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Il blog della Fondazione Terra d'Otranto

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    Per me l'amore non è né vero, né falso, non è egoismo e nemmeno altruismo, non si divide tra me e te, non si annuncia e non è prevedibile, è una scintilla che s'accende e si spegne, un silenzio che vibra all'improvviso, colpito da un raggio di luce. Non esiste al mondo essere che non sia Amore. Amore è stupore, meraviglia, vibrazioni a fior di pelle, suoni armonici che celebrano le armonie dell'universo, onda voluttuosa che incanta, disegni di nobili arabeschi sulla tela del Mondo, su un pezzo di carta bianca, sulla corteccia di un ulivo millenario o sulla sabbia che il respiro del vento porta lontano. A tutti voi Buon San Valentino e un caloroso abbraccio.

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    Quante donne belle al mondo! Ognuna dipinta da San Luca per l'uomo che se ne riempie gli occhi e il cuore.

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    Quanta delicato sentimento per incorniciare l'espressione più alta di un uomo, l'amore. Essere vicini all'amato quel tanto che basta per assicurare agli occhi la presenza della felicità. Tu esisti, io vivo. Lo dimostro facendo cantare l'anima affinchè svegli il tuo cuore. Volare riserva sempre inimmaginabili meraviglie.

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    Nasce l'uomo, ma prima di lui nasce l'amore. L'amore crea la vita e poi se ne impossessa vestendo gli abiti più belli creati dal cosmo. E' illusione credere di poter governare il sentimento che è signore della nostra storia e della nostra pelle. Quello sorge come il sole e nessuno potrebbe opporglisi o negare la sua esistenza anche in una giornata di pioggia. L'amore muove l'energia più nascosta dentro di noi, quella che ci fa fare cose inimmaginabili, prodigiose. Eros e Psiche, le due facce di questo nostro padrone benevolo e brutale. Non è sempre l'altro sesso la sua meta, ma spesso la famiglia, gli ideali, la conoscenza, l'umanità, la poesia, il lavoro, Dio... Non è il compenso o il possesso che lo accende, ma la gratuità e la condivisione. Chi rinnega l'amore rinnega l'anima, e un uomo senz'anima è solo un corpo che vegeta.

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    Approfondire la conoscenze superficiali che molti di noi pur hanno, significa essere guidati a vedere con occhi nuovi il nostro patrimonio di cultura,, storia,territorio e a gustarlo in modo più intenso col sapore che ci dà la consapevolezza della nostra identità salentina.Molto bello questo lavoro di storia e ricerca.Ne ho gradito tutta la fragranza!Complimenti!

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    L'amore per ciò che rappresenta la nostra amata Terra..non poteva essere reso con immagini più significative di queste

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    La masseria "Messere",situata sulla Copertino-Nardò si estende per circa 45ha,confina da un lato con la masseria "Cornula" dove un tempo i suoi terreni facevano parte della masseria "Olivastro" e di fronte ha la masseria "la Torre" che altro non è che una copia in scala del castello di Copertino. Proprietà di tre fratelli, due sono miei zii e l'altro era mio padre. Di quella antiche strutture è rimasto ben poco,i suoi fabbricati sono stati rimaneggiati in barba al più elementare spirito di conservazione e rispetto per l'architettura rurale e di quel famoso pozzo che tanto veniva decantato nell'antichità per le proprietà delle sue acque,oggi non cè più traccia, è stato distrutto circa 40 anni fa quando un uomo decise di togliersi la vita. Per dovere di cronaca devo far presente che non lontano ce un altra masseria chiamata "Messere Piccolo" e non so se qui ci siano pozzi di rilevante importanza.

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    Ah, l'amore, l'amore, quante cose ti fa fare l'amore. Ah, l'amore, l'amore, quante parole ti fa dire l'amore... (Luigi Tenco) Ed ecco come mi piace oggi dir parole d'amore L’ALBA Mi hai sorpreso all’alba in fremiti di mani poi il brusco risveglio in un frastuono di uccelli il canto dell’usignuolo il grido dell’upupa nella notte sono ricordi lontani. Oggi m’attende il sole più caldo i baci mi stanano il cuore uno cento mille la tua bocca ha sapore di pesca. Canterò tutta la notte voglio gli uccelli sul tetto tutti come farei senza l’upupa triste? Sei la notte sei il giorno ti ho nel sangue da sempre. Peloponneso, 1997

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    Sono versi pacati che esprimono nella immediatezza del sentire , uno struggimento profondo che parla al cuore ed ha il profumo del ceppo acceso nel camino della casa dei nonni..Grazie per averla proposta e offerta alla nostra conoscenza..

