di un'altra terra stringendo una catena di curioso e solidale scambio al di sopra delle distanze e delle diversità. Oggi le pastiddhre non sono più un pasto, rinviene Massimo con malcelata amarezza, ma uno snack da bancarella di cui forse molti giovani non conoscono neanche la storia, la tradizione, il valore. Allora grazie a te, Massimo, che ce l'hai fatta oggi scoprire, riscoprire e ricordare, sperando sempre che almeno le pastiddhre che oggi mastichiamo non provengano dalla Cina o dal Perù!

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    anche un notaio di Nardò appuntò sul verso della copertina dei suoi rogiti l'evento che successe quella notte. Forse perchè era convinto che fosse giunta la fine del mondo

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    Triste drammatico pezzo di una storia poco conosciuta, quella forse retrocessa, per chissà quale logica, in serie B: la deportazione in Kazakistan degli italiani stabilitisi in Crimea tra il 1830 e il 1870. C'è qualcuno di noi che si ricordi di averlo imparato a scuola? Se pensiamo che perfino dell'eccidio delle foibe siamo venuti a conoscenza da poco, niente ormai ci può stupire. Ci sono stati accenni qua e là, forse qualche sbadigliante riferimento. Grata alla Redazione sempre attenta alla diffusione del mondo passato e attuale, e grata all'autore di questo articolo, Paolo Rausa, denuncio la mia quasi totale ignoranza dei fatti e m'indigno. Agricoltori, marinai e addetti alla cantieristica navale partirono verso la Crimea da Trani, Bisceglie e Molfetta col miraggio di una vita nuova. Fu solo l'illusione di poco perchè, tra purghe staliniane e politiche perverse e tiranniche della neofondata UNIONE SOVIETICA, le minoranze nazionali, tra cui quella italiana, furono deportate in Kazakistan con fantomatiche accuse di spionaggio e fascismo rivolte perfino a tutti i rifugiati politici dichiaratamente antifascisti. Solito delirio di potere e onnipotenza, rinnovato orrore del vuoto dell'anima. La metà dei deportati morirono durante la massacrante odissea da Kierc al Kazakistan, i loro corpi buttati fuori dai vagoni e dalle navi come vuoti a perdere e i pochi arrivati a destinazione fucilati, torturati, maltrattati nei campi di lavoro sovietici. Vedete? Il 'Giorno della memoria' destinato al massacro degli ebrei nei lager nazisti, in realtà si dilata nel tempo spaziando tra passato e presente in un unicum fatto di dolore e riflessione: i nomi cambiano, ma le barbarie permangono e di qualsiasi colore si tingano, di qualsiasi nazionalità si presentino e sotto qualsiasi perversa ideologia politica si nascondano, gridano pietà! La pietà della conoscenza per restituire dignità a corpi senza croci, rispetto a storie senza pagine, veridicità a sacrifici senza riconoscimento e amore a sogni senza futuro.

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    I fatti stanno proprio come dici tu, Raffaella. Ma vedi, la questione non è solo legata ad avvenimenti della storia negata. I discendenti di quegli italiani deportati sopravvivono in Crimea in condizioni di miseria, perché non gli è stato restituito nulla degli averi posseduti, neanche la terra del cimitero acquistata per seppellire i congiunti. Ad essi e solo ad essi, rispetto agli altri popoli deportati - l'armeno, il greco, il tedesco, il tataro - non è stato ancora riconosciuto lo status di deportati, anche per il disinteresse dimostrato in questi anni dalle autorità italiane. Per questo ci battiamo. Per richiedere giustizia e togliere dall'oblio una vicenda che offende ancora le nostre vittime! Grazie del tuo commento.