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    Amare la nostra terra, vuole dire anche sostenere la nostra agricoltura acquistando prodotti di stagione rigorosamente nostrani.Sappiamo o meglio vogliamo sempre avere fede che non tradiscano la fiducia che abbiamo in loro garantendoci la genuinità dei loro prodotti!

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    Stupisce e incanta il conoscere questi modi antichi del fare della nostra gente contadine che nel rispetto delle tradizioni, traevano la loro forza e rafforzavano le loro radici. Esse rapprentano ancora oggi il substrato della nostra realtà più vera e genuina da conservare nella nostra memoria.Divulgarle è radicare la nostra cultura.!

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    Angelo Micelo, sai che proprio nessuno ti poteva impedire di amare tutte le donne che hai desiderato? Ma forse le desideravi soltanto, appunto, e il desiderio quello si, senza un altro che se ne faccia peso, diventa insopportabile e vano. Se l'amore a prescindere fosse pratica così comune, sai quante meno cartacce per terra? http://www.youtube.com/watch?v=2EIeUlvHAiM&feature=autoplay&list=PLDB937DE772D13E66&lf=mh_lolz&playnext=1

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    Le parole della poesia si dissolvono dolcemente nella mente del lettore che assapora i versi immerso nella forza e nell'intensità dei sentimenti che emergono con vigore; ciò che nutre e dà vita al nostro essere più di ogni cosa terrena è qualcosa di impalabile, di invisibile agli occhi umani, ma che rappresenta dalla notte dei tempi la più potente forza che muove il mondo e dà significato all'esistere di ciascuno. Alessandra

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    C'eravamo lasciati con la pioggia e anche se questa continua a sferzare sadica il protagonista, per fortuna qui fuori c'è il sole. Non so se Pasquale avesse pensato alle conseguenze che si sarebbe tirate dietro il suo ritorno, ma so di certo che tornare o andare è spesso un istinto irrefrenabile, un cunicolo che ti risucchia senza lasciarti scelta. Nella mente del simpatico 'figliol prodigo' si accendono man mano ricordi e suggestioni come i ceri votivi nelle mani di vecchie beatille. La sfilata inizia con le strade, la masseria dismessa teatro di giochi e spensieratezza infantile, la grande chiesa in piazza, i vicoletti del centro storico lanciati in corsa alla ricerca sempre più ravvicinata del centro della sua esistenza, la casa. Pur piccola e modesta che sia, la casa è il fulcro della storia di un individuo, la vernice che lascia i suoi segni addosso a un uomo per sempre. Il non riuscire a identificarla fiacca Pasquale facendogli sentire ancor più il peso della pioggia, della stanchezza e della delusione. Un attimo ed ecco materializzarsi davanti ai suoi occhi un particolare familiare, le colonne in pietra leccese che aprono l'ingresso al cortile, il suo cortile. Il sole dei ricordi esplode d'improvviso annullando la pioggia e la fatica e s'impossessa di ogni particolare per fare breccia nel cuore del protagonista allo stesso modo di quando un esule salentino torna nella sua terra: tutto gli appartiene e la memoria marca ogni immagine come un cane padrone del suo mondo. Emozionante sentire attraverso i pensieri di Pasquale l'umiltà della vita di un tempo, le abitudini dettate dal sacrificio e nobilitate dalla dignità della sua famiglia, dignità comune a tutta la nostra gente di Salento. Ed ecco in agguato lo scontro tra generazioni, tra due sensibilità diverse, quella del vecchio padre, contadino indurito dal sudore, e quella del figlio, giovane vita proiettata verso la spiritualità delle cose, a iniziare da Mozart. Bruciano come scudisciate le ingiurie rabbiose e affettuose di un padre che con uno schiaffo cerca a suo modo di salvare il figlio da un demone sconosciuto che quello chiama 'Hobby', un mondo frivolo fatto di parole, musica, magari poesia, insomma, tutte cose che, nella mentalità antica, avrebbero portato il suo ragazzo alla perdizione e non al pane. Chissà se veramente Chiara, la sorella di Pasquale, dal giorno della sua partenza lo abbia cancellato dalla sua vita fino a dimenticarsene. Il citofono della sua vecchia casa direbbe proprio così... Un'ilarità di reazione trascina allora il protagonista ad estraniarsi da questo nuovo dolore immedesimandosi in Gene Kelly in 'Singing in the rain'. Sarà stato per l'imput del 'Canta che ti passa'? L'autore di questa intensa e realistica storia conosce il significato della solitudine e costruendo le scene che seguono all'amarezza delle scoperte del suo protagonista, ne enfatizza la brutalità costruendo scene di dolore mascherato, pur addolcendone il morso con la piccolezza pettegola di paese, quella capace di tessere ricostruzioni e supposizioni sfornando fresco, fresco un soprannome al primo passante in odor di 'stranezza'. Per fortuna la pioggia risparmia a Pasquale l'ingiuria di 'Pacciu' perchè tiene chiuse le imposte delle case e aperta la fantasia salvifica del protagonista. Se quindi 'Al cuor non si comanda', niente può neanche fermare la nostra curiosità di leggere e scoprire le splendide avventure del nostro romantico pisano di Noha.

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    Leggendo, mi è venuto da pensare che forse la poesia nasce quando le parole riescono a trasmettere l'immagine estremanmente poetica di un mondo estremamente apoetico, in cui l'uomo è ormai solo uno strumento di forze extraumane: della burocrazia, della tecnica, della storia. La poesia è la dove si spezza il ponte fra una causa ed un effetto e il pensiero vagabonda in una libertà dolce ed oziosa. E' il mondo in cui la razionalità è sospesa. E solo alcuni riescono a sospenderla.

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    Le CAMPIE (bruchi dello stesso colore delle foglie con le quali si mimetizzavano) dei MUGNULI dove sono andate a finire? Spesso mangio questi gustosi germogli con le infiorescenze dei cavoli nostrani e con meraviglia non noto più quegli antipatici bruchetti verdognoli che, malgrado mille attenzioni durante il lavaggio prima della cottura, si vedevano affiorire ben distesi nei piatti col risultato di terminare immediatamente il pranzo e di svuotare nella spazzatura l'intero contenuto del piatto, Quella era la dimostrazione che allora le verdure erano incontaminate dai pesticidi o da altre diavolerie chimiche, ora le CAMPIE sono state debellate e sono sparite. I bravi pesticidi le hanno eliminate ma LI MUGNULI TI OSCE NO TENINU CHIU' LU SAPORE TI NA FIATA

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    Puntare sulla cultura è segno di sensibilità ed intelligenza che le forze più vitali del nostro territorio sapranno mettere in campo per la rinascita delle nostre città .: Auguro a questi nuovi fermenti di cuore e di mente, tutto il successo che meritano..

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    Bellissime le tue riflessioni. Hai saputo penetrare nel cuore e cogliere l'essenza di quanto la mia poesia voleva esprimere.Se del fiore si gusta il profumo, nell'essenza si coglie e si nutre il profondo dell'anima. Grazie delle tue parole!

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    Le cosiddette "campie", hanno costituito un vero e proprio flagello sino ad un po' di decenni addietro, a Nardò,l'antica devozione per San Trifone ed una chiesa dedicata a questo santo (protettore contro questa calamità), dimostrano la serietà con la quale veniva avvertito tale problema. Si tratta di piccoli bruchi di colore verde cupo che in seguito alla metamorfosi diventano le candide farfalle comunemente appellate cavolaie (Pieris brassicae). La loro presenza negli anni si è fatta sempre più rara, pratica dimostrazione della compromissione dell'equilibrio biologico.

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    Non è raro, cara Raffaella, che un giovane artista affidi la sua vita ai suoni e alle parole che non fanno parte della quotidianità. Vivere nella canzone è come vivere perennemente nell'aria di un'opera senza recitativo. Il recitativo non è bello come l'aria, ma l'aria (la canzone) non sarebbe bella senza il recitativo. Perché?: perché il recitativo è l'attesa dell'aria, ed è proprio questa attesa che rende l'aria sublime. L'artista vive in una specie di linea d'ombra, un confine sottile che può prenderti e scaraventarti in un mondo di sogni che ti fa rifiutare la quotidianità, quella vita ordinaria e banale di tutti i giorni. L'artista in realtà è un "disadattato" e si può salvare solo se accetta la sua vita ordinaria di tutti i giorni. Per fare un esempio banale: non si può bere un gran barolo tutti i giorni: il barolo diventerebbe ordinario e non sarebbe più barolo. La lezione di Nick Drake, o quella di Luigi Tenco e altri che non hanno retto alla quotidianità del vivere, ci insegna che dobbiamo amare anche le azioni più normali della nostra vita nell'attesa di quei momenti di felicità che pur accadono. A volte basta poco per essere felici, basta un uccellino che si posa sul davanzale della tua finestra che si scrolla le piume, si guarda intorno e s'invola nell'aria come una visione. Pavese diceva che anche di una sigaretta spenta sulle labbra si può fare un romanzo. Certo, neanche a lui è andata molto bene. La verità è che tutti noi nel nostro vivere rischiamo di superare quella sottile linea d'ombra. Al di là c'è sempre un vello d'oro che ci tenta anche se non siamo degli argonauti.

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