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    Che dire? Tra pagine storiche di emigrazione e poesia di commento e sostegno, rimango in religioso silenzio a contemplare la drammaticità che nella letteratura ha creato bellezza e liricità superba. L'abbandono della propria terra per costrizione è un sopruso, è una violenza inaudita che i governi compiono sui propri cittadini mascherandola da fatalità sociale, da crisi collettiva che esige oboli inevitabili. Dalla breve e intensa biografia del nostro caro Rocco Serra, l'autore fa emergere come la priorità della sopravvivenza propria e della famiglia imposta tra le righe dallo Stato sul vivere sereno e armonioso nella terra d'origine, è una bestemmia che si ripercuote di generazione in generazione, lasciando un'ombra nera nel cuore di tutti. Rocco spera di fare fortuna in Svizzera, Rocco lascia per sempre la sua fortuna alle spalle, nel suo Salento. I due biglietti da centomila lire e i franchi ritrovati nel portafogli di un cadavere triste, sono un testamento morale per tutti noi: sbaglia chi crede d'imbonire il cuore con il pane perchè quello non obbedisce ad altra legge che non sia la sua, perchè quello non accetta di vivere in altro posto se non in quello che l'ha partorito.

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    Sono al vostro fianco, Paolo, e se mai potrò fare qualcosa per questa causa, fammelo sapere! Il grazie mio e di molti lettori di Spigolature è sempre e solo a te che con il tuo gruppo ti adoperi a sensibilizzare e divulgare notizie attuali e storiche soffocate per anni a discapito della giustizia da rendere a connazionali che hanno pagato e pagano un prezzo umano spropositato e non di loro pertinenza. Hai ragione, è macabro pensare che uno Stato che allora tacque su un crimine vergognoso come questo, si ostini a farlo tuttora non impegnandosi nella lotta al riconoscimento internazionale dei fatti, del sangue e dei diritti del suo stesso popolo, dovunque esso sia stanziato. Ciò offende tutti noi, cittadini di un'Italia riconosciuta come repubblica DEMOCRATICA che se anche dovesse ormai essere fondata poco sul Lavoro, dovrebbe quanto meno puntare di più sulla giustizia.

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    " Nostalgia"... era esattamente così l'albero d'ulivo della mia infanzia, della mia prima adolescenza.... la stessa altalena sulla quale mi dondolavo, rifugiandomi in quel mondo tutto mio, a riflettere sui grandi perchè della vita, ed erano quei momenti, in cui " volavo" tra le fronde del grande albero, sentendomi leggera, pronta a sfidare il mondo e spiccare il volo, che dentro di me prendeva sempre più piede quella sensazione d'appartenenza alla terra, alla mia terra..... Io sono quell'immagine che tu hai riprodotto con tanta maestria... Come facevi a conoscermi cosi bene?!

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    Raffaella, la tua sensibilità ti rende significativamente vicina ai nostri connazionali di Crimea, da cui sono appena ritornato per portare la mia solidarietà e quella dell'Associazione Regionale Pugliesi di Milano nel ricordare sul pontile di Kerch la deportazione avvenuta 70 anni fa, il 29 gennaio del 1942. Se vuoi puoi condividere l'impegno per far ottenere dallel Autorità Italiane e Ucraine il riconoscimento dello status di deportati e l'azione di solidarietà verso gli italiani, soprattutto pugliesi, di Crimea. Mandami un tuo contatto alla mia mail: paolo.rausa@gmail.com. Ciao, Paolo.

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    La storia è la materia scolastica che dovrebbe essere abolita, è inutile, in quanto non serve a non far ripetere gli errori all'umanità ed è immorale, perchè è stata dettata quasi integralmente da assassini, infatti non mi risulta che gli assassinati abbiano potuto dettare alcuna pagina.

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    Non da sola Armando (?), ma sì, io piccolo punto nell’universo insieme a tanti altri piccoli punti, possiamo e dobbiamo fare la nostra parte. A volte non si sa bene cosa fare, a volte manca il coraggio, a volte basta una spinta, un incoraggiamento, soprattutto sempre è indispensabili non sentirsi soli. Il grande senso di isolamento che percepisco talvolta nelle persone che mi avvicinano, come per magia, nella rappresentazione rivisitata di uno specifico Ulivo, piuttosto che un altro, si riconoscono e, come attraverso un’immagine riflessa del proprio interno, quel contatto scaturisce incredibili emozioni e innesca il bisogno di raccontarsi... Sì Raffaella, mi sento cittadina del mondo, senza appartenenza specifica ad alcuna terra che non sia quella che vede armonia tra l’uomo e la Natura. E sì il Salento mi ha voluta al di là di quanto io vent’enne potessi immaginare, chiamandomi con le sue infinite voci, riproponendosi continuamente con incredibile insistenza, mentre io sorda non comprendevo e leggevo negli eventi solo casualità. E soprattutto mi hanno voluto “loro”, che sin dal primo incontro hanno “sussurrato al mio cuore” gettando un seme che ha atteso paziente per anni, perché anch’io sono stata cieca … hai letto bene i “miei Ulivi” e hai colto intimamente il mio pensiero. Perché ci sono tante Sonia e tante Silvane che dondolando su quell’altalena “volavano” e si sentivano libere di sognare leggere… Nostalgia della leggerezza d’animo di una bimba, che con fiducia immaginava il suo futuro? E’ lo stesso Ulivo, che l’ha sorretta allora, che è ancora presente e vivo, testimone di quei sogni, sempre disponibile a sorreggerla nuovamente. Perché gli anni e le ferite che faticano a rimarginare, proprio da quel dolore che ha lacerato la sua corteccia, è nata una nuova consapevolezza e un nuovo germoglio e nuovo vigore e da questi ancora voli e ancora leggerezza e ancora sogni… io, lui, noi… “Perché si nasce ogni volta che si permette a noi stessi di ricominciare”: questo è il più grande insegnamento che, personalmente, ho avuto da “loro”… Silvana

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    Condivido fino all'ultima parola, con buona pace del ciceroniano "historia magistra vitae", sconfessato da millenni, ormai, di storia...

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    Professò, tu queste cose non le puoi dire, questo si chiama infedele patrocinio.

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    Vorrei inoltre aggiungere un ringraziamento "ufficiale" a Marcello Gaballo che ha "insistito" per pubblicare i miei lavori. Nella lettera a Marcello ne spiego ampiamente le motivazioni. "Che dirti oltre a grazie... è emozione profonda e trepidazione: le mie creature ora sono esposte senza che io sia accanto a loro, a parlare con loro e per loro. Hai fatto un buon articolo ed ora non resta che attendere le reazioni. Vorrei in questa occasione che molte persone "distratte" da una miriade di problemi contingenti, si avvicinassero al mondo dell'arte con un sentimento che vada oltre la rappresentazione estetica, ma intravveda uno spunto e diventi spinta per imparare a guardare finalmente ciò che ci sta intorno e, nel nostro caso, valorizzare un mondo e un territorio come quello del Salento (ma non solo) che va amato e protetto e preservato. Nulla può sostituire la ricchezza totale e piena della Natura. La nostra comunione reciproca è la sola risposta che conosca per la loro e la nostra salvezza. Ed ora si continua a lavorare instancabili e incoraggiati dai piccoli, ma importanti riscontri, primo fra tutti la consapevolezza di non essere soli a combattere per gli stessi ideali. Buon lavoro Marcello, a presto... Silvana

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    bellissimo e interessante articolo, complimenti, ho imparato un sacco di cose che prima ignoravo. grazie

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    Complimenti per l'eccellente lavoro. Nel Salento centrale, terra nera, si dice "terracupa", con il significato di terra profonda, di prima classe. Siamo nel Bacino alluvionale della Cupa, che nel Neolitico è stata interessata dalla frequentazione in forma stabile di una comunità umana, dando origine al Villaggio capannicolo di Riesci - Arnesano (Le)

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    So che questo post non è il luogo adatto per ospitare la mia domanda, ma vorrei sapere qual è il significato del termine neritino "ndandarisciare".

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    Infatti, mi sembra d’aver letto da qualche parte che, in agricoltura, una delle coltivazione primarie di Arnesano sia appunto il vigneto, dal quale, fra l’altro, pare si ricavino buoni vini.

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    Grazie Francesco per il tempo che mi hai dedicato

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    gironzolare, andare da una casa all'altra senza concludere niente, alias (mi sia consentito) "cazzeggiare". Per quel che ricordo si riferisce allo spostamento da un ambiente all'altro. Se invece la perdita di tempo si consuma nella medesima casa o stanza si utilizza "utare": "hae ti 'sta matina ca vai ndandarisciandu" (è da stamane che vai gironzolando senza concludere nulla). "hae ti 'sta matina ca ueti e non ha cunchiusu nienti" (da stamane giri vuoto senza concludere alcunchè)

